A Memory of Light: Rand

A Memory of Light: +440Ieri ho ripubblicato su questo blog la recensione di A Memory of Light che avevo scritto per FantasyMagazine. Non lo faccio solo per pubblicare un messaggio in più senza dover dedicate tempo alla scrittura, anche se pure questo aspetto è presente. Lo faccio per dare un quadro il più completo possibile delle mie letture. Se consiglio un libro chi mi legge ha la possibilità di controllare rapidamente quali altri libri ho letto e amato, o odiato, e perché, e stabilire se i miei gusti e i suoi coincidono. Anche scoprire di avere gusti diversi può fornire indicazioni utili. Una volta una ragazza mi ha detto di aver amato tantissimo un libro che a me aveva fatto schifo. Glie ne ho consigliato un altro che a me aveva fatto schifo ma che reputavo lievemente migliore del precedente. In seguito mi ha ringraziato per il bellissimo consiglio. Questo è importante: non usiamo mai i nostri gusti come metro di giudizio assoluto.

Per questo spesso le stelline che assegno a un libro su FantasyMagazine non coincidono alle stelline che assegno allo stesso libro su anobii: nel primo caso sono una giornalista e cerco di essere imparziale, valutando attentamente pregi e difetti del libro. Nel secondo sono una fan, e valuto solo il mio divertimento.

Diverse persone mi hanno chiesto un’impressione sul volume conclusivo della Ruota del Tempo, impressioni che vanno al di là di quello che può dire una recensione priva di spoiler.

La prima impressione è che è un buon libro, non il miglior libro possibile. Probabilmente il miglior libro che il Team Jordan (Brandon Sanderson, Harriet McDougal, Maria Simmons e Alan Romanczuk) potesse realizzare, non il libro che Robert Jordan avrebbe scritto.

Un caso emblematico è quello conclusivo della pipa. Come fa ad accenderla? Chi ha letto il libro sa di chi e di cosa sto parlando, per gli altri basti sapere che il personaggio in questione non ha acciarino, fuoco o altro strumento fisico a disposizione, e nemmeno il Potere. Semplicemente afferra qualcosa che non c’è e che nessuno, lettori compresi, è in grado di percepire, e accende la pipa. La scena è stata scritta da Jordan in persona, e Sanderson ha confessato di non avere idea di come questa pipa sia stata accesa.

C’è all’opera qualche forma di Potere che non conosciamo? Ci sono residui di un’Era passata? È soltanto uno scherzo giocato da Jordan ai suoi lettori? Lui non lo ha scritto, e nessuno di noi lo saprà mai. Ecco, sicuramente Jordan non ha fatto in tempo a fornire indicazioni sufficienti per concludere degnamente la storia di tutti i personaggi, e dove mancano le sue indicazioni la storia è carente.

Il coinvolgimento emotivo per me è stato enorme, provate a vedere i commenti senza senso che ho messo in coda al pezzo sull’Ultima Battaglia se volete farvene un’idea. Però manca qualcosa, qualcosa che solo Robert avrebbe potuto dare a questa storia. In fondo, lo ha detto anche Sanderson, questa era la storia di Robert e non di Brandon. Brandon sa perfettamente cosa accade nel mondo di Kaladin e compagni, lo ha creato lui quel mondo. Ma non può entrare nella testa di uno scrittore morto, e quindi può scrivere, ha potuto scrivere, solo dove aveva una traccia per farlo. La morte di James Oliver Rigney jr. da un punto di vista umano è stata drammatica, come drammatiche sono tutte le morti. È stata prematura, e ha portato via una persona che, da quel che ho letto, doveva essere straordinaria. E, nel farlo, ha portato via anche Robert Jordan, uno scrittore bravissimo capace di creare un mondo grandioso. Noi abbiamo avuto una fine per la sua storia, ma non è esattamente la fine che avrebbe scritto lui e la perdita è enorme. Sotto la foto commento in modo più approfondito, con una quantità di spoiler enorme. Leggete a vostro rischio e pericolo.

A Memory of Light: una conclusione per La Ruota del Tempo

Rand.

È sempre stato lui il protagonista nella nostra testa, anche quando abbiamo capito che il vero protagonista era il mondo intero. Ma Rand era il Drago Rinato, colui che era destinato ad affrontare il Tenebroso, ed era impossibile non percepirlo in modo diverso rispetto a tutti gli altri. Era lui a far ballare tutti, e tutti si dovevano abituare al suo ritmo.

Per certi versi Rand era Jordan. Ho letto tutto il suo blog e non so quante interviste, quindi non sempre so dove ho letto cosa. Comunque una volta ha raccontato di una foto che gli era stata scattata in Vietnam. Lui era lì, tranquillamente seduto a mangiare, incurante dei cadaveri che si trovavano a pochi passi e i suoi occhi erano freddi. Era lì non per posa, ma perché era il posto più comodo dove sedersi, e quei cadaveri semplicemente facevano parte del luogo. L’uomo di quella fotografia era, a giudizio di James Rigney, la persona adatta a sopravvivere in Vietnam, ma non era una persona che potesse vivere in una società civile. Non era una persona che qualcuno avrebbe potuto desiderare d’invitare a cena, perciò quando lui è tornato negli Stati Uniti ha lasciato quella persona lì. Ecco Rand, trasformato da essere umano nel Drago Rinato, il colui che è destinato a compiere le profezie, nel corso del terzo romanzo, Il Drago Rinato appunto. Non abbiamo visto il cambiamento, in quel libro Rand quasi non c’è. Alla fine della Grande caccia, nelle prime pagine del Drago Rinato, ancora rifiuta il suo destino. Dopo lo accetta, e ne viene solo trasformato. A detta di Harriet James Rigney scriveva perché era stato in Vietnam. E secondo Sanderson non ha raccontato della trasformazione di Rand perché era troppo dolorosa, troppo vicina a quella che lui stesso aveva vissuto.

Io non conosco nessuno di loro, ma non so in quanti punti, leggendo questi romanzi, ho ritrovato James Rigney dietro Robert Jordan, e tutta la drammaticità del Vietnam.

Con Presagi di tempesta Rand è tornato. È arrivato in fondo all’abisso, anche se materialmente si trovava sulla cima della montagna, e ne è riemerso completamente trasformato. Infatti gli è bastato uno sguardo per capire che Weiramon era un Amico delle Tenebre, quando noi glie lo gridavamo a gran voce da libri e libri e lui non ci ascoltava. Qui è tornato il Rand spensierato del primo romanzo. Per lui la Ruota ha fatto un giro completo, ed è bello vederlo così felice. Per un attimo sono stata infastidita dal suo pensare con tanta leggerezza alle sue tre donne, è rispuntata fuori la femminista che c’è in me, ma in fondo sono anni che sappiamo che lui è ugualmente innamorato di Elayne, Min e Aviendha. Se lo accettavamo quando temevamo per la sua morte non è giusto scandalizzarci ora, e poi le tre fanciulle sanno e hanno stabilito fra loro un buon equilibrio. Dopo tutto quel che Rand ha passato si merita un po’ di riposo.

Altro tuffo nelle vicende dello scrittore. Per un certo periodo di tempo lui è riuscito a gestire due ragazze contemporaneamente, ed entrambe erano felici. Io ho le mie perplessità, ma se lo dice lui… Comunque Robert ha spiegato che se lui, da persona normale, poteva avere due ragazze, Rand, che è terribilmente in gamba, non avrebbe avuto problemi ad averne tre. A volte mi domando quanto James si divertisse a prenderci in giro.

Una nota sui nomi: noi lo conosciamo come Robert Jordan, ed è così che in genere mi riferisco allo scrittore. Lui però si chiamava James Oliver Rigney Jr., e quando voglio riferirmi senza ombra di dubbio all’uomo e non allo scrittore uso il suo vero nome.

La scena con Tuon è per certi versi deludente. Tutto qui il fatto che si doveva inginocchiare davanti… non ricordo… all’imperatrice? Al trono Seanchan? Quello che è, non ho voglia di andare a cercarlo. Comunque sembra una pagliacciata, lui che si inginocchia, legato, e fa la sua bella scenetta. Con Tuon poteva pure trovare un accordo migliore. Però la gara a chi fa la pipì più lontano con Mat mi è piaciuta molto. “Non penserai di poter competere con il Drago Rinato?” Nooo, chi mai potrebbe farlo? “Io ho salvato Moiraine”, grandioso! Va bene, il merito del divertimento è di Mat ma Rand in questo ha fatto benissimo la sua parte.

Con Lanfear è un idiota, come sempre. Cioè, in un altro contesto sarebbe stato signorile farle vedere l’enormità dei suoi errori e poi lasciarla lì a meditare ma qui c’è di mezzo l’Ultima Battaglia, dannazione! Lei è una Reietta, come si può pensare che non andrà da qualche parte a fare danni? Però il duello con il Tenebroso è davvero bello. Cosa ci aspettavamo? Io che lo sigillasse fuori dal Mondo con l’utilizzo del Vero Potere, non l’uso combinato di Unico Potere e Vero Potere. Quel che mi ha sorpresa soprattutto è stato l’utilizzo di Callandor. Grandioso, noi a scervellarci per capire come potesse usarla con sicurezza e poi non la doveva usare lui. E le visioni sono davvero affascinanti.

Jordan ha sempre giocato con le visioni, pensiamo a quelle per diventare Ammessa o Aes Sedai, o al Rhuidean. Qui abbiamo la visione del bene e del male, ma il bene non può essere imposto e non esiste il bene assoluto. Io lo so da un pezzo, ma il mondo è pieno di fanatici di vario tipo che la pensano diversamente. Avete mai letto Il visconte dimezzato di Italo Calvino? Credo sia stata la mia prima storia con una dicotomia di questo tipo così forte, tanto è vero che ogni tanto la cito. Era ovvio che l’ultima visione sarebbe stata la più orribile, e lo è proprio perché in un primo momento può essere scambiata per qualcosa di meraviglioso. Ma perché Rand potesse capirlo doveva passare tutto quel che ha passato.

Sono contenta che Rand possa avere una vita normale, senza nessuno che lo riconosca. Peccato che ha il volto di un Reietto, anche se nessuno è in grado di capirlo. Davvero Jordan aveva in mente uno scambio di corpi? E comunque così va a quel paese la teoria di Rand morto e risorto dopo tre giorni, e mi spiace perché mi ero affezionata a lei. Non sapremo mai se è davvero questo che Robert aveva in mente, ma non finiremo mai di rimpiangere il fatto che non ha potuto terminare lui la sua storia.

La pipa, ovviamente, è quella di Rand, e la burla che lo scrittore ci ha giocato è la degna conclusione di una storia. Come ha fatto ad accendere quella pipa? Sarebbe bello poterglielo chiedere, anche se lui probabilmente risponderebbe RAFO. In fondo c’è ancora un’enciclopedia da ultimare, no?

Complessivamente ottima trama. Mi fermo qui, come spesso mi capita mi sono dilungata troppo. Domani, se riesco, vado avanti a parlare di trama e personaggi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Brandon Sanderson, impressioni di lettura, Robert Jordan e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a A Memory of Light: Rand

  1. Ivan ha detto:

    Grande Marti1 Analisi incredibile, attendo i seguiti….

  2. Grazie Ivan. Il fatto di conoscere abbastanza bene la biografia dello scrittore aiuta a fare certi collegamenti. Con il tempo spero di riuscire a parlare abbastanza diffusamente del romanzo, anche se sono sicura che con tutto quello che c’è da dire dimenticherò un bel po’ di cose.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...