A Memory of Light: By Grace and Banners Fallen

 

Martedì è stato pubblicato A Memory of Light. Se siete qui dovreste sapere bene di cosa si tratta, comunque lo ripeto. È il quattordicesimo e ultimo volume della Ruota del Tempo, saga iniziata nel 1990 negli stati uniti da Robert Jordan con The Eye of the World e arrivata una prima volta da noi nel 1992 con L’Occhio del Mondo. Dopo due seguito, Il Drago rinato e La grande caccia, nel 1995 Mondadori ci ha piantati in asso e non ha più pubblicato nulla di Jordan. Per fortuna alla fine è arrivato Fanucci che ha ristampato il primo volume nel 2002 e ha proposto la prima novità italiana, L’ascesa dell’Ombra, nel 2004. Nove anni per passare dal terzo al quarto romanzo di una serie, un primato notevole e che spero rimarrà tale. Vero, zio Martin, che non hai intenzione di battere lo zio Robert?

Nel 2007 Jordan è morto e la sua vedova, Harriet McDougal, ha affidato il compito di terminare la storia a Brandon Sanderson, che si è basato sugli appunti redatti da Robert prima di morire. Sanderson ha così pubblicato Presagi di tempesta, Le torri di mezzanotte, e quest’ultimo volume, A Memory of Light. Non abbiamo ancora una data ufficiale per la traduzione del romanzo, ma a richiesta di un appassionato (vero Ivan?) Fanucci ha parlato di tarda primavera/inizio estate, quindi l’attesa non dovrebbe essere troppo lunga. Ma perché aspettare a leggere un romanzo che sono in grado di leggere (in fondo ho già letto The Gathering Storm e Towers of Midnight e mi sono divertita con entrambe le opere) ed escludermi così da ogni commento?

Ho iniziato la lettura, per ora un po’ a rilento causa forza maggiore, ma da metà della prossima settimana le cose dovrebbero migliorare e dovrei riuscire a leggere il romanzo in un tempo ragionevole. Ovvio, vi beccate i miei commenti. Siccome però anch’io in passato ho subito spoiler e so quanto poco siano piacevoli, io farò del mio meglio per essere moderata. Prima di fare uno spoiler vi avviso in anticipo, e meno il can per l’aia per darvi modo di abbandonare il blog senza leggere involontariamente nulla che non volete leggere. Spoiler qui sotto ce ne sono? Sì.

Secondo me sono moderati, si tratta dei titoli dei vari capitoli, dei punti di vista del prologo (e solo di quello) e di qualche indicazione su quel che sta accadendo senza entrare nel merito dei fatti. Se qualcuno muore non lo dico. Se ci sono fatti importanti neppure. Al massimo urlo qualche Aaaargh! e cose del genere.

Volendo potrei reperire qualche altra informazione, ma perché andare a caccia di spoiler da sola? Se non volete sapere nulla non oltrepassate questa foto. Se lo fate non dite che non vi avevo avvertito.

Il romanzo comprende 49 capitoli più un prologo e un epilogo. Questi sono i titoli:

Prologue: By Grace and Banners Fallen

1 Eastward the Wind Blew

2 The Choiche of an Ajah

3 A Dangerous Place

4 Advantages to a Bond

5 To Require a Boon

6 A Knack

7 Into the Thick of It

8 That Smolderin City

9 To Die Well

10 The Use of Dragon

11 Just Another Sellsword

12 A Shard of a Moment

13 What Must Be Done

14 Doses of Forkroot

15 Your Neck in a Cord

16 A Silence Like Screaming

17 Older, More Weathered

18 To Feel Wasted

19 The Choice of a Patch

20 Into Thakan’dar

21 Not a Mistake to Ignore

22 The Wyld

23 At the Edge of Time

24 To Ignore the Omens

25 Quick Fragments

26 Considerations

27 Friendly Fire

28 Too Many Men

29 The Loss of a Hill

30 The Way of the Predator

31 A Tempeste of Water

32 A Yellow Flower-Spider

33 The Prince’s Tabac

34 Drifting

35 A Practiced Grim

36 Uncheangeable Thrings

37 The Last Battle

38 The Place That Was Not

39 Those Who Fight

40 Wolfbroter

41 A Smile

42 Impossibilities

43 A Field of Glass

44 Two Crafstsmen

45 Tendrils of Mist

46 To Awaken

47 Watching the Flow Writhe

48 A Brilliant Lance

49 Light and Shadow

Epilogue: To See the Answer.

Non ho resistito e li ho letti, ma in realtà leggo sempre in anticipo i titoli dei capitoli e se un romanzo non ha un indice io mi metto con cura certosina a scrivermelo da sola.

La parte finale è stata scritta interamente da Jordan, Sanderson ha fatto solo un lievissimo editing su indicazioni di Harriet. Quindi almeno lì è Robert che leggeremo. Robert ha scritto anche altre parti sparse qua e là nei volumi, ma Brandon non ha spiegato di quali parti si tratta e quindi possiamo solo fare ipotesi, per quello che valgono.

Stavolta non c’è un glossario finale, Harriet ha voluto che chiudessimo il libro con in mente le impressioni date dalla lettura, non con dettagli tecnici. Tanto quello che c’è da sapere ormai lo sappiamo, conosciamo l’Unico Potere come i vari protagonisti, quello che non sappiamo è come finirà la storia.

Sospetto di sapere quale sia la città dell’ottavo capitolo, vedremo se avrò avuto ragione. In compenso il nono capitolo ha un titolo inquietante, morire bene. Fino a ora sono morti solo personaggi marginali, la cui scomparsa faceva soffrire i protagonisti ma non i lettori. Sospetto dai commenti che ho letto che stavolta le cose cambieranno, e che vedremo morire ben più di un personaggio che abbiamo seguito per anni, volume dopo volume. Non lui e non lei, avrebbero dovuto essere i protagonisti di due romanzi outrigger che non ci saranno mai.

Di cosa sto parlando? Anni fa Jordan ha scritto un prequel alla saga, Nuova primavera. Bello, ma ovviamente visto che è una storia autoconclusiva di “sole” 350 pagine non può contenere la complessità di Randland, quindi io consiglio di leggerlo dopo aver letto diversi romanzi. In questo modo è evidente fin da subito cosa faranno due personaggi, ma si apprezzano meglio le loro azioni.

Robert avrebbe voluto scrivere altri due prequel, uno su Rand al’Thor e uno su Moiraine e la sua ricerca del bambino che sarebbe diventato il Drago, ma i lettori lo hanno criticato. Chissà cosa pensano ora coloro che lo hanno accusato di dedicarsi a cose inutili, forse per fare cassa, posticipando la conclusione della saga. Fatto sta che Robert è stato toccato dalle critiche e ha deciso di non scrivere i prequel ma tre outrigger, tre storie ambientate al di fuori della linea temporale principale della saga, e di scriverle solo dopo aver concluso A Memory of Light.

Non c’è arrivato a finire il romanzo, come ben sappiamo la malattia glie l’ha impedito, ma non gli ha impedito di lasciare il materiale necessario a completare La Ruota del Tempo. Quello e solo quello, sulle altre storie, prequel e outrigger, ha lasciato un paio di frasi a testa, troppo poco perché qualcun altro le possa scrivere. Cosa non necessaria, che lui non voleva e che per questo Harriet non avrebbe fatto realizzare comunque.

In futuro ci sarà un’enciclopedia e basta.

Però so i nomi di un uomo e una donna che avrebbero dovuto essere i protagonisti di una di queste storie, ambientata dopo Tarmon gai’don. Il che significa che i buoni vincono (Frattura del Mondo? Quella potrebbe anche esserci, chissà, anche se io ne dubito) e che lui e lei sopravvivono.

Capitolo 24, ignorare i presagi. Mmmm… chissà se è legato al Prologo, se è Rand che ignora cose che non gli piacciono o se sono del tutto fuori strada. Poco simpatico il fuoco amico del capitolo 27, ma i problemi non erano già abbastanza? Poco dopo, il capitolo 29, parla della perdita di una collina. Robert Jordan, al secolo James Oliver Rigney Jr., è stato in Vietnam, e sa cosa comporta la perdita di una collina. Quanto sarà autobiografico questo capitolo?

Il capitolo 37 è dedicato all’Ultima Battaglia, e onestamente questo titolo me lo sarei aspettato più avanti. Se parliamo con Rodel Ituralde lui sa che l’Ultima Battaglia è iniziata nelle Torri di Mezzanotte, ed è troppo presto perché sia finita, quindi perché questo titolo proprio qui?

Il capitolo 41 è dedicato a un sorriso, e a me viene in mente Tor che dice che quando riconosceremo le frasi che hanno inviato a me e a chissà quanti altri lettori saremo spesso sorpresi e che le apprezzeremo in modo nuovo. E io penso che qui ritroveremo la frase del terz’ultimo giorno, “They stood at the edge of time itself, and still Thom Merrilin found a smile”.

Sono solo una manciata di pensieri, ma anche così scrivo troppo e leggo troppo poco.

And the Shadow fell upon the Land, and the World was riven stone from stone. The oceans fled, and the mountains were swallowed up, and the nations were scattered to the eight corners of the World. The moon was as blood, and the sun was as ashes. The seas boiled, and the living envied the dead. All was shattered, and all but memory lost, and one memory above all others, of him who brought the Shadow and the Breaking of the World. And him they named Dragon.

from Aleth nin Taerin alta Camora,
The Breaking of the World.
Author unknown, the Fourth Age.

Questa è la citazione iniziale, parla dell’Ombra che cade sulla Terra, del mondo lacerato pietra su pietra, degli oceani prosciugati, dei monti spariti e delle nazioni distrutte. Parla di una luna di sangue e di un sole di cenere, dei vivi che invidiano i morti, della distruzione totale e di come tutto tranne le memorie sia andato perduto. E di un ricordo rimasto più vivo degli altri, quello di colui che aveva portato l’Ombra e la Frattura del Mondo. Colui che era stato soprannominato il Drago.

Se lo scrive un tizio nella Quarta Era possiamo supporre che ci sia una Quarta Era. Ma cosa ci dice che stia parlando di Rand? Può essere un saggio dedicato a Lews Therin Telamon, che senza dubbio ha causato la Frattura del Mondo e che una memoria distorta potrebbe far credere che sia stato responsabile dell’arrivo del Tenebroso.

Ovvio, i frammenti dicono e non dicono, e Jordan si è sempre divertito a giocare sulle informazioni errate. Mi ricorda un certo George R.R. Martin.

I punti di vista del prologo sono Bayrd, Talmanes, Isam, Leilwin, Aviendha, Androl e Moghedien. Punti di vista minori, come consuetudine per i prologhi. Talmanes compare più volte, gli altri una sola. È un allinearsi alla linea di partenza prima del via, anche se il via c’è già stato nel romanzo precedente.

Il punto di vista di Bayrd era comparso sul sito di Tor già lo scorso aprile: http://www.tor.com/stories/2012/04/a-memory-of-light-prologue-excerpt. Non vi avviene nulla di fondamentale, ma ci dimostra sempre più la forza del tocco del Tenebroso. Non si può parlare di potenti forze del male che si risvegliano e lasciare il mondo immutato. Già nella Grande caccia c’era stata una prima bolla di male, con in trascorrere dei libri le cose non hanno fatto altro che peggiorare. Viene da chiedersi, con fenomeni come questi, come qualcuno pensi di guadagnare qualcosa da un mondo sotto il dominio del Tenebroso.

Non solo vediamo il male, vediamo anche come anche non schierarsi sia un modo per schierarsi. E per essere sicuri che lo abbiamo capito bene ce lo ricorda pure Talmanes, che ci rivela alcuni aspetti soprendenti. Però una certa cosa la poteva pensare pure prima, tutto io devo dirgli?

Con Isam passiamo dalla parte dei cattivi. È da un po’ che vediamo le cose anche a modo loro, e devo dire che sono sempre molto simpatici. Nuovi ordini ,aggiustamenti nei rapporti di potere, e questo vale anche per Moghedien. Stiamo sistemando i pezzi prima di agire, e intanto facciamo preoccupare tutti.

Leilwin, aka Egeanin, me l’ero persino dimenticata. Sono troppi, quando li rivedo mi dico “ah, sì, c’era pur lui”, ma fare mente locale su tutto è impegnativo.

Aviendha… il suo viaggio nel volume precedente era decisamente inquietante. Ora è una Sapiente perciò dovremmo vederla agire in modo diverso, ma quanto peserà su di lei ciò che ha visto? L’idea di Bair è interessante, ma ho come il sospetto che non funzionerà.

Androl è interessante pure se lo conosciamo pochissimo, mi aspetto grandi cose da lui. E pure un certo Asha’man mica tanto giovane all’inizio era deboluccio.

Per ora mi limito a questi commenti, suppongo che in futuro sarò ancora più vaga e molto più emotiva. Certo c’è da essere preoccupati, ma se Orbit ha scelto una copertina bianca al posto di quella nera un motivo ci sarà.

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