Alan K. Baker: L’ambasciatore di Marte alla corte della Regina Vittoria

Il nome della rosa è un romanzo che, malgrado la sua complessità, mi è piaciuto molto. E mi sono piaciute molto anche le Postille di Umberto Eco che da un bel po’ di anni Bompiani pubblica in coda al romanzo. Al loro interno l’autore riflette, fra l’altro, su quanto sia difficile ma anche importante scegliere il titolo giusto. “Il titolo è purtroppo già una chiave interpretativa”, ha scritto, concludendo che “forse bisognerebbe essere onestamente disonesti come Dumas, poiché è chiaro che I tre moschettieri è in verità la storia del quarto”. Ecco, L’ambasciatore di Marte alla corte della Regina Vittoria non è il protagonista del romanzo di Alan K. Baker perché, come sottolineano la quarta di copertina e un “trafiletto” di giornale posto prima subito prima della “parte prima”, Lunan R’onnd è morto subito prima dell’inizio della storia.

Questa non è una recensione, sono commenti a ruota libera e ci sono spoiler fin verso metà romanzo. Prima di addentrarmi sul terreno minato sottolineo che il libro mi è piaciuto. Non un capolavoro, non una di quelle opere che mi hanno tenuta con il fiato sospeso e che mi hanno lasciata stupita e ammirata per quanto letto, o che mi faranno tornare continuamente col pensiero ai suoi protagonisti e alle loro vicende, ma mi sono divertita. Il tono è leggero anche se la posta in gioco è alta, e l’atmosfera affascinante.

Il romanzo fa parte della collana Odissea Steampunk, e quello dello steampunk è un genere che ho quasi sempre evitato. Non dico che non possano esistere capolavori, ma i miei gusti vanno più sull’epica. Tempo fa avevo letto Mistborn. La legge delle Lande e mi ero divertita, ma io sono di parte. Sono una fan dichiarata di Brandon Sanderson, perciò il quarto Mistborn è semplicemente l’ennesimo libro suo che mi è piaciuto dopo la trilogia Mistborn, quel capolavoro che è La via dei re, Il Conciliatore e i romanzi che completano La Ruota del Tempo di Robert Jordan. E Sanderson ha sistemi magici capaci di lasciare senza parole, quindi il suo è uno steampunk un po’ sui generis.

Prima di passare alla parte spoiler vera e propria faccio un ultimo commento, alla faccia degli appassionati di fantascienza. Io amo la fantascienza. Non tutta, non sono un’esperta, ma ho letto autori come Isaac Asimov, Ray Bradbury, Frank Herbert, Dan Simmons, David Brin, Philip K. Dick, Harry Turtledove, Orson Scott Card, Lois McMasters Bujold, Robert A. Heinlein, Walter Tevis, George R.R. Martin, Marion Zimmer Bradley, Clifford D. Simak, Anne McCaffrey, Valero Evangelisti, Andreas Eschbach, Robert J. Sawyer, Nancy Kress, Paul Di Filippo, Arthur C. Clarke e qualche altra cosa. Trovo assurda la suddivisione fra generi e il ritenere che uno, per principio, sia superiore a un altro. Perciò questo è un buon libro ma, mi spiace per quegli appassionati di fantascienza tanto amanti delle divisioni nette, questo non è un libro di fantascienza. È un fantasy. Sì, ci sono astronavi e marziani, ma ci sono anche i cogitatori e i membri del Piccolo popolo che li fanno funzionare. E se c’è il Piccolo popolo siamo in un fantasy, non c’è santo che tenga. Se proprio la parola vi si strozza in gola potete dire che si tratta di un’opera fantastica, ma è un voler girare intorno alle parole e non ne vale la pena.

Certo non tutto è perfetto. Le spiegazioni sulla polizia templare puzzano di infodump lontano un miglio, per fortuna che sono solo una o due pagine perché ne stavo facendo indigestione. Quanto alla svolta spoiler, era ovvio che il sabotatore fosse un abitante di Venere. Se non lo avete ancora fatto provate a leggere Neanche gli dèi di Isaac Asimov per capire che a volte due è un numero che non ha senso, e che certe conclusioni sono solo logiche. Se il nostro amico Indrid Cold esiste davvero e non è solo un’invenzione di giornali troppo fantasiosi, e se si muove in modi impossibili per un essere umano, allora non è un essere umano, ed escludendo i marziani per ovvi motivi c’era solo un altro corpo abbastanza vicino alla Terra da poter essere interessante. Comunque alche le analisi fatte sul pezzo di metallo trovato da Lady Sophia sono in parte fantasy. A me fanno pensare alla base Altrove dei fumetti di Martin Mystère, e anche in questo caso chi ama la fantascienza più pura non può che ingoiare il rospo.

Una cosa che mi lascia perplessa è il fatto che secondo il risvolto di copertina questo è il primo romanzo di un ciclo, quello dei mystery steampunk. Considerando la posta in gioco in questo volume, come si può avere qualcosa di altrettanto forte in futuro? Mi sembra quasi come se dopo aver buttato l’anello dentro Monte Fato Frodo, come già Bilbo, partisse per andare a caccia di un tesoro perduto. Come potrebbe, un’avventura di questo tipo, stare alla pari con la precedente? Immagino che lo scoprirò solo leggendo i seguiti. Vedremo…

Un estratto del libro: http://www.fantascienza.com/magazine/anteprime/17616/l-ambasciatore-di-marte-alla-corte-della-regina-vi/

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