Intorno al 22 novembre del 1963

22 novembre 1963: con una serie di colpi esplosi sulla Dealey Plaza di Dallas morivano il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e il sogno americano. Non voglio entrare nel merito delle attività politiche di Kennedy, non le conosco e non sono neppure troppo interessata a conoscerle. C’è chi lo osanna come un visionario che, se non fosse stato fermato, avrebbe portato una nuova Età dell’Oro, e chi lo critica aspramente, definendolo nel migliore dei casi un presidente mediocre. È passato un bel po’ di tempo ma le fazioni sono sempre aperte. Io non intendo entrare in questo dibattito. Nel 1963 non solo non ero ancora nata, ma i miei genitori stessi erano poco più che ragazzi. Per me è storia passata, non l’ho vissuta e non riesco a esserne toccata come altri periodi di cui ho letto. L’unica cosa di cui sono certa su Kennedy, al di là del fatto che è stato ammazzato, è che era un donnaiolo, cosa che non me lo rende troppo simpatico.

Mi sono interessata almeno in parte alla sua storia grazie al bellissimo film di Oliver Stone, JFK – Un caso ancora aperto. Confesso di aver guardato la prima volta il film solo perché il protagonista era Kevin Costner. Il film è, appunto, un film. Dovrebbe essere ovvio ma non lo è, troppe persone scambiano la finzione per realtà. Con il mio lavoro ho incontrato molte persone convinte, dopo la lettura di un romanzo per me mediocre come Il codice Da Vinci, che Dan Brown avesse finalmente rivelato la verità su Gesù, una verità tenuta nascosta dalla Chiesa per duemila anni. Al di là del fatto che l’ipotesi su cui è basato il romanzo è abbastanza datata, quindi io non vi ho trovato alcuna rivelazione sconvolgente, quello che queste persone non hanno capito è che Il codice Da Vinci è un romanzo, non la realtà, anche se si basa su alcune persone e alcuni fatti storici reali. Poi però inventa, fa collegamenti arbitrari, insomma, fa entrare in gioco tutti quegli elementi che distinguono la finzione narrativa dalla ricostruzione storica.

Quello di Oliver Stone è un film, non la realtà. Un film potente, ben costruito e ben interpretato, ma pur sempre un film. Io, che quando mi ci metto vado abbastanza a scavare dietro le quinte per capirne di più, ho letto il libro che è stato la fonte principale di Stone, JFK. Sulle tracce degli assassini di Jim Garrison, proprio il tizio di cui Costner riveste i panni. Diciamocelo, Costner è molto più bello, e suppongo pure più idealista, di Garrison. Il libro è ovviamente di parte, mostra la verità come credeva che fosse Garrison, e probabilmente contiene errori, ma ci sono dentro talmente tante cose che la lettura è comunque interessantissima. Comunque se lo volete leggere lo potete prendere solo in biblioteca perché al momento non è in commercio.

Perché lo tiro in ballo? Perché La Lettura, il supplemento domenicale del Corriere della Sera, nello scorso numero ha dedicato ben quattro pagine all’omicidio Kennedy. Pagine che mi hanno fatta arrabbiare, anche perché coinvolgono scrittori molto noti.

Scott Turow è uno scrittore più che affermato, non ho mai letto nulla di suo ma il film basato sul suo Presunto innocente mi è piaciuto parecchio. Amo poco i thriller letterari, anche se a volte guardo le versioni cinematografiche. Lo so, scindo le due forme narrative. Guardo film gialli e rosa e non di fantasy o fantascienza, in compenso leggo fantasy e fantascienza e non gialli e rosa. Il fatto che io guardi Il trono di spade è davvero un’eccezione per le mie abitudini, che da un lato dimostra quanto sia profondo l’attaccamento per la saga di George R.R. Martin visto che la guardo in ogni sua forma, e dall’altro mi aiuta nello scrivere articoli per FantasyMagazine. Mai dimenticare il mio lato giornalistico.

Le parole di Turow, proprio perché è famoso, hanno un peso maggiore di quelle di tanti sconosciuti come me. Io non sono nessuno, lui è autore di numerosi bestsellers internazionali. La cosa non mi potrebbe toccare meno, a meno che lui non si metta a fare disinformazione. Quando dice “È anche possibile che a sparare non sia stato lui; però quando sono partiti quei colpi Oswald era sicuramente al sesto piano del deposito di libri della Texas School”, cosa diavolo sta dicendo? Oswald era in quell’edificio, ok, come parecchie altre persone che però non sono state accusate dell’omicidio. Da quando il solo fatto di essere presenti – come molte altre persone – sulla scena di un crimine è prova di colpevolezza? E poi, è possibile che a sparare non sia stato lui? Quando Turow afferma che “Anche Jon Kerry crede nel complotto e così moltissimi americani” e che “dietro i crimini più complessi e all’apparenza insolubili, la verità è sempre la più semplice” sottointende di non credere alle teorie del complotto, e infatti per lui il Reclaiming History di Vincent Bugliosi, che conferma quanto già detto dalla Commissione Warren, è “il più esaustivo trattato sui misteri dell’assassinio Kennedy“. Anche affermazioni come “Tutti i test balistici hanno confermato che a uccidere Kennedy fu il Carcano. Quando fu arrestato con in tasca una pistola carica, dopo l’uccisione dell’agente di polizia Tippit, la sua mano risultò positiva al test di nirati: la prova che aveva sparato” suscitano in me molti dubbi: nessuna delle due cose è davvero certa, anzi ci sono sospetti che siano prove fabbricate a posteriori, come una prova fabbricata a posteriori è il fotomontaggio in cui si vede Oswald che posa con un fucile.

Se qualcuno si è preso la briga di fare un fotomontaggio – e questo è certo – allora è ovvio che qualcuno voleva che le indagini prendessero una determinata direzione, perciò diventa lecito sospettare di tutto quello che ci viene detto. In più nel filmato di Abraham Zapruder si sentono chiaramente tre colpi, due quasi simultanei. È stato dimostrato che i tempi tecnici di ricarica di quel tipo di fucile – non certo il migliore sul mercato, come se l’omicidio di un presidente non fosse cosa tanto delicata da richiedere l’utilizzo degli strumenti migliori – sono superiori al tempo che intercorre fra secondo e terzo sparo. Cosa significa? Che hanno sparato due armi diverse, e che quindi c’erano almeno due cecchini. Quindi è un complotto.

Altra affermazione di Turow: “in nessun punto della Dealey Plaza sono state rinvenute prove di un’altra arma da fuoco o proiettili diversi da quelli sparati dal fucile Carcano di Oswald”. Domanda mia: ma li hanno cercati? E se li hanno cercati, siamo sicuri che ci hanno detto tutta la verità? Perché, non dimentichiamolo, molti documenti sono ancora rinchiusi in cassetti inaccessibili a chiunque. Se non ci fosse nulla da nascondere, perché tenere dei documenti riservati?

Turow comunque è in buona compagnia. A domanda precisa, se a compiere l’omicidio “è stato Lee Harvey Oswald”, lo scrittore Javier Cercas ha risposto “E chi altri?”. Io la risposta non ce l’ho, ma visto quanto fumo è stato gettato su questa storia mi sento di sposare in pieno la tesi di Garrison e quindi di Stone: Oswald è stato un capro espiatorio. Fra l’altro anche il modo in cui Jack Ruby ha ammazzato Oswald non è mica tanto normale. Come ha fatto Ruby ad arrivare lì? Perché non è stato fermato? Un Oswold morto è comodo, si può dire di lui tutto quello che si vuole, tanto non può ribattere.

La risposta più bella però è arrivata dal giallista svedese Henning Mankell, che ha affermato “Ho visto il film di Oliver Stone, e condivido anch’io molti dubbi su quella versione. Però devo dire che sono convinto che Oswald quel giorno fosse il solo a sparare. Perché lo dico? Perché non esistono prove che autorizzino a pensare il contrario. Del resto in tutti questi anni non è mai uscito fuori nulla di concreto che provasse una verità diversa dal Rapporto Warren”. Certo, i testimoni sono stati ammazzati – non so quante morti sospette si contano in questa vicenda, a partire proprio da quella di Oswald e includendo (ma non fermandoci a) quella di Ruby – o intimiditi e le prove sono state nascoste. Non è stata nascosta la foto di Oswald, né il filmato di Zapruder, in compenso ci hanno propinato la teoria del proiettile magico che continuava a fare svolte improvvise nel suo perverso desiderio di colpire gli occupanti della macchina presidenziale. Mai sospettato che la mancanza di prove può solo voler dire che sono state nascoste molto bene?

Sharon Stone in Basic Instinct

In Basic Instinct l’ex musicista Johnny Boz viene trovato morto. L’arma usata, come sanno tutti coloro che hanno visto il film, è un punteruolo di ghiaccio, arma che chissà come mai, dopo l’uso si è sciolta. Ovvio che chi ha investigato sul caso non aveva alcuna speranza di trovare l’arma del delitto. Se manca l’arma significa che non c’è stato nessun omicidio? Basic Instinct è un film, certo, ma Mankell proprio questo dice: non abbiamo prove (anche se in realtà prove di depistaggio ce ne sono) perciò la verità è per forza quella che ci è stata propinata. Complimenti.

(Edit: come mi è stato fatto notare nei commenti ho fatto un errore: la Stone usa un punteruolo da ghiaccio, non di ghiaccio, quindi non si scioglie. L’arma di ghiaccio è stata usata in un episodio del Tenente Colombo. Evidentemente la mia mente ha fatto un mix fra il film e la serie televisiva, ma il concetto rimane: non sempre è possibile trovare l’arma del delitto).

Chi è il mandante? Non lo so. Molti che parlano di complotto tendono a indicare la mafia, ma secondo me lei da sola non basta. Perché lo dico? Perché ho letto JFK. Sulle tracce degli assassini.

Alle pagine VI-VII c’è una mappa (non la foto che ho postato qui accanto ma uno schema molto più semplice), anche se questo non è un fantasy. Io le mappe le guardo sempre, prima o poi dovrò pure scrivere qualcosa in proposito. La mappa mostra la Dealey Plaza indicando il punto in cui Kennedy è stato colpito, il Deposito di libri della Texas School (il “covo dell’assassino”!), la famigerata collinetta erbosa, il sovrappasso ferroviario… e il percorso del corteo. Il corteo avrebbe dovuto percorrere la Main Street, come testimoniato da una pagina del quotidiano di Dallas pubblicata la mattina stessa del 22 novembre. Mi spiace, non posso fornire i numeri delle pagine in cui Garrison dice queste cose, ho letto il libro troppi anni fa per poterli ritrovare fiacilmente. Invece con un cambiamento dell’ultimo minuto il corteo a un certo punto ha svoltato a destra per andare a imboccare la Elm Street. Se fosse rimasto sul percorso originario Kennedy sarebbe stato troppo lontano sia dal deposito di libri che dalla collinetta erbosa, vanificando i preparativi dell’omicidio. O l’assassino – gli assassini – è stato fortunato perché ha avuto un imprevisto cambiamento che lo ha aiutato, oppure lo sapeva. E chi poteva cambiare il percorso di Kennedy la mattina stessa del corteo? La mafia? Ehm…

La commissione Warren ha pure visionato quella pagina di giornale. Non so cosa stessero cercando in quell’articolo, probabilmente fumo, perché la mappa non c’era. La pagina era stata ritagliata in modo da avere un buco, corrispondente guarda caso al punto in cui ci sarebbe dovuta essere la mappa. La commissione non si è interrogata su questa stranezza, e viene da chiedersi perché. Viene da chiedersi anche chi abbia fornito la pagina con il buco, ma evidentemente questi secondo Turow, Cercas o Mankell sono dettagli poco significativi. O forse li ognorano, non so.

Sono tante le cose che io ignoro. Non so che tipo di presidente fosse Kennedy, e non so chi lo ha ammazzato. Quello che so è che se si continua a indicare Oswald – che fra l’altro era pure un pessimo tiratore – come l’assassino, un folle solitario e basta, si fa controinformazione, e questa è una cosa che non gradisco mai.

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7 risposte a Intorno al 22 novembre del 1963

  1. GabriG ha detto:

    Non so chi abbia ucciso Kennedy (ovviamente), però qualcosa non mi tornava rispetto alla citazione di Basic Instinct e sono andata a controllare. E, in effetti, viene usato un punteruolo DA ghiaccio e non DI ghiaccio, tanto è vero che alla fine ne fanno vedere uno simile sotto al letto e che poi lo hanno venduto a un collezionista:
    http://archiviostorico.corriere.it/1993/ottobre/20/Sharon_vende_punteruolo_co_0_9310201725.shtml

    • Ok, non ho visto il film, e questo mi fa venire la voglia di toglere la foto della Stone. Se non lo faccio è perché non amo nascondere le prove dei miei errori, l’unica cosa su cui torno su, e lo faccio regolarmente, sono i refusi. Quelli però non sono davvero errori, sono dita che vanno a finire sul tasto sbagliato della sastiera e provocano nel testo un evento volutamente disturbante.
      Ho fatto un errore, ok. Torinamo al concetto: se manca l’arma del delitto, il delitto non c’è stato? In Presunto innocente, e in questo caso il film l’ho visto, i poliziotti non cercano l’arma del delitto perché sono sicuri che non la troverebbero, e se la cercassero e non la trovassero dovrebbero scriverlo nel rapporto. L’arma del delitto viene sempre cercata? Viene sempre cercata nei modi e nei tempi giusti? E se viene cercata e non viene trovata significa che il delitto non esiste? Ecco, dire che non sono state trovate tracce di altri proiettili – a parte il fatto che io non credo a nessuna delle affermazioni della Commissione Warren – è un’affermazione che in sé non prova nulla.

  2. Ciao, anch’io ieri ho scritto su questo anniversario (il primo fatto importante storico che mi ricordi da bambina) e condivido molto del tuo pensiero. Non so se hai seguito le varie trasmissioni commemorative, ieri sera. Una pena. Una cosa insultante, soprattutto per la nostra intelligenza. La prova della cospirazione è lì, nel filmato di Zapruder e nella piantina che mostra il punto dal quale fu sparato il colpo fatale. Chi non la vede è perché non vuole vederla. Ciao!

    • No, non le ho seguite. In casa mia la televisione quando non è requisita dalle bambine (ed è meglio che non pensi troppo a quando il marito ha iniziato a far vedere la tele alle bambine ,atrimenti inizio a fumare) è requisita dal marito. Io mi impongo una sola settimana l’anno, quella dei campionati mondiali di pattinaggio artistico.
      Quello che mi infastidisce è che persone di spicco, che hanno il potere di influenzare le idee della gente, dicano assurdità. Io e te possiamo parlare quant ovogliamo, ma quante sono le persone che leggono noi e reputano autorevole il nostro parere?

  3. Pingback: Stephen King: 22/11’63 | librolandia

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