Memoria di luce di Robert Jordan e Brandon Sanderson: gli altri

a-memory-of-lightHo terminato di leggere Memoria di luce di Robert Jordan e Brandon Sanderson già da qualche mese e ancora non ho finito di scriverne. Vediamo se stavolta riesco a essere sintetica. Qualcuno crede che sia possibile?

Ovvio, qua sotto ci sono spoiler in abbondanza dall’ultimo romanzo della Ruota del Tempo perciò proseguite la lettura solo se avete già letto il romanzo.

Talmanes. Sono stata troppo contenta di vedere che si salvava. Voglio dire, ha ucciso due Myrddraal ed è stato bravissimo nel riprendere i cannoni. Aludra può anche averli battezzati draghi, ma noi sappiamo benissimo cosa siano in realtà quegli oggetti. E proprio perché li conosciamo abbiamo capito ben prima di Talmanes – che, a sua scusante, non li aveva mai adoperati prima e che aveva la mente ottenebrata da ben due ferite mortali – come potevano essere usati per uscire da Caemlyn.

Fino a qui Talmanes è stato una semplice “spalla” per Mat, questo romanzo ci dimostra che anche le spalle possono avere i loro sentimenti e la loro individualità. Davvero un lavoro ben fatto. Bellissima poi l’idea di sparare attraverso i passaggi, mi ha colta totalmente di sorpresa e mi ha fatto ridere come un bambino che apre un pacchetto e dentro trova un regalo che attendeva da tempo ma che non era sicuro di ricevere.

Aludra. Anche qui un lavoro ben fatto. Nella Grande caccia Rand distrugge involontariamente un luogo affidato alla sua supervisione. Pensavamo di potercene dimenticare, che fosse un qualcosa di transitorio, e invece Aludra è tornata per aiutare Mat nel Drago rinato. Poi l’abbiamo ripersa di nuovo, fino a quando non l’abbiamo ritrovata a Ebou Dar. Da qui è diventata più importante. Ecco come seminare piccole cose e far arrivare i frutti più avanti, la capacità di Jordan di creare un mondo complesso non cesserà mai di stupirmi.

A Memory of Light: una conclusione per La Ruota del TempoAndrol. Lui invece è comparso molto tardi nella storia, al punto che all’inizio ne ero stata infastidita. Che bisogno c’era di aggiungere un nuovo personaggio quando già ce n’erano tanti? E invece è un’aggiunta bellissima, adoro la sua trama. Come personaggio è affascinante, le sue vicende passate avrebbero meritato a loro volta un romanzo. Bellissimo anche il suo rapporto con Pevara, una Rossa decisamente atipica. La forza nel potere non è importante, non quando ci si può legare in circoli per avere una forza maggiore. L’esperienza ancora gli manca, la saggezza no. Lui è un leader e sa come usare il cervello, e anche nel suo caso l’uso dei passaggi è meraviglioso.

Si tratta di una magia rischiosa. Nella Redenzione di Althalus di David Eddings i personaggi possono spostarsi in modi simili, ma Eddings viene travolto dalla sua stessa creazione. Se non metti limiti precisi è difficile gestire una guerra con personaggi che possono saltellare continuamente di qua e di là. Jordan ha reso la cosa in modo convincente, Eddings no.

Molto bello anche l’uso degli Stedding per catturare gli incanalatori convertiti all’Ombra. Noi sappiamo cosa sia uno Stedding fin dai tempi dell’Occhio del Mondo, e in più casi li abbiamo visti all’opera all’interno della trama. Qui ci confermano una volta di più la solidità della costruzione e, come nel caso dei passaggi per Talmanes e Androl, mi hanno fatto gioire come una bimba. E poi io sono convinta che quella cosa che è stata fatta a uomini e donne capaci di attingere alla Vera Fonte da 13 Myrddraal e 13 Amici delle Tenebre sia reversibile. Interrogato in proposito Jordan aveva risposto RAFO, Read and Find Out. Probabilmente all’epoca della domanda non era sicuro di quanto avrebbe rivelato in futuro o doveva ancora definire i dettagli della trama. Qui non viene data nessuna risposta certa. Androl crede che i suoi amici siano morti, sostituiti da cose senza vita. Però quelle cose hanno i ricordi dei suoi amici, quindi una parte di loro c’è ancora. Io credo che loro abbiano subito un trattamento simile a quello che subisce un personaggio nel Paese delle due lune di Guy Gavriel Kay. La consapevolezza di questo personaggio, la sua identità, vengono schiacciate da una magia potentissima, tanto che nessuno sospetta la verità. Però a un certo punto questa magia svanisce e noi scopriamo una cosa sorprendente che, come spesso avviene in Kay, mi ha spezzato il cuore. Perché io avevo conosciuto, anche se brevemente, l’uomo la cui mente è stata schiacciata da una montagna, lo avevo amato e lo avevo pianto per morto. Vederlo ritrovare la sua identità in quelle particolari circostanze è stata una scena straziante, una di quelle che mi ha fatto capire la grandezza dello scrittore. Allo stesso modo, io credo che i personaggi di Jordan siano schiacciati dalla magia ma non morti, e che Nynaeve li possa far tornare ciò che erano. In fondo lei ha già trovato un modo per guarire da quietatura e domatura, e per eliminare la follia legata al tocco del Tenebroso su saidin. Per lei la parola impossibile non esiste.

Logain. Nel suo caso che delusione! Viene salvato, e va bene. Durante l’Ultima Battaglia però non fa un accidente. Tutta qui la gloria delle visioni di Min? Il suo posto di leader è stato preso da Androl, e Logain è rimasto un personaggio vuoto.

Alivia. A proposito di personaggi vuoti, con lei mi sento presa in giro. Avrebbe dovuto aiutare il Drago a morire e tutto quello che fa è procurargli un cavallo e dei soldi? Ci sono altre persone che sanno e che avrebbero potuto farlo, lei avrebbe dovuto avere una conoscenza o un riflesso particolare capace di capovolgere all’improvviso una situazione disperata, mentre la sua comparsata finale è assolutamente ridicola.

A Memory of Light

Olver. Per parecchio tempo non è stato nulla più che una spalla marginale. Ha aiutato a definire il personaggio di Mat, lo ha trattenuto a Ebou Dar in modo da consentirgli di rompersi la gamba e da far nascere la trama con Tuon, ha fornito un paio di informazioni importanti tramite Noal e ha letto la lettera di Verin, ma era comunque al margine degli eventi. Qui in una situazione disperata ha fatto la cosa giusta e suonato il Corno di Valere. Gli è andata bene per la presenza dello stendardo del drago, ma è stato grandioso vedere Jain Farstrider ormai legato al Corno tornare a salvarlo. Una persona è tornata per lui, e forse ora lui interromperà la sua ricerca di vendetta. Perfetto il tempismo, che ha anche consentito a Birgitte di tornare per salvare Elayne da Mellar. Belle anche le nuvole come stendardo nel secondo utilizzo del Corno.

Bela. Alla fine è morta, ma una cavalla presa per caso e capace di sopravvivere per quasi quattordici libri è notevole. Negli Stati Uniti sono nate battute su di lei, da quelle che la definiscono il Creatore a quelle che la indicano come un’Amica delle Tenebre. Persino un cavallo è entrato nel nostro immaginario!

Tam. Giuro, lo davo per morto. È uno di quei personaggi che ero convinta non sarebbe sopravvissuto al romanzo e invece… Lo avevo amato fin dal suo primo apparire nell’Occhio del mondo. Dava un’impressione di solidità, di concretezza, unita a un buon cervello e a un aspetto di mistero legato alla spada con il marchio dell’airone e alle vicende di Rand. Peccato non poter mai leggere quel prequel su di lui che tanto tempo fa Robert Jordan aveva progettato.

Lo abbiamo abbandonato ferito, in fuga con Moiraine, abbiamo fuggevolmente saputo che si era recato alla Torre Bianca e poi è ricomparso, prima con il ritorno di Perrin nei Fiumi Gemelli e poi quando Perrin ha avuto ancora bisogno di lui. Davvero in gamba Tam, se Rand non ha commesso gli errori di Lews Therin Telamon, se non ha ceduto all’arroganza e non si è arreso, è merito suo. La fiamma e il vuoto ovviamente è una tecnica zen. Se non lo avete fatto provate a leggere Lo zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel, è molto interessante.

Molto bello il sentiero di frecce infuocate aperto da Tam per consentire a Lan di uccidere Demandred, ma la cosa fondamentale è stata l’esercitazione con Rand, quella che gli ha consentito di lasciar andare via la mano che ha perso. A volte bisogna imparare ad accettare certi dolori e a ricostruirsi intorno a essi. Io mi domando quante cose ha perso James Oliver Rigney Jr. e quante volte si è riformato. Quante volte è rinato durante e dopo i periodi che ha trascorso in Vietnam. E sono molto contenta di essermi sbagliata, e che Tam sia ancora vivo.

Morgase. Chi l’ha vista? L’abbiamo conosciuta nel primo libro come una regina forte, ed è grazie soprattutto a lei se Elayne è quella che è. Prima che qualcuno si lamenti di quest’affermazione faccio presente che a me Elayne piace, anche se a volte è un po’ troppo altezzosa. Poi ci siamo allontanati, seguendo altre strade, fino a quando abbiamo visto Rhavin usare la coercizione su di lei e ne abbiamo sofferto. Alla sua presunta morte è legato un punto di svolta della trama nei Fuochi del Cielo, il confronto fra Moiraine e Lanfear che ha messo fuori gioco l’Aes Sedai per un bel pezzo. Da lì Rand ha iniziato a indurirsi, Elayne ha iniziato il cammino che l’avrebbe condotta sul trono, e con lei abbiamo vissuto tanti momenti sia fra i Manti Bianchi che fra gli Shaido. Ora Morgase è stata liquidata in poche righe. L’ultimo episodio importante che la riguarda è stata la scoperta della sua identità e il processo a Perrin, poi giusto qualche sguardo di sfuggita nella sua storia d’amore con Tallanvor e una riunione assolutamente non soddisfacente con Elayne. Capisco la difficoltà di dedicare il giusto spazio a tutti, ma una sensazione di vuoto qui c’è.

La copertina dell'ebook di Il drago rinato

La copertina dell’ebook di Il drago rinato

Berelain. Appena più presente, anche se di lei m’importava molto meno. La sua presenza non è rilevante ma fa quello che deve fare. Non mi aspettavo nulla da lei, non è una combattente né un personaggio che amo anche se in qualche punto è stata utile. È bello vedere che è davvero innamorata di Galad, che non le importa nulla dell’aspetto fisico e che capisce il suo punto di vista e agisce nel modo giusto. Quello che fa ha senso all’interno del romanzo ma non lascia in me alcuna traccia né in bene né in male.

Siuan. Ma porca puzzola, perché? Va bene, ha fatto i complimenti a Egwene, ed è stato bello anche se in retrospettiva fanno male perché Egwene muore e tutte le speranze legate alla giovane Amyrlin vanno a farsi friggere. Va bene, ha spiegato a Min che le sta bene morire combattendo perché sa di avere fatto il suo dovere. Ma…

Insomma, aveva un potere enorme e le è stato strappato di mano. Si è costruita una nuova vita con nuovi obiettivi e un nuovo modo di essere. Per Robert Jordan il suo percorso era molto importante. In fondo i libri sono pieni di personaggi che dal nulla arrivano al vertice, sono molti meno quelli che sono al vertice, precipitano e poi continuano a combattere. E con Gareth Byrne la situazione era diventata affascinante. Dopo che i due si erano salvati la vita a vicenda pensavamo che la visione di Min fosse compiuta, vederla tornare così sa un po’ di presa in giro. E se riguardiamo tutto scopriamo che è stata Egwene a ucciderla, perché è lei che allontana Siuan da Byrne. Certo, fra Siuan e Min preferisco viva Min, ma quell’episodio, con quella morte fuori scena, mi ha infastidita. Non l’abbiamo neppure vista combattere eroicamente, ha salvato Min e poi abbiamo visto il cadavere. Buuuuu! E morte fuori scena pure per Byrne, doppio buuuuu!

Robert Jordan Brandon Sanderson The Gathering Storm

Robert Jordan Brandon Sanderson The Gathering Storm

Davram Bashere. È dai Fuochi del Cielo che è uno degli aiuti più validi di Rand e muore così, fuori scena? Buuuuu! Capisco che la sua morte sia importante per la battaglia di Rand, capisco pure che ammazzare lui significa fare spazio a Faile come regina della Saldaea, ma anche in questo caso avrei preferito vedere qualcosa di più. Che Tenobia sia morta fuori scena invece va bene così, l’abbiamo vista troppo poco ed era una testa calda non adatta a fare la regina. Un paio di righe in più di commiato se le sarebbe anche meritate, ma non sto a farmi problemi per questo.

Ruarc. Un altro degli aiuti più validi di Rand. In questo caso lo abbiamo visto combattere fino a quando non è stato sopraffatto dalla coercizione. Vederlo ucciso da Aviendha è stato tanto un sollievo quanto un momento di profonda tristezza, avrebbe meritato di meglio. Ma, per quanto in gamba, contro l’Unico Potere non poteva fare nulla. Lui sarebbe stato fiero di aver combattuto fino al limite delle sue possibilità, e avrebbe ringraziato lei per averlo ucciso. Tristezza.

Sheriam. Inutile. È sempre stata all’ombra di Siuan, ma l’abbiamo comunque vista lottare. Vederla frullata così da Demandred mi ha infastidita. Se proprio doveva essere lei a subire quel trattamento e non un’anonima Aes Sedai, almeno avrebbe dovuto tornare in un’altra scena e darci un’ultima immagine di lei, e invece è svanita nel nulla.

Demandred. Ottimo. Quando non ci dimenticavamo della sua esistenza ci interrogavamo su cosa stesse combinando senza trovare una risposta. Eccola qui, con la prova che in mondo non finisce con i limiti della cartina come invece accade in troppi romanzi. Lo avevamo già visto con l’arrivo dei Seanchan da Ovest, ecco qui l’arrivo del popolo di Shara da est. Ci ha sorpreso ma ha senso, cambia tutte le carte in tavola e ci destabilizza completamente. Non per nulla il suo arrivo quasi distrugge le forze di Egwene. E il bello è che Brandon Sanderson qualche indizio lo ha pure piazzato, e che Tor si è divertita a sbandierarcelo sotto il naso nelle citazioni che ci ha inviato via mail poco prima della pubblicazione del libro. «Forse potresti raccontarmi di quella volta quando tu e tuo padre avete visitato Shara?» viene chiesto a Nalaam (pag. 143). Chi fa la domanda è Mezar, uno degli Asha’man convertiti forzatamente da Mazrim Taim. Lui c’è stato a Shara? Ha idea di quello che Demandred sta combinando? Bello il seme piantato qui, bello l’arrivo a sorpresa di Demandred, da brivido i suoi duelli con Gawyn, Galad e Lan. Demandred non ha letto Kay e si vede, altrimenti avrebbe saputo cos’avrebbe fatto Lan e lo avrebbe sconfitto, e invece… Tai’shar Malkier!

Comunque Demandred è un vigliacco, se avesse avuto meno paura di Rand avrebbe potuto vincere e invece si è ritrovato lungo disteso nella polvere.

Graendal. Già detto parlando di Aviendha, ben le sta che la coercizione le si sia ritorta contro.

Moghedien. Altra Reietta che ottiene quel che si merita. In qualche modo bisognerà sistemare le cose con i Seanchan, ma mi fa troppo ridere sapere che anche lei ora porta il collare.

Ishamael. O Moridin, o come diavolo vogliamo chiamarlo. Vuole l’annientamento, come Galadan nella Trilogia di Fionavar di Kay, e questa è la terza volta che cito lo scrittore canadese in un articolo dedicato a Jordan. Jordan amava le opere di Kay, glie l’ho sentito dire di persona nell’incontro di Milano del 2004, e dopo la morte di Jordan Kay ha tenuto un bellissimo discorso commemorativo. Si stimavano anche se scrivevano cose molto diverse. Sono io che li amo entrambi e che vedo sempre legami, anche quando le loro conclusioni sono diverse. Perché alla fine Moridin non è Galadan e hanno destini diversi pur partendo da premesse simili. Bello l’utilizzo di Callandor, non lo avevo assolutamente previsto. Un buon motivo per la presenza di Moiraine e Nynaeve sul posto, anche se non era necessario che fossero davvero loro. Bastava una qualsiasi Aes Sedai di cui Rand si fidava, anche se ammetto che questi sono personaggi che scarseggiano. Comunque non è chiaro come Rand abbia capito l’utilizzo di Callandor. Mi aspettavo che Min scoprisse qualcosa dagli appunti o dai libri di Herid Fel e invece niente. Qualche piccolo dettaglio non torna, ma sono cose marginali.

Mat sulla copertina dell'ebook di L'ascesa dell'ombra

Mat sulla copertina dell’ebook di L’ascesa dell’ombra

Alanna. L’avevo dimenticata. Ritrovarla lì semi morta e totalmente impotente mi ha sorpresa. Va bene, la presenza di Nynaeve è importante perché lei sa come curare anche con le erbe, anche se quello che fa è comunque poco in rapporto all’importanza e alla presenza scenica dell’ex Sapiente nei romanzi precedenti. Quanto ci aveva infastidito il legame forzato di Alanna in precedenza? Eppure è stato utile per ritrovare Rand ai Pozzi di Dumai nel Signore del Caos e gioca un ruolo determinante pure qui. Per quanto i romanzi di Jordan siano stati definiti prolissi, lui comunque seminava piccole cose in continuazione e i frutti a volte li abbiamo visti davvero molto tempo dopo. Lo scioglimento del legame da parte di Alanna indica una notevole prontezza di spirito, la capacità di capire al volo le situazioni, la totale devozione alla Luce ed è un gesto eroico. Egwene ha avuto bisogno di un po’ di tempo per riprendersi dalla morte di Gawyn, e tutti si sono sorpresi per la sua capacità di ripresa. Rand non aveva quel tempo, perciò è stato fondamentale che Nynaeve abbia dato ad Alanna la lucidità necessaria per capire la situazione e che lei abbia agito nell’unico modo giusto senza esitare un solo istante. Ben fatto.

Cadsuane. Ben le sta, dopo tutto il suo parlare di dovere è solo giusto che ora lei non possa sottrarsi al suo. È anziana, e questo è un limite per il ruolo che occuperà. Io spero comunque che vivrà abbastanza da dare a Bodewin, la sorella di Mat, il tempo di crescere per prendere il suo posto, mi sembra che la fanciulla abbia le doti giuste.

Loial. Avrei voluto vederlo un po’ di più ma la sua è stata una presenza importante. Ci ha sempre dato sicurezza in tutti questi libri. Peccato che non ci siano indizi sul possibile ritrovamento sul Talismano della crescita.

La Famiglia. Dopo la morte di Egwene la politica della Torre Bianca è un grosso punto interrogativo. Purtroppo non avremo mai la risposta, anche se un qualche accomodamento fra i due gruppi è necessario.

Il Popolo del Mare. Come già detto, per me è stato del tutto inutile. Tanto rumore nei libri precedenti per il nulla qui.

Ho dimenticato qualcuno? Non c’è dubbio, ma per ora mi fermo qui, Quando tornerò su questo romanzo, su questa saga, sarà per qualcosa di diverso.

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18 risposte a Memoria di luce di Robert Jordan e Brandon Sanderson: gli altri

  1. M.T. ha detto:

    Apprezzare Kay non è difficile, dato il modo in cui scrive e intesse storie e personaggi: solo in Italia sembrano non accorgersene.
    In una saga così grande, mettere le mani in un lavoro che non è proprio e che è stato lasciato incompleto, non è facile: è logico che qualcosa si tralascia o non si può sapere.
    Posso dire d’essere soddisfatto di quanto letto.

    P.s.: l’uso di Callandor l’avevo azzeccato 🙂

  2. Dany ha detto:

    Oh cielo! Chissà quando potrò leggere questo articolo! Sto per cominciare a leggere la saga in questi giorni!! :p . Sono andato sulla fiducia visti i commenti positivi letti su questo blog. C’era un’offerta ho comprato i primi 10 libri tutti insieme … 🙂 . Speriamo che mi piacciano, altrimenti faranno semplicemente parte della mia nuova biblioteca…

    • Ce ne sono un po’ di articoli su Jordan che non puoi leggere. Parecchi sono dedicati a Memoria di luce (o A Memory of Light, visto che ho iniziato a scriverli prima della traduzione italiana del romanzo), ma anche altri più vecchi – non tutti – fanno riferimento a precisi episodi della saga. Le recensioni per erempio non contengono spoiler sul romanzo che sto recesendo, ma su quelli precedenti sì.
      Nelle mie intenzioni c’è anche scrivere un articolo per chi la saga la deve ancora cominciare, ma visto quanti progetti ho e quanto sono sempre di corsa non prometto nulla riguardo ai tempi.
      L’inizio dell’Occhio del Mondo è deliberatamente tolkieniano, Jordan ha dichiarato di aver voluto dare al lettore una sensazione di sicurezza, con l’impressione di sapere che tipo di storia avrebbe letto, per poi fare tutt’altro. Sì, ci sono la compagnia, il viaggio, gli equivalenti dei Nove e così via, ma se vai abbastanza avanti sono davvero storie molto diverse. Quello di Jordan è il mondo più complesso che mi sia mai capitato d’incontrare nelle mie letture, e alcuni momenti dei romanzi sono epici. Certo, per fare qualsiasi cosa (tranne le scene d’azione) si prende il suo tempo.

  3. M.T. ha detto:

    Magari fosse il mondo più complesso che ho letto: quello di Erikson lo è molto di più. Questo non significa che sia migliore (ma neppure peggiore), ma solamente che si è scelto un approccio differente nel mostrare un mondo. Sono due ottime saghe, capisaldi del fantasy contemporaneo, a cui se ne sta aggiungendo una terza: Le Cronache della Folgoluce, che se mantiene quanto visto nel primo libro, è capace di eguagliare e anche superare queste due che l’hanno preceduta.

    • Erikson, come ben sai, mi ha annoiata. Ho letto due libri ed è stata una sofferenza, perciò non ho assolutamente apprezzato la sua complessità. Riconosco che è complesso, ma a volte l’impressione più forte era che fosse contorto, e questo mi ha irritata parecchio.
      La via dei re è straordinario, ma siamo ancora al primo romanzo. Diamo tempo a Sanderson di farci conoscere un po’ meglio il suo mondo prima di iniziare a piazzarlo in un’ideale classifica.

  4. M.T. ha detto:

    Lì una questione di gusti: Erikson è arduo anche per chi lo apprezza. Ma visto che si parlava di complessità, non lo si poteva non nominare 😉 .
    Contorto forse è un po’ poco 😉 però sarebbe più appropriato dire stratiforme e il suo modo di mostrare ricorda lo stile usato nella serie televisiva Lost.
    Sanderson è più digeribile e forse anche più bello; certo occorre dargli tempo, ma se continua come ha cominciato… 🙂

  5. Ludus ha detto:

    Ciao, volevo fare una domanda sulla traduzione. Se non sbaglio hai letto sia la versione inglese che quella italiana. Alla luce anche del lavoro svolto dal gruppo di traduttori chiamato in campo dalla Fanucci, quest’ultimo volume della saga è stato reso bene in italiano?

    • Io ho letto A Memory of Light in gennaio e sto leggendo Memoria di luce ora. è una distanza di tempo troppo lunga per fare un confronto. Quante volte rileggendo un libro ci è capitato di notare scene che alla lettura precedente non avevamo notato? Perciò anche se leggo di qualcosa che non ricordo può essere semplicemente la mia memoria che mi fa strani scherzi, anche perché ora sto leggendo il libro con la consapevolezza di come finirà e noto molti più dettagli. Ma se qualcosa manca non è semplice da notare, come possiamo sperimentare tutti anche in campi molto diversi da questo.
      Per poter parlare davvero di traduzione bisognerebbe accostare i due testi, italiano e inglese, e leggerli in parallelo. Io non intendo farlo, sarebbe un lavoro troppo lungo e impegnativo per il poco tempo che ho a disposizione. Se ti va puoi leggere un’intervista che ho fatto ai ragazzi del Save Moiraine Team sui problemi della traduzione: http://www.fantasymagazine.it/interviste/19163/save-moiraine-team-una-revisione-per-la-ruota-del/
      Per quello che posso percepire da una semplice lettura in italiano non ci sono i problemi grammaticali del passato. I libri tradotti dalla Ciocci in particolare gridavano vendetta per la resa dei tempi dei verbi e per tanti altri piccoli dettagli. Qui le cose filano molto più lisce, anche se tre o quattro refusi (sono a pagina 274) li ho notati. Pochi rispetto al passato, ma non spariti del tutto. Però a scusante degli editori noto che io riesco a inserire refusi in testi ben più brevi.

      • Ludus ha detto:

        Si, l’avevo già letta. Un ottima intervista che mette in luce quanto la dedizione dei lettori sia maggiore degli editori…paradossale! Se infatti non posso che complimentarmi con il gruppo Save Moraine, d’altro canto resto basito di fronte alla sufficienza con cui una casa editrice, che ha per le mani una saga del calibro della Ruota del Tempo, si dimostri poco professionale, effettuando un lavoro di restauro in modo tanto sbrigativo. Capisco i tempi e i costi, ma una volta che lo si fa bisognerebbe mettere in campo più risorse per una riuscita che sia all’altezza delle aspettative del pubblico, che ha esposto lamentele continue sulla traduzione. Vabbè, non continuo oltre perchè non è la sede adatta…aspetto il tuo prossimo articolo! Un caro saluto.

  6. M.T. ha detto:

    Refusi e anche un bello sbaglio a pag 689, dove si fa dire una battuta a un personaggio che in scena non c’è.

    • Come detto, non ci sono ancora arrivata. La qualità è certamente migliorata ma il libro non è perfetto. Però fino a quando si rimane entro certi limiti posso accettarlo. Io per prima vedo i refusi che restano nei miei articoli, e non solo in quelli che scrivo di fretta. Non so quante volte ho scritto “in” invece di “il”, o “anceh”, o “Geroge” R.R. Martin, e magari non me ne accorgo nemmeno leggendo il testo dieci volte perché la mia testa sa cosa dovrebbe esserci scritto e i miei occhi non vedo no l’errore. In un’occasione so di aver sbagliato a indicare i titoli dei romanzi di Martin non perché non li conosco ma semplicemente perché ho fatto un errore. In fondo sono un’essere umano anch’io e non una macchina.
      Quando noto un errore dopo aver pubblicato un testo, o quando me lo fa notare un lettore, intervengo sul file e lo correggo. Sui libri però questo non è possibile, se si stampa un errore l’errore rimane. Basta che non siano troppi e posso accettarlo, altrimenti mi sento presa in giro per la scarsa cura che l’editore ha dedicato al libro.

      • M.T. ha detto:

        Ecco, appunto: un refuso ogni tanto scappa a tutti (a certi livelli però non dovrebbe) e si può accettare. Quando diventano tanti, accade quello che scrivi tu.

  7. M.T. ha detto:

    Se si legge l’intervista, si capisce come ha lavorato e trattato le persone Fanucci.

  8. Fabrizio ha detto:

    Ciao, finito ieri il romanzo. Ancora sto lasciando sedimentare le mie sensazioni. come considerare questo finale? Intanto abbiamo una fine e di questo ringrazio Jordan, sua moglie, Tor e Sanderson per avercelo regalato; per me è un cerchio che si chiude dopo 19 anni!
    Tutta la saga è stata una vera gioia per lo spirito, ho conosciuto Jordan e Harriet al salone del libro di Torino, faccio parte del Save Moiraine team staff, insomma posso dire di essere un vero appassionato.
    Credo che le parole di Sanderson scritte all’inizio di presagi di tempesta, il primo dei libri da lui scritti sulla Ruota, descrivano in maniera esatta quello che provo; cioè che nessuno potesse scrivere un finale come lo avrebbe scritto Jordan stesso. Se è vero che nel penultimo e terzultimo romanzo Sanderson ha data una certa vivacità alla saga, in questo finale non è riuscito a raccogliere (o non ha potuto) tutti gli elementi che Jordan aveva sapientemente disposto tra i romanzi e che, sono sicuro, avrebbe ricollegato in maniera maestosa. Seppur un buon libro non lo considero il migliore possibile, una sensazione di frettolosità mi ha accompagnato per tutto il romanzo pur essendomi commosso diverse volte. La ruota gira e ordisce come vuole, ci ha privato di RJ e dei suoi libri troppo presto, ma ci ha concesso almeno una conclusione e di questo dico nuovamente grazie.

    • Io ho ri-finito il romanzo due settimane fa. Lo avevo letto una prima volta in inglese e lo avevo amato pur trovando delle pecche dovute al fatto che la storia non è stata conclusa da colui che l’ha ideata. Per quanto Sanderson sia un grande scrittore è impossibile sostituirsi totalmente a un altro, e in diversi punti si vede. La rilettura del libri in italiano però è terminata subito prima della mia partenza per due settimane di ferie e non sono riuscita a commentare ulteriormente. Lo farò nei prossimi giorni, quando mi sarò assestata un po’ ma non sarà la stessa cosa. Comunque in rilettura il libro mi è piaciuto più che la prima volta. Forse perché sapevo già delle pecche, sapevo di chi non avrei incontrato o avrei incontrato per troppo poco, conoscevo le trame lasciate senza risposta, e ho visto che quel che c’è è di una pienezza straordinaria.
      Io ho conosciuto Robert a Milano nel 2004, ed è stato un incontro meraviglioso. Non ho firmato la famosa mail che avete mandato a Fanucci per motivi miei, anche se avete tutta la mia ammirazione per il lavoro svolto.
      La ruota gira e ordisce come vuole, ma io sono felice che la sua trama si sia intrecciata con la mia vita.

  9. Marco Caloi ha detto:

    Bela non è morta! 😀
    In “The Wheel of Time Companion” ci sono appunti di Jordan che vanno oltre il finale per alcuni personaggi. Tra questi c’è Bela e cito testualmente: “She was thought to be dead, but unaccountably survived. In the first years of the Fourth Age she gave birth to a strong colt and a splendid filly and retired to green pastures in the Two Rivers”

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