Di teste e di picche

Di solito non ritorno sui messaggi già pubblicati, ma in questo caso farò un’eccezione. Sarò dispersiva, magari anche caotica, probabilmente noiosa e ridondante. E lunghissima. Se qualcuno vuole continuare a leggere è avvisato, se lo fa ugualmente e quello che segue non gli interessa sono fatti suoi. Io non obbligo nessuno a leggermi.

E almeno sul mio blog non sono democratica, come non m’importa nulla del politicamente corretto. Questo è il mio blog, parlo di quello che mi pare e come mi pare. Non intendo insultare nessuno, i litigi vengono meglio faccia a faccia che con un testo scritto su internet, ma se a qualcuno non piace quel che scrivo, ripeto, può benissimo non leggermi. Quello che non piace a me è quando le mie parole vanno a toccare persone a cui voglio bene in modi che non avevo previsto, e questo è l’unico motivo per cui ora sto scrivendo queste (troppe) righe. Generalmente preferisco tenere la stessa posizione di Marion Zimmer Bradley, “non dar mai spiegazioni e non chiedere mai scusa; i tuoi amici non ne hanno bisogno e in tuoi nemici non ci crederanno” (introduzione a La catena spezzata, edizione Nord del 1981, e non mi interessa che in un saggio i testi non si citano così).

Ovvio, il messaggio da cui è partito tutto è Il torneo di Harrenhall, George R.R. Martin e Sergio Altieri (https://librolandia.wordpress.com/2012/10/31/il-torneo-di-harrenhall-george-r-r-martin-e-sergio-altieri/). Ovvio perché mentre di solito sono piuttosto pacata nei miei commenti, tendo a buttare acqua sul fuoco per evitare ogni genere di problemi, in questo caso ho versato un po’ di benzina e acceso un fiammifero. Non ho esattamente dato fuoco, ma quando il fuoco è vicino alla benzina il rischio che accada qualcosa, in questo caso che qualcuno non gradisca, è alto.

Prima di andare avanti faccio un paio di precisazioni. Questo testo sarà pieno di link. La lettura è più pesante, ma per chi ha voglia di andare a leggere i rimandi il quadro della situazione è più chiaro. Faccio spoiler, pesanti, fino a Il grande inverno. Anche con le immagini, quindi chi non ha letto quel libro o guardato interamente la prima stagione del Trono di spade se non vuole spoiler si deve fermare qui. Non faccio nomi, a meno che non sia strettamente necessario. Alcune questioni sono private e tali devono restare, anche se questo è uno spazio visibile da tutti. Dico solo che chi non ha gradito quel che ho scritto non è Sergio Altieri. Suppongo che fino a qualche giorno fa Sergio non sapesse nemmeno della mia esistenza. Ora gli ho rotto le scatole, anche se non so come l’abbia presa. Se ha voglia di dirmi qualcosa non ha problemi a contattarmi, se non ne ha voglia è una scelta sua. Non scrivo scuse perché non le reputo necessarie. Potrei farle direttamente a lui (forse) dopo una conversazione a due, non certo qui. Questi sono solo chiarimenti.

Non troppo tempo fa commentavo con una persona che i testi scritti, che siano messaggi sul blog o mail, hanno un grosso difetto: fanno perdere le intonazioni. Rimangono le parole, ma spesso non si capisce se sono dette scherzando, con ironia, con rabbia o con qualsiasi altro sentimento. E se viene frainteso il tono, o l’intenzione, o se un’espressione è un po’ ambigua e viene interpretata nel modo sbagliato, ci si può arrabbiare, e si può litigare, per cose per le quali in realtà non ne varrebbe la pena.

Perché sono qui? Per divertirmi. Leggo, principalmente fantasy, perché mi diverte. Scrivo perché anche questo mi diverte, almeno fino a quando non mi blocco per minuti interi su un’unica frase. E a me va già bene, i miei sono testi giornalistici o conversazioni a ruota libera, suppongo che un romanziere possa bloccarsi su una frase per giorni. Scrivo testi giornalistici per FantasyMagazine, ma evidentemente questo non mi bastava. Infatti ho aperto questo blog dove a volte riporto i testi di FantasyMagazine (non ho mai fatto il contrario, il testo di un blog non è e non può essere un testo giornalistico, mentre un blog può tranquillamente variare da un’assoluta rigorosità e serietà alle scemate più totali), ma dove scrivo anche molte altre cose. Parlo di libri per bambini e delle mie stesse bimbe, di arte, di tennis, di qualunque cosa io abbia voglia di parlare. Per me sono due attività diverse, anche se in fondo a ogni testo compare sempre il mio nome. Il fatto stesso che io indichi alcuni testi con la categoria impressioni di lettura e non come recensioni è legato al fatto che reputo una recensione un testo serio, che analizza un’opera dandone anche un giudizio ma attraverso un testo ben strutturato. Nelle impressioni di lettura vado a ruota libera, e a volte scrivo anche cavolate. Insomma, mi diverto. Sono qui per divertirmi, non per litigare. Oltretutto odio le discussioni infinite in cui ciascuno è convinto delle proprie idee e non ha nessuna possibilità di far cambiare idea all’altro. Faccio sempre del mio meglio per evitare di entrare in discussioni di questo tipo, e se a volte mi ci ritrovo mio malgrado dopo due o tre tentativi di chiarimento lascio perdere. In certi casi discutere è inutile, semplicemente perché sia io che il mio interlocutore rimarremmo fermi nelle nostre convinzioni indipendentemente dagli argomenti che ciascuno potrebbe portare a sostegno della propria tesi. Quindi, perché perdere tempo? E perché farsi il sangue amaro? La finiamo lì, e amici (o nemici) come prima.

Parole, parole, parole, e nemmeno ho sfiorato il punto importante. L’avevo detto che sarei stata lunga e dispersiva, e qui chi ha avuto con me un’altra discussione ci si può ritrovare dentro.

Sean Bean/Eddard Stark nell’episodio 9 di Il trono di spade

La maggior parte dei romanzi che leggiamo (che leggo io, ma penso valga per tutti gli appassionati di fantasy) sono tradotti da un’altra lingua. Ci sono traduzioni migliori, ci sono traduzioni peggiori. Ne siamo tutti consapevoli. In autunno ho pubblicato su FantasyMagazine un articolo che ne parla: http://www.fantasymagazine.it/rubriche/17526/caro-editore-ti-odio-3/. Il testo si sofferma principalmente su George R.R. Martin e Sergio Altieri non perché la traduzione delle Cronache del ghiaccio e del fuoco sia la peggior traduzione esistente, ma perché è quella che conosco meglio.

E, fra l’altro, faccio una considerazione che forse non tutti hanno recepito:

Problemi solo di oggi? Qualcuno magari si, visto che una volta gli editori pubblicavano meno libri e potevano avere il tempo e la voglia di curarli meglio, ma se su internet fioriscono le discussioni legate agli errori di traduzione di questa o quest’altra saga, è anche dovuto alla pura esistenza di internet. Una volta se un fan notava un errore lo faceva sapere al massimo a una manciata di amici e la cosa finiva lì. Ora lo scrive su blog e forum e in breve tempo lo vengono a sapere tutti gli appassionati. Perciò può darsi che invece di essere aumentati gli errori sia semplicemente aumentata la nostra consapevolezza degli errori.

Lo so, non tutti i lettori di questo blog leggono quello che scrivo sul giornale (e viceversa) ma credo in quelle parole e sono pronta a ripeterle ogni volta che sarà necessario.

Sulla traduzione delle Cronache mi ero già soffermata anche in passato, quindi per me è storia vecchia. Forse la prima volta che ne ho scritto è stato in un articolo del 2010: http://www.fantasymagazine.it/approfondimenti/12591/sei-meta-lupi-per-george-r-r-martin/. Conoscevo da anni il problema del cervo magicamente trasformato in unicorno, e quest’anno ci ho anche scherzato sopra: http://www.fantasymagazine.it/notizie/16624/ritrovato-un-cadavere-nei-pressi-di-grande-inverno/. Per me, appunto, è storia vecchia, come per Martin è storia vecchia la decapitazione di Ned. Una miniatura dedicata alla meta-lupa morta

Martin si è stupito dell’impatto emotivo che quell’episodio ha avuto sugli spettatori perché lui lo aveva scritto 15 anni prima e quindi nella sua mente (e in quella dei lettori di vecchia data come sono io) era un fatto assodato. Ned muore, anche se gli vogliamo bene. L’impatto è devastante proprio perché gli vogliamo bene. Ed è ancora più devastante perché, pur sconfitto, avrebbe dovuto continuare a vivere, e sarebbe vissuto se Joffrey fosse stato un po’ meno sanguinario e se un tizio che io vorrei vedere morto non avesse cospirato perché le cose finissero così. Ho detto spoiler fino al Grande inverno, non metto il nome del cospiratore che nel Portale delle tenebre si rivela un intrigante molto più grande di quel che avevamo sospettato fino a quel momento.

La meta-lupa è stata uccisa da un cervo. Nella scena c’era un importante presagio visto che i meta-lupi compaiono sugli stemmi di Casa Stark e i cervi su quelli di Casa Baratheon, ma Altieri non ci ha fatto caso e ha trasformato il cervo in unicorno in quanto animale più fantasy. Quando, un anno fa, ho iniziato la lettura in parallelo di Il trono di spade e A Game of Thrones, l’ho fatto perché sapevo di questa altierata ma avevo anche letto che ce n’erano molte altre.

Il termine altierata non l’ho inventato io, mi limito a usarlo perché ormai è diffuso fra gli appassionati di Martin, è sintetico, chiaro, e mi diverte come gioco di parole. Ne ho parlato anche qui: https://librolandia.wordpress.com/2012/01/15/le-cronache-del-ghiaccio-e-del-fuoco-da-george-r-r-martin-a-sergio-altieri/.

Alcune modifiche fatte da Altieri sono comprensibili, e rientrano nella sua interpretazione del testo. I testi vanno interpretati, non tradotti letteralmente. Se non ci credete provate a far tradurre un brano da Google translator e vedete cose ne viene fuori. Ci sono modifiche comprensibili, a volte anche giustificabili. Ce ne sono alcune arbitrarie ma fondamentalmente innocue, come l’aggiunta di una frase nel trentesimo capitolo, un capitolo dedicato a Ned: https://librolandia.wordpress.com/2012/09/12/il-trono-di-spade-di-george-r-r-martin-capitolo-30-ned/. Quella frase è inutile, nel testo di Martin non c’è e quindi non ci sarebbe dovuta essere nemmeno in italiano, ma non è davvero un problema. Peggio va quando vengono cambiati i colori, quelli araldici, come in questa scena: https://librolandia.wordpress.com/2012/01/15/il-trono-di-spade-di-george-r-r-martin-capitolo-5-jon/, ma anche quelli del colore dei capelli, come in quest’altra occasione: https://librolandia.wordpress.com/2012/01/23/il-trono-di-spade-di-george-r-r-martin-capitolo-7-arya/. E se qualcuno inorridisce perché ho messo due volte i due punti in una sola frase vi segnalo che lo fa anche Pietro Citati nel bellissimo La luce della notte. Il fatto che lui faccia violenza alla punteggiatura non giustifica che lo faccia anch’io, ma almeno mi difendo dalla possibile accusa di aver inventato un nuovo modo per storpiare l’italiano. Vi avevo avvisati che sarei stata dispersiva.

Comunque l’aspetto fisico dei personaggi è fondamentale, basta pensare al fatto che Ned capisce chi è Gendry al primo sguardo e alla sua scoperta relativa al papà di Joffrey, Myrcella e Tommen. A volte l’aspetto fisico influenza la trama, e modificarlo non è cosa da poco. Altieri però ha fatto anche altre varianti, e in quei casi il senso diventa davvero poco. Jon che va avanti quando dovrebbe andare indietro (https://librolandia.wordpress.com/2011/12/30/il-trono-di-spade-di-george-r-r-martin-capitolo-1-bran/), una battuta di Alliser Thorne il cui significato si perde per strada (https://librolandia.wordpress.com/2012/03/29/il-trono-di-spade-di-george-r-r-martin-capitolo-19-jon/), Tyrion definito dalla testa matta e quindi impossibile da accusare per il mancato omicidio di Bran quando il vero problema è la mancanza di testimoni (https://librolandia.wordpress.com/2012/04/18/il-trono-di-spade-di-george-r-r-martin-capitolo-20-ned/) e potrei andare avanti ancora per molto. Le modifiche operate da Altieri sono davvero tante, e a volte sono dannose. Nessuna però lo è quanto l’indebita aggiunta di un nome nella scena del torneo di Harrenhal, episodio che spiego nel primo link di questo brano.

Un brano che contiene un’immagine molto forte, quella della testa di Altieri su una picca.

Vediamo cos’è successo.

Nell’agosto del 2011 ho letto A Dance with Dragons. Non l’ho fatto né per impazienza né per criticare Altieri, l’ho fatto per evitare spoiler. Io leggo tantissimi articoli in inglese su Martin e su Robert Jordan, e questo può creare problemi. Alcuni anni fa ho letto così tante cose su La lama dei sogni da aver poi letto un romanzo di cui conoscevo già tutto lo svolgimento. Mi sono divertita lo stesso perché quel libro è davvero bello, ma leggere temendo, o sperando, che accada qualcosa, è diverso dal leggere sapendo già cosa accadrà. Perciò ho deciso “mai più”. Martin e Jordan li leggo in inglese, così posso leggere articoli e interviste senza problemi. Sono le uniche eccezioni alla mia abitudine di leggere solo in italiano ciò che viene tradotto, e in inglese ciò che mi interessa e che altrimenti non potrei leggere perché non viene tradotto. Però in italiano mi diverto di più perché non fatico, quindi quando rileggo lo faccio sempre nella nostra lingua.

Appena La danza dei draghi è stato pubblicato mi sono data alla rilettura. Conoscevo già la trama, quindi più che agli avvenimenti ero interessata alle atmosfere e ai retroscena. Nel mondo di Martin come ben sappiamo, il passato è fondamentale. Le antiche gelosie, le alleanze, gli intrighi, la mamma di Jon Snow, tutto risale a quel periodo, perciò ogni riferimento è fondamentale. Ormai quasi tutti personaggi vivi all’epoca sono morti, ma l’ombra di quanto avvenuto è ancora molto forte, perciò i ricordi di ser Barristan, un adulto perfettamente capace di capire quel che realmente stava avvenendo, sono importantissimi. Aspettavo quel capitolo con impazienza, e quando l’ho letto… dire che la mia reazione è stata forte è un po’ sminuire la cosa. Mi sono fermata all’istante, sul nome di Ned, pensando “ma non era lui!”. Tempo un paio di secondi e sono corsa nell’altra stanza a prendere la mia copia di A Dance with Dragons, con probabilmente in viso un’espressione strana visto che mio marito, che stava uscendo per tornare al lavoro, mi ha chiesto cosa fosse successo. Trovato rapidamente il passo incriminato ho avuto la conferma che io ricordavo bene e che Altieri aveva arbitrariamente aggiunto un nome cambiando di fatto il significato dell’episodio.

Ho già spiegato perché era importante che il nome non fosse scritto, e perché quasi certamente si trattava di Brandon e non di Eddard. Esistono altri dettagli a conferma di quale sia il nome corretto, ma mi sto già dilungando fin troppo e non ho voglia di cercarli. Ricordo, però, tanto per dirne una, che in un’occasione il comportamento di Robb è accostato a quello del padre, e certo Robb non si è divertito con nessuna fanciulla per poi infischiarsene di lei.

Il problema in questo caso è grande. Le battute di Ditocorto o di Thorne diventano prive di senso ma non modificano la trama. L’unicorno fa perdere la forza e la precisione di un presagio, anche se comunque almeno uno dei due animali araldici è rimasto. E poi si tratta di un avvenimento non troppo lontano, Martin ne parla nello stesso romanzo. Ricordo, a questo proposito, che il romanzo è A Game of Thrones, anche se in Italia è stato suddiviso nei due volumi Il trono di spade e Il grande inverno. E, già che ci sono, ricordo anche che Ned e Eddard sono la stessa persona, il primo è il diminutivo del secondo, anche se ancora dopo tanti anni non ho capito come da Eddard si possa arrivare a Ned. Il presagio dunque perde forza ma non scompare del tutto, e non influenza la trama.

Qui il cambiamento è enorme, e riguarda il carattere dei personaggi. Se nei molti precedenti in cui Altieri aggiungeva il nome (o il cognome) a quel che aveva scritto Martin diventava ridondante, qui ci manda tutti fuori strada. Io non vengo chiamata Martina Frammartino dai miei amici. Vengo chiamata Martina, o Marti, o Martin (immagino che a un certo punto questo nome sia diventato inevitabile), o Marta, o Martinaus (un’ex-collega, c’è chi si diverte così…) o anche Frammi (e in questo caso potrei mordere). Nessuno però usa nome e cognome. Quando Ned parla di Jory dice Jory, non Jory Cassell. Cito lui, ma potrei citare molti altri personaggi. La precisazione del traduttore è inutile e un po’ pesante, ma posso sopravvivere alla cosa. Quello che proprio non sopporto è l’interpolazione che modifica il fatto.

Brandon e Ned erano molto diversi fra loro, e visto che determinate azioni di Ned sono legate al comportamento di uno dei membri della sua famiglia è importante sapere cosa sia accaduto. Quando Martin deciderà di essere più chiaro la saga conterrà un’enorme contraddizione, e i lettori italiani imputeranno l’errore allo scrittore, almeno quelli che non sanno che questo è un errore di traduzione. Da qui la mia reazione. Sopra le righe, certo. D’impulso, dettata dalla rabbia e dalla voglia di sfogarmi. Il computer era già acceso, e io mi sono messa a scrivere. Finito il testo ho dato una rapidissima rilettura e l’ho pubblicato, poi sono andata a prendere le bambine alle rispettive scuole. Pomeriggio con loro, poi lavoro, quindi nessuna possibilità di toccare il computer, cosa di cui ero ben consapevole mentre scrivevo. Se volevo dire qualcosa dovevo farlo in fretta, nei pochi momenti a mia disposizione. Il giorno dopo ho fatto una piccola modifica, due o tre parole, ma si è trattato di qualcosa di formale e non di sostanziale, per chiarire meglio un dettaglio che poteva essere un po’ ambiguo. Se intervengo in un testo dopo la sua pubblicazione è sempre per correggere i refusi o per ritoccare lievemente una frase che non scorre bene, mai per modificare davvero il testo. Quello che avevo da dire l’ho detto, e rimane lì.

L’immagine della picca è forte, ma è un’immagine familiare a tutti i lettori delle Cronache. Sappiamo che in Il grande inverno (e nel decimo episodio del Trono di spade) la testa di Ned viene messa su una picca. Altre arriveranno con i prossimi volumi, ma di quelle teste non parlo qui, e comunque il loro effetto è meno forte. Le reazioni a quella decapitazione sono state notevoli. Ricordo di aver visto girare un video, che non ho mai guardato fino in fondo, in cui un tizio reagiva male alla decapitazione di Ned e minacciava di fare chissà che cosa se fosse morto anche Drogo, cosa che poi puntualmente avviene. Non avendolo mai guardato fino alla fine non so cosa abbia fatto, ma dai commenti che ho sentito e letto deve essere stata una reazione abbastanza forte. La testa di Sean Bean su una picca è stato uno dei manifesti promozionali della seconda stagione di Game of Thrones, e c’è stato anche chi ha pensato di realizzare dei dolci ispirati all’episodio: http://notyourmommascookie.com/2012/04/game-of-thrones-cake-pops/.

I produttori hanno dichiarato che una delle teste messe su una picca è la testa di George W. Bush: http://www.guardian.co.uk/tv-and-radio/us-news-blog/2012/jun/14/game-of-thrones-george-w-bush-head. L’entourage dell’ex presidente non ha gradito e la produzione si è dovuta scusare per l’accaduto, ma se chi è vicino a Bush ci avesse pensato avrebbe potuto sfruttare l’episodio a livello promozionale. In fondo, quelli che hanno la testa su una picca sono i buoni, e chi prima che la situazione precipiti non vorrebbe essere al fianco di Eddard Stark? Lui muore perché è fedele ai propri principi, e dichiarare di essere dalla sua parte è un’affermazione forte. Pericolosa, vista la fine fatta da Ned, ma alcuni dei personaggi più ammirati della storia (e parlo della nostra storia, di gente come Socrate o Gesù o Gandhi o Martin Luther King, non di romanzi) sono proprio coloro che sono arrivati a morire per i loro principi. Se molti non hanno gradito, è stato Martin stesso che avrebbe voluto la propria testa su una picca come cameo, ma la produzione gli ha risposto di no perché la cosa sarebbe stata troppo costosa: http://www.empireonline.com/interviews/interview.asp?IID=1496 (prima risposta sotto la terza foto). E, come ho detto l’altro giorno, quando alcune copie di A Dance with Dragons sono state erroneamente vendute in anticipo Martin ha chiesto le teste dei responsabili su una picca: http://grrm.livejournal.com/224067.html. È ovvio che stesse scherzando, e in seguito lo ha pure precisato, ma è anche ovvio che quando qualcosa non va esattamente come noi vorremmo possono esserci reazioni non proprio misurate. Siamo fanatici? Sì, lo siamo, come ha detto anche Vulture quando ha stilato la classifica dei fan più fanatici: http://www.vulture.com/2012/10/25-most-devoted-fans.html?mid=nymag_press. I fan di Martin sono al primo posto. A me la cosa fa ridere, e indica quanto la saga abbia fatto presa in noi e nelle nostre ossa. Paul and Storm cantano della nostra assuefazione alla saga (http://www.paulandstorm.com/lyrics/write-like-the-wind-george-r-r-martin/), per cui ogni pagina che leggiamo è come per un drogato avere un po’ di droga. Se la qualità non è scadente si è al settimo cielo, in caso contrario si può diventare furiosi.

Quella canzone colpisce nel segno, fa capire perfettamente quale sia lo stato d’animo dei fan, prende in giro il lettore e soprattutto ha il giusto tono, che è quello della presa in giro scherzosa. Non prendiamoci troppo sul serio, per quanto queste opere possano piacerci sono solo libri. Si può fare un duello con le cosce di pollo, come in quel video, e si possono far girare su internet fotogrammi di Sean Bean di schiena, un attimo prima che venga eseguita la sentenza, con una linea tratteggiata che passa lungo il suo collo e l’indicazione di tagliare lungo la linea tratteggiata. Si possono prendere spezzoni di film famosi come La caduta, cambiare le battute e far capire quanto la storia di Martin ci possa coinvolgere (http://www.youtube.com/watch?v=M4yahTfJNXI), o si può ricostruire la scena fatale con i Lego: http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=4BMR8gt2uMc&feature=fvwp.

Di teste che saltano nelle Cronache ce ne sono tante, talmente tante che non è difficile immaginarne una in più, senza che questo sia un invito a una qualsiasi forma di violenza. Questa

E io voglio la testa di Sergio Altieri su una picca. Metaforicamente parlando, è ovvio che nella realtà non gli auguro alcun male, ma perché quando traduce deve sempre metterci lo zampino?

è esasperazione per una traduzione fatta molto peggio di quanto le capacità di Altieri stesso gli consentirebbero. Io rispetto l’intelligenza e le capacità di Altieri, e proprio per questo quando fa qualcosa che non dovrebbe ne sono ancor più infastidita. Uno che sbaglia senza capire cosa stia sbagliando magari è un incapace ma è in buona fede, e da lui non si può pretendere di più. Uno che sbaglia per distrazione, o perché vuole mettere il suo tocco personale in quello che sta facendo, potrebbe fare meglio, e il fatto che non lo faccia mi irrita, soprattutto quando questi errori si ripercuotono su qualcosa d’importante, o su qualcosa che amo. Quando un arbitro di calcio commette un errore mio marito, e tutti gli appassionati (tranne quelli della squadra avvantaggiata nell’occasione) si imbufaliscono, e dicono, o scrivono, cose terribili. A me non potrebbe importare meno, quindi non mi arrabbio. Non me ne accorgerei neppure, se non fosse per le urla di mio marito. Ho scritto che voglio la testa di Altieri su una picca, ma subito dopo ho aggiunto un’altra frase che modifica il tiro, ed è importante guardare sempre in contesto. Non facciamo come quella puntata di Paperissima di tanti anni fa che criticava il film JFK. Un caso ancora aperto di Oliver Stone. Io amo quel film, e quindi ho ben presente sia l’episodio preso di mira in televisione che la voce di Lorella Cuccarini che lo commenta. Immagino che i testi alla Cuccarini li scrivano, quindi l’errore è suo che evidentemente non conosceva il film, ma soprattutto di chi le ha messo in bocca le parole che lei ha pronunciato scegliendo una scena senza preoccuparsi di capirne davvero il significato.

Il procuratore Jim Garrison, interpretato da Kevin Kostner, mostra alla giuria la cosiddetta pallottola magica. È una pallottola che, sola, avrebbe fatto ben sette buchi fra auto, senatore che era sulla stessa auto dei Kennedy e non so che altro. Il filmato di Abraham Zapruder, quello che tutti abbiamo visto con Kennedy colpito a morte, registra tre proiettili. Uno è quello mortale, uno ha ferito di striscio un passante che era da tutt’altra parte mancando completamente il bersaglio reale e l’altro è quello che deve aver fatto tutti i restanti buchi. Quel proiettile viene ritrovato su una barella, ed è perfetto, non ha un solo segno, come fosse ancora nuovo. Garrison mostra alla giuria lo stesso tipo di proiettile che per prova è stato sparato contro un bersaglio e ha fatto un solo buco, e intanto ripete che è “lo stesso proiettile”. Visto che i due proiettili sono ben diversi e che il secondo è molto rovinato (dopo un solo buco) Paperissima li accostava per dire che Garrison/Kostner era in errore, mentre la realtà era esattamente il contrario. Facendo vedere come molto rovinato un proiettile che aveva fatto un solo foro il procuratore dimostrava l’impossibilità per l’altro proiettile di aver compiuto tutti i danni che gli si imputavano, e di conseguenza l’esistenza di qualcuno che lavorava per insabbiare le prove. Una frase che voleva dire una cosa, e che tolta dal contesto ne dice un’altra e sembra un errore.

Voglio la testa di Altieri su una picca è una minaccia, o un’istigazione alla violenza, aggiungere Metaforicamente parlando, è ovvio che nella realtà non gli auguro alcun male è il contesto che sdrammatizza l’immagine, anche perché di teste sulle picche ne abbiamo viste molte. Quanto alla persona che conosce Altieri, gli ho semplicemente chiesto di girargli una mia mail. Nulla di più. A quest’ora Altieri l’avrà letta e dubito che si sarà divertito. Però mi è sembrato giusto, visto che ne avevo la possibilità, rivolgermi direttamente alla persona che mi aveva fatta arrabbiare e che io avevo aggredito. Suppongo che se fosse stato presente quando ho letto la famosa frase gli avrei detto qualcosa tipo “ma che caxxo hai combinato?”, invece ho scritto il testo che è ancora lì in bella mostra sul blog. Poi, dopo essere sbollita un po’, ho scritto una mail di cui riporto qui solo una parte del testo:

(…)

Quando ho letto la frase nella tua versione ho avuto una reazione abbastanza forte. Io avevo letto il romanzo originale nell’agosto del 2011, e quell’episodio era stato uno di quelli che mi aveva colpito, quindi lo attendevo con impazienza. Solo che il nome Eddard non mi tornava, così ho preso il libro originale, ho fatto il confronto, visto come avevi tradotto quella riga e scritto un pezzo sul mio blog che non è esattamente un modello di imparzialità giornalistica ma che rispecchia esattamente il mio stato d’animo. Se hai voglia di leggerlo si trova qui:https://librolandia.wordpress.com/2012/10/31/il-torneo-di-harrenhall-george-r-r-martin-e-sergio-altieri/, ti avviso comunque che non parlo bene di te o del tuo lavoro.

Non ti scrivo semplicemente per farti sapere che mi sono arrabbiata nel leggere quella frase, ma per farti conoscere il problema. Anche se Le cronache del ghiaccio e del fuoco ormai vendono tantissimo e vengono continuamente ristampate, dubito che Mondadori farà mai una revisione della traduzione come Salani sta facendo con Harry Potter. Però una piccola modifica si può fare, togliendo un singolo nome dalle successive ristampe.

(…)

Il motivo per cui ti scrivo è questo, chiederti se puoi far correggere il testo nelle ristampe che certamente ci saranno. Mondadori farebbe la bella figura di far vedere ai lettori che, almeno in questo caso, ha ascoltato le loro lamentele dei lettori, e suppongo che ci sarà anche qualche persona in meno a inveire contro di te, cosa che ormai mi sembra uno sport molto diffuso fra i lettori di questi libri. Quanto a me, semplicemente amo i romanzi e vorrei vederli tradotti al meglio. Il che non significa perdere il tuo stile o le tue capacità, ma ritengo fondamentale che non si perdano i riferimenti, le allusioni e gli eventuali depistaggi di Martin.

(…)

C’è pure un refuso ma pazienza, ormai ho spedito questo testo. Verranno corrette le ristampe? Basterà aspettare qualche mese per saperlo. Io mi auguro di sì, è il motivo per cui ho scritto quel che ho scritto, ma è qualcosa su cui non ho alcun potere. La cosa non dipende da me ma dai diretti interessati, a loro la risposta. E con questo chiudo, ho già perso fin troppo tempo. Solo, mi complimento con chi è riuscito a leggermi fino alla fine senza addormentarsi.

Edit: alcuni mesi dopo ho incontrato alcun persone della casa editrice Mondadori e abbiamo avuto un piacevole scambio di opinioni: https://librolandia.wordpress.com/2013/03/05/george-r-r-martin-e-mondadori/. Ma le teste non finiscono con quelle che vi ho mostrato più sopra, perché sono stati realizzati anche dei pupazzetti raffiguaranti i personaggi della saga. Quello di Ned Stark ha la testa removibile, chissà come mai:

Notato che è indicato per persone di età superiore a 17 anni? In questo articolo se ne parla un po’: http://winteriscoming.net/2013/07/comic-con-exclusive-thrones-funko-pop-figurine-is-nothing-to-lose-your-head-over/.

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12 risposte a Di teste e di picche

  1. ClaudioLXXXI ha detto:

    Ti ho letta fino alla fine senza addormentarmi e sono con te.
    Nessuna persona di buon senso potrebbe leggere il tuo post e pensare che sia vero incitamento alla violenza, è implicito dal contesto che la frase è ironica, ed è reso esplicito subito dopo dall’aggiunta del metaforicamente etc. Se qualcuno insiste a vederci un’apologia della decapitazione, pazienza, è un suo problema semantico, non tuo. Oppure è menare il can per l’aia onde depistare dal vero problema che è l’erroraccio di traduzione.
    A mio avviso la questione è semplice. Ci sono i professionisti e ci sono i critici, entrambi divisi in due sottocategorie.
    I professionisti sono tutti fallibili, un grosso errore può succede, non è di per sé indice di incompetenza. Dopodiché ci sono quelli che ammettono l’errore e lo tesaurizzano come esperienza per la prossima volta; e ci sono quelli che non lo ammettono, cercano di nasconderlo sotto il tappeto e non vogliono che se ne parli, se gli accenni a quando hanno fatto quella cappellata ti guardano male e giurano vendetta. Non so in quale sottocategoria rientra Altieri, gli auguro la prima.
    Chi giudica il lavoro altrui fa il critico. Il critico deve correggere gli errori altrui, ma può farlo per aiutare o per godere. Chi corregge per aiutare ha come obiettivo il miglioramento del prodotto, e solitamente sa di essere anch’egli (o ella) fallibile quanto il professionista. Se avessero chiamato te a tradurre Martin avresti fatto anche tu degli errori, probabilmente non quegli stessi specifici che ha fatto Altieri, ma altri ancora; probabilmente meno forti, ma non è detto. Come ne avrei fatti anch’io, come ne farebbe chiunque. Ti leggo da un po’ e so che tu rientri in questa sottocategoria, e questa non è una captatio benevolentiae, è una constatazione.
    Poi ci sono quelli che criticano per godere. Sono come quei tifosi che guardano la partita e inveiscono contro i calciatori e loro ovviamente non avrebbero MAI sbagliato quel rigore o quel passaggio. Nella maggior parte dei casi è gente che in campo non ci scende mai, neanche per la partitella della domenica scapoli vs ammogliati, insomma non sa in prima persona cosa significa fare quel lavoro. Chi critica per godere non è veramente interessato a migliorare il professionista e il suo lavoro, è interessato solo a sentirsi superiore all’altro, come un fariseo. Questo tipo di critici imbestialisce, giustamente, qualunque professionista.

  2. M.T. ha detto:

    Un testo andrà interpretato, d’accordo, ma il suo significato non va stravolto: un cervo rimarrà un cervo, non può diventare unicorno (un esempio tra i tanti citati). Questo o è un errore o è una mancanza di rispetto verso il lettore, poiché si ritiene che al lettore di fantasy possa essere propinato di tutto. Non perché si tratta di libri, si può rovinare il prodotto: con quello che Mondadori fa pagare i suoi volumi è diritto del lettore pretendere e volere che il lavoro sia fatto bene, mantenendo il senso originale del testo. Il modus operandi di questa casa editrice negli anni è sempre più scaduto, a dimostrazione della considerazione che ha del suo pubblico.
    Hai fatto bene a criticare e mostrare gli errori. E chi ha criticato le tue parole, riprendendo le parole di Claudio, l’ha fatto per distogliere l’attenzione dal problema: atteggiamento tipicamente italiano e berlusconiano (strano che sia così nel caso della Mondadori, vero?).

    Per quanto riguarda i toni, che su internet sono difficili da far capire, quando fai una battuta o usi un tono scherzoso, usa le faccine: può aiutare 😉

  3. Giuseppe ha detto:

    Concordo PIENAMENTE con quello che hai scritto. Credo che, purtroppo, l’operato di Altieri rientri in un “modus operandi” comune in Italia e, restringendo il campo, nel mondo dell’editoria e, restringendo ancora di più il campo, in Mondadori. Peccato….

  4. Io non so come Altieri abbia preso le mie parole. Certo non può aver gradito il precedente messaggio sul blog, non ho idea di quale sia stata la reazione al messaggio privato che, come avete visto, ha tutt’altri toni. Chi si è arrabbiato non è stato lui, e non lo ha fatto direttamente con me. A me non è arrivato nessun tipo di commento, al di là del fatto che si è praticamente trovata a dovermi giustificare una persona che neanche sapeva del mio pezzo perché io non glie l’avevo detto. è questo che mi ha infastidita e che mi ha spinta a scrivere, il coinvolgimento di qualcuno che avrebbe dovuto essere del tutto estraneo alla vicenda.
    In linea di massima sono per evitare le generalizzazioni. Troppo spesso vedo commenti negativi sulla Mondadori semplicemente sulla base del nome del proprietario. Questo basta a molti per parlare di sistema corrotto e volto a influenzare le opinioni della gente. Io sono convinta che in molti ci vogliano influenzare per i lori scopi, fosse anche solo per spillarci più soldi vendendoci in tre parti quello che in realtà è un unico romanzo, ma la teoria del complotto spesso fa troppi proseliti. A voi è mai capitato di leggere l’espressione imMondadori? A me sì, un bel po’ di volte, con un bel po’ di strali lanciati contro la casa editrice e contro tutti coloro che lavorano sotto il suo marchio. Fra i quali ci sono anch’io, quindi come potete immaginare la cosa non mi rende proprio felice.
    Un paio di settimane fa è venuto in negozio un tale che voleva un libro su fra Dolcino e i dolciniani. Il presunto esperto ha esordito con un errore cronologico perché mi ha spiegato che si trattava di un eretico del seicento, riuscendo in un colpo solo a supporre implicitamente che io non sapevo chi fosse e allo stesso tempo sbagliando la collocazione storica di ben quattro secoli. Non l’ho corretto, se lui è in errore non sono fatti miei e non mi va di discutere per nulla. Comunque non avevamo nessun libro, il poco che ho trovato in commercio era di piccole case editrici e vecchio di anni. Quando glie l’ho detto lui ha iniziato a pontificare contro la Chiesa che non vuole che si parli di questi argomenti e quindi fa sparire i libri, infischiandosene del fatto che io gli ho detto, al primo accenno di vittimismo da complotto, che non avevamo i libri perché non c’era richiesta. Lavoro in libreria dal 2001, e a mia memoria questa è la prima volta che mi chiedono un libro su fra Dolcino, ma questo a lui non interessava. Più facile inveire che soffermarsi a pensare che commercialmente parlando è un suicidio tenere in negozio merce di cui non c’è richiesta, indipendentemente dalla sua importanza. Io ho reso libri di autori che amo perché non vendevano, e il mio lavoro comporta fare queste cose anche se non vorrei.
    Allo stesso modo, non vedo la lunga mano di Mondadori dietro ogni cosa che fa la casa editrice, come se ci fosse un’oscura entità a controllare il tutto. Non me la prendo con Mondadori per una traduzione scorretta, semmai me la prendo con il diretto responsabile, cioè il traduttore. Secondo me il problema è che Altieri è un romanziere, il che significa che ha un suo stile e le sue convinzioni su come deve essere scritto un testo, e a volte lascia che la sua sensibilità di scrittore influenzi troppo la traduzione. Questo almeno per l’unicorno, in altri casi posso supporre si sia trattato di fretta o distrazione visto che da quel che so Altieri si occupa di parecchie cose. Immaginare che sia andata così non significa giustificarlo, e anche se non credo sia realistico sperare in una ritraduzione dei volumi fin qui pubblicati mi auguro che la qualità futura possa migliorare. Perché questo avvenga però dobbiamo essere in tanti a lamentarci e a dire che vorremmo che il lavoro (in questo caso un libro) per cui spendiamo i nostri soldi sia fatto nel modo migliore.
    Faccine? sì, le uso poco, in genere dimentico persino la loro esistenza. 😉

  5. M.T. ha detto:

    Gli errori e le sviste possono esserci: un refuso scappa a tutti. Ci sta se si è blogger; molto meno se è un’azienda strutturata come la Mondadori, con professionisti che vengono pagati per realizzare prodotti che devono rispondere a determinati requisiti qualitativi.
    Non si parlava di complotti se i libri di Martin vengono divisi in tre parti e quello che all’estero costa 20 E e invece in Italia viene a costare oltre i 50 E: questa è una politica aziendale sbagliata, sfruttatrice e irrispettosa (che poi dietro Mondadori ci sia anche la politica, è un dato di fatto: basta vedere l’inchiesta della Gabanelli per Report sulla casa editrice e i soldi dei giochi online che arrivavano nelle sue casse per tamponare i debiti che ha in carico http://www.lestradedeimondi.com/?p=1593 ).
    E’ vero, bisogna farsela con il diritto interessato, ma in una CE così grande, possibile che non ci sia nessuno che controlli il suo operato, che verifichi che il lavoro svolto è stato svolto con il livello professionale richiesto per una ditta così grande e conosciuta? I responsabili per me sono diverse persone, non solo una.
    Se ci sono critiche negative sulla Mondadori, non è perché il proprietario è Berlusconi, ma perché realizza prodotti che hanno dei difetti: Martin, ma anche Brooks, per esempio. Visto il costo dei libri, questo non deve succedere.
    Poi se arrivano delle critiche a te perché lavori come commessa di una libreria del circuito Mondadori, questo denota la poca intelligenza delle persone, che se la fanno con l’unica persona con cui hanno contatti diretti appartenente al gruppo: vanno sempre a colpire la parte sbagliata, quando invece dovrebbe reclamare con chi gestisce le scelte e realizza il prodotto.

  6. In certi casi ti fidi delle persone con cui lavori, perché se controllassi tutto non riusciresti più a fare nulla, sommerso dalla quantità di cose da controllare. Supponiamo che un collaboratore di FantasyMagazine scriva un articolo sul nuovo libro dello scrittore Tizio Caio, e che affermi che Tizio Caio è nato l’11 novembre del 1970, tanto per mettere una data a caso. Io non vado a controllare se la data è esatta, suppongo che lo abbia fatto lui. Se controllo tutto non ne vengo più fuori. Certo, se è un argomento che conosco bene gli errori magari li vedo anche al primo sguardo, ma su alcune cose ci si fida della competenza della persona a cui si è assegnato il lavoro. Soprattutto se è esperto.

  7. M.T. ha detto:

    E’ vero, c’è la questione fiducia: se una persona ha dimostrato di meritarsela, e ha dimostrato il suo valore, si evita di controllare perché altrimenti, come dici tu, non se ne esce fuori.
    Altra cosa se il lavoro che ha fatto ha dimsotrato delle mancanze che sono state fatte notare, come nel caso in questione: a questo punto un controllo ulteriore è doveroso, visto il numero di utenti che si va a raggiungere.

  8. Giuseppe ha detto:

    Temo che il discorso su Mondadori (non mi interessa chi sia il proprietario e ancora meno il “complottismo”) sia comune a molte (tutte?) grandi aziende del nostro paese. Chi pensa che più una “ditta” sia grande più ci sia al suo interno professionismo è, a mio parere, un illuso. Personalmente ho verificato che spesso, invece, c’è MOLTO pressapochismo e che quando una persona riesce a raggiungere un certo ruolo (magari per conoscenze o favori) diventa quasi intoccabile. Il ragionamento vale sicuramente (secondo me) per i ruoli “intermedi alti”. Altieri è arrivato a ricoprire importanti incarichi in Mondadori ed è (quasi) intoccabile. Ritengo però giusto parlarne e aderirei volentieri a iniziative che, in qualche modo, facciano presente a tutti i livelli la questione.
    Grazie.

  9. M.T. ha detto:

    Il discorso che fai Giuseppe è giusto, ma essendo così grande e strutturata, con tanti addetti ai lavori, una CE come la Mondadori potenzialmente ha la possibilità di fare un lavoro migliore. Che poi la realtà sia un altro paio di maniche, è un altro discorso.

  10. Giuseppe ha detto:

    Lavoro in una grande azienda (la seconda più grande d’Italia per numero di addetti) e sempre per lavoro sono spesso in contatto con altre aziende di varie dimensioni: per esperienza diretta ti posso dire che più sono “ampie” più sono dispersive. La Mondadori ma anche editori enormemente più piccoli (Fanucci, per dirne una) sono gestite spesso in maniera pressapochistica. Come hai detto non è questione di “potenzialità” ma di “realtà”. Quello che possiamo fare è protestare (civilmente”.
    Grazie.

  11. Nevicata ha detto:

    Seguo questa saga dal 2005 e ho sempre trovato decisamente irritanti queste traduzioni talvolta un po’ troppo libere.
    Nel mio piccolo adotterò la seguente politica:
    1) Ho acquistato e continuerò ad acquistare i libri di Martin pubblicati dalla casa editrice americana, per capire senza filtri quel che scrive l’autore e non avere qualcuno che “capisce” al posto mio. Ritengo inoltre assurdo aver pagato 22 euro per un libro cartonato in inglese e dover pagare un totale di 31,5 euro per leggere la medesima storia in italiano, divisa in tre libri in edizione economica, peraltro tradotti male;
    2) Non comprerò MAI PIU’ un libro pubblicato da Mondadori o dalle sue divisioni editoriali. Qualora per leggere tale libro io sia costretto a servirmi della Mondadori, prenderò il libro in prestito in biblioteca.
    3) Non comprerò MAI PIU’ libri tradotti da Altieri o dal suo staff.

  12. Pingback: Le cronache del ghiaccio e del fuoco: Mondadori editore, Sergio Altieri e la traduzione | librolandia

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