A Memory of Light: una conclusione per La Ruota del Tempo

A Memory of Light: +440 Questa non è una recensione. Ho finito A Memory of Light, cosa non sorprendente visti i commenti di due giorni fa, ma la recensione la pubblicherò su FantasyMagazine. Probabilmente uscirà lunedì, sempre che io riesca a scriverla in tempo. Queste sono semplicemente impressioni di lettura, commenti sparsi su quanto ho letto. Spoiler praticamente assenti, anche se avrei voglia di entrare in dettaglio su tanti punti. Per ora comunque non lo farò, sia perché impiegherei troppo tempo se davvero dovessi scrivere quello che penso e fermarmi ad analizzare quello che provo, sia perché il romanzo al momento è disponibile solo in lingua originale. Quando sono state pubblicati i primi commenti, quelli di Jason Denzel e di Leigh Butler, io ero curiosa. Volevo sapere se davvero la fine era degna della storia che mi aveva accompagnata per tutti questi anni, perciò li ho letti sapendo di non correre il rischio di rovinarmi la lettura. Questo è quel che intendo fare io ora, per tutti coloro che non vogliono o non sono in grado di leggere la storia in lingua originale come in passato è successo anche a me. Suppongo che farò commenti più espliciti dopo la traduzione del romanzo, un po’ come ho già fatto con A Dance with Dragons di George R.R. Martin. Per ora ben poco si sa della traduzione in italiano di A Memory of Light. Sul sito di Fanucci c’è scritto testualmente “aspettiamo con impazienza di potervi dare ulteriori dettagli sulla pubblicazione di A memory of light, quattordicesimo e conclusivo episodio della saga best seller La Ruota del Tempo”, mentre nella pagina Facebook l’editore aveva risposto alla domanda di un lettore (vero Ivan?) che il romanzo sarebbe stato pubblicato fra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. Insomma, è solo questione di mesi. Fra i commenti che avevo letto c’era stata l’affermazione che A Memory of Light è tutto quanto ci saremmo aspettati e anche molto di più. In parte condivido quest’affermazione. Alcuni personaggi sono grandiosi, quello che fanno è epico, o drammatico, o divertente, o al di là di una qualsiasi definizione non-spoiler. Il problema è che i personaggi sono semplicemente troppi quindi abbiamo, per esempio, una figura per la quale ci siamo preoccupati per non so quanti romanzi che fa una semplice comparsata di una o due righe. Il suo ruolo nella storia più grande può anche essere finito, ma i sentimenti non sono legati solo all’importanza di ciascuno nell’Ultima Battaglia. Lo ha capito Rand nella sua personale rivelazione sulla montagna, quello che conta sono i sentimenti. Non ci si può indurire in eterno, altrimenti spezzarsi diventa inevitabile. Perciò i personaggi non sono solo armi, e non vederli, o vederli troppo di sfuggita, lascia un senso di vuoto. Non solo, mentre il conflitto con il Tenebroso ha una sua conclusione, per quanto diversa da quel che ci saremmo aspettati, un’infinità di altre vicende non hanno una soluzione. Davvero sento la mancanza di quelle storie outrigger che Robert Jordan aveva progettato e che purtroppo non leggeremo mai. Troppi fili sciolti, troppe domande senza risposta, anche se è evidente che il futuro è ancora tutto da scrivere e che saremo noi a scriverlo come vorremo. Forse è questo che indica la conclusione, al di là dell’impossibilità di inserire troppe cose in un unico volume di dimensioni già notevoli. Brandon Sanderson è stato bravo, ha condotto bene la storia, ma viene da chiedersi come sarebbero state queste pagine se avesse potuto ultimarle il loro Creatore. Io conosco un po’ la biografia di James Oliver Rigney Jr., l’uomo diventato famoso come Robert Jordan. Tutti noi abbiamo conosciuto quanto meno il nome dello scrittore, ma dietro quella facciata c’era un uomo che era stato in guerra e che aveva vissuto esperienze che non voglio nemmeno provare a immaginare. E traspare tanto di lui in queste pagine, nei momenti più cupi come in quelli più felici. Lui scriveva perché era stato in Vietnam, e qui la sua vita brilla alla massima potenza. Abbiamo scene di guerra enormi, volendo potremmo dire che il romanzo è quasi solo un’unica ininterrotta battaglia, ma non sono mai scene gratuite. C’è un motivo, che non è sempre quel che ci aspetteremmo, dietro a ogni decisione, dietro a ogni azione. Ci sono tradimenti, imbrogli, c’è il ritorno di un’infinità di indizi disseminati lungo le migliaia di pagine precedenti. Ci sono personaggi che in passato avevo creduto di aver perso e che qui dimostrano ciò di cui sono capaci. Sopravvivono figure che avrei dato per spacciate e ne muoiono altre che ero convinta avessero ancora molte cose da fare. Overwhelming. Questo, in sintesi, è quest’ultimo romanzo. Con calma lo rileggerò, cercherò le fonti nascoste, metterò insieme gli indizi, farò tutti i collegamenti di cui sarà capace, ma per ora sono sopraffatta. Non è una posa quella di usare una parola inglese, io che ho sempre odiato l’utilizzo di parole straniere inserite dentro a un discorso tanto per darsi un tono. Forse è il fatto di aver letto il romanzo in lingua originale ad avermi portato in mente per prima questa parola, in fondo è anche la lingua che usiamo a formare i nostri pensieri. Comunque mi piace il suono, la sensazione di qualcosa di talmente vasto da non poterlo assorbire tutto in una volta, nel bene o nel male. Sono sopraffatta, tanto è vero che ho avuto bisogno di un intero giorno di pausa prima di pensare di poter scrivere qualcosa. Bello, senza alcun dubbio. E non m’importa nulla di chi dice che è prolisso o che ci sono scene inutili e riempitive. Ci sono scene che non mi sono piaciute, eventi che non mi sono piaciuti, ma il quadro complessivo, per quanto sfilacciato in alcuni margini, è grandioso. Jordan è Jordan, lo abbiamo sempre saputo che lui scrive così. Ha bisogno di tempo per andare da un punto a un altro? Per quanto mi riguarda è tempo ben speso. È un po’ come fare un viaggio: se si ha fretta si opta per l’autostrada, ma se si vuole gustare il viaggio si sceglie la strada panoramica. Nella lettura io scelgo sempre la strada panoramica, l’alternativa, il bigino, la lascio agli studenti svogliati. Poi c’è stile e stile, l’ho detto due giorni fa paragonando le opere di Jordan a quelle di Guy Gavriel Kay, ma questo non significa che non li si possa amare entrambi. Si possono amare allo stesso modo Paolo Uccello e Vasilij Kandinskij, l’uno non esclude necessariamente l’altro. Perciò chi non ama lo stile di Jordan non amerà neppure questo libro, ammesso che sia stato tanto masochista da arrivare in fondo a un’opera di questa lunghezza senza apprezzarla. Chi invece lo ama potrà trovare delle pecche, ma non potrà negare la grandiosità della visione d’insieme. Non abbiamo la fine che avremmo voluto, quella in cui abbiamo sperato nel modo in cui l’avremmo desiderata. Ci sono tante cose che mancano a questa conclusione, ma anche così non si può che rimanere ammirati da quel che James Rigney è stato capace di fare. Lui, come Rand, è venuto come il vento, come il vento ha toccato tutto e come il vento è andato. Mi mancherà, e mi mancheranno le sue storie. In attesa, in un giorno non troppo lontano, di ricominciare un nuovo giro insieme a quel vento che si leva per la prima volta nelle Montagne di nebbia.

Di Memoria di luce ha parlato anche Terre di Confine: http://www.terrediconfine.eu/memoria-di-luce/

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13 risposte a A Memory of Light: una conclusione per La Ruota del Tempo

  1. Raffaello ha detto:

    Questo articolo, era quello che aspettavo da giorni, cara Martina. L’impressione finale che mancava a tutte le parole che avevi scritto in precedenza.
    Sapevo che il finale di un opera come La ruota del Tempo non avrebbe mai potuto soddisfare al 100% una lettrice pignola come te 😛 mi fa piacere però leggere che questo libro è stato un finale molto più che “all’altezza”. Chissà, forse RJ sarebbe riuscito a farne uno ancora migliore!!!
    Resta la curiosità di leggere al più presto il libro a mia volta. Un caro saluto. Raf

  2. Ho finito la lettura martedì sera, poi ho avuto bisogno di mercoledì per metabolizzare il tutto. Adesso provo a scrivere una vera recensione per FantasyMagazine, sperando di non perdermi lungo il discorso.
    Il libro va gustato. C’è il rimpianto per quelle storie che non leggeremo mai, per quelle cose che non potremo sapere, ma quello che c’è è capace di donare emozioni grandissime. La guerra domina tutto il libro, ma alla fine è giusto che sia così.
    Ciao
    Martina

  3. M.T. ha detto:

    Curiosità di leggerlo anche per me, ma verrà esaudita quando uscirà in italiano (il mio inglese non è così buono per un libro di una mole del genere).

  4. Luca ha detto:

    Buongiorno. Mi rendo conto che la domanda che farò rappresenterà uno spoiler… Vorrei chiedere se Rand alla fine riuscirà a ripulire le Vie da Machin Shin. Approfitto di questo post per mettervi al corrente di un sito trovato alcune settimane fa dove si possono vedere immagini piuttosto belle dei personaggi della Ruota del Tempo. Saluti! http://www.valmneira.com/social/album.php?id=157

  5. Ciao Luca
    ovviamente la risposta è uno spoiler
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    Delle Vie si parla ben poco in A Memory of Light, Sappiamo dalle Torri di mezzanotte che sono il metodo usato dai trolloc per entrare in Caemlyn e iniziare la loro invasione dell’Andor, e ovviamente se ne rendono conto tutti e ragionano su come comportarsi alla luce di questi eventi. Per il resto, quello delle Vie è uno dei problemi insoluti del romanzo. Non so se Jordan volesse lasciarlo così, per dire che la vita continua e c’è ancora molto da fare, o se semplicemente non ha lasciato indicazioni e Sanderson non sapeva come gestire il problema. Nella penultima pagina un personaggio fa una cosa impossibile. Si tratta di una cosa assolutamente marginale, probabilmente inserita da Jordan per fare uno scherzo ai lettori e per lasciarli pieni di dubbi. Interrogato in proposito, Sanderson ha ammesso di non avere idea di come quel personaggio abbia potuto fare quella cosa.
    Gli appunti di Jordan spiegavano un bel po’ di cose ma non tutto, per questo alcuni problemi o alcuni personaggi sembrano un po’ incompiuti. A Memory of Light è un ottimo romanzo, probabilmente il miglior romanzo che il Team Jordan poteva sperare di realizzare, ma Jordan avrebbe scritto un’altra cosa e non avrebbe lasciato i buchi che invece ci sono.
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    fine spoiler

  6. Luca ha detto:

    Ciao, ti ringrazio per la risposta. In effetti avevo paura che rimanessero alcuni buchi, tra cui questo. Spero di poter leggere quanto prima il libro in italiano… Incrocio le dita!

    Grazie mille
    Saluti

  7. Riccardo ha detto:

    Buongiorno a tutti,
    Ho molto apprezzato il libro, e faccio i miei complimenti per l’ottima recensione.
    Personalmente sono soddisfatto del modo in cui le varie trame si chiudono in questo libro e trovo logico che altre restino in sospeso. dilungarsi su molte di esse avrebbe rallentato il ritmo di un libro che fondamentalmente tratta dell’Ultima battaglia verso cui l’umanità è precipitata forzata dagli eventi. Del resto il ruolo del Drago non è quello di risolvere tutti i problemi del mondo ma quello di riparare a un danno che ha liberato il Signore Oscuro, un’entità destinata all’astrazione al pari del Creatore. Certo Jordan avrebbe fatto un lavoro migliore perché era uno scrittore più bravo e perché aveva già in testa sfumature e concetti che l’ottimo Sanderson ha dovuto interpretare.
    Dispiace solo che un mondo così ricco, lavera eredità di Jordan non verrà, pare, più sfruttato per altre storie, antecedenti o successive.
    Tutto questo ovviamente semplicemente a mio parere.

    • Luca ha detto:

      Buongiorno. Approfitto della risposta di Riccardo per chiedere un’informazione: qualcuno sa quando uscirà il libro in italiano?

      Mi sembra di aver capito che uscirà intorno a metà anno ma non riesco a trovare informazioni in merito.

      Grazie e Buona pasqua (in ritardo)

      • Riccardo ha detto:

        Dovrebbe uscire i primi di luglio da quel che ho letto in giro. Niente di ufficiale xò.

        • Luca ha detto:

          Grazie. Spero di poter leggere la fine di questa saga incredibile… sono anni che la mia libreria ha un buco giusto giusto per l’ultimo volume…. (che a sentire Jordan doveva essere uno solo “anche se fosse stato di 2000 pagine”). Saluti

  8. Luca ha detto:

    ATTENZIONE – SPOILER (?)

    Buongiorno,
    torno qui dopo aver terminato di leggere l’ultimo volume uscito in italiano il 30 maggio.

    Cosa dire… semplicemente stupendo! Condivido la recensione – riletta oggi – e ringrazio Jordan (“Ovunque tu sia”) per averci regalato una saga di questo tipo.

    Il finale è qualcosa di incredibile… la visione di Rand del disegno (nello scontro finale) mi ha ricordato un vecchio gioco LucasArts – il grande e intramontabile Loom (http://it.wikipedia.org/wiki/LOOM e http://www.lucasdelirium.it/loomscheda.php).

    Riguardo alla cosa impossibile fatta da un certo personaggio credo che ci possano essere diverse interpretazioni: la prima potrebbe essere una sorta di licenza poetica di Jordan (quella magia che non si può e non si deve spiegare), la seconda potrebbe essere una sorta di premio del creatore per lo sforzo sopportato e la terza potrebbe essere legata al modo in cui è stato intessuto il disegno nello scontro finale. Personalmente voglio credere alla prima ipotesi, magia nella magia.

    Non voglio scrivere altro perché l’ultimo libro deve essere vissuto dai lettori.

    Arrivò come il fulmine, come il vento tutto toccò e come il vento scomparve. Poesia.

    Grazie ancora per la recensione e saluti a tutti gli affezionati di Jordan.

    • Malgrado alcune pecche, dovute probabilmente al fatto che la saga non è stata completata dal suo Creatore, rimane comunque un’opera straordinaria. Ha arricchito la mia vita e penso quella di molte altre persone, e per questo sarò sempre grata a James Oliver Rigney Jr., più noto con lo pseudonimo di Robert Jordan.

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