John Howe e le illustrazioni fantasy

Illustrazione di John Howe per la copertina di A Song for Arbonne di Guy Gavriel Kay

Ci sono libri che aspettiamo per mesi, magari anche per anni, e altri dei quali fino a un attimo prima ignoravamo perfino l’esistenza. Il libro che ho atteso più a lungo è stato L’ascesa dell’ombra di Robert Jordan, ben nove anni. In questo caso la colpa è stata di Mondadori che ha interrotto la pubblicazione della serie e mi ha impedito di andare avanti a leggere La Ruota del Tempo fino a quando Fanucci, dopo aver ricominciato la pubblicazione, non è arrivato al primo volume inedito in italiano. Attese molto lunghe anche con George R.R. Martin, visto che io sono una sua lettrice fin da quando Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono arrivate in Italia nel 1999. Il che significa che prima mi sono goduta i cinque anni di attesa fra A Storm of Swords e A Feast for Crows e poi i sei anni fra A Feast for Crows e A Dance with Dragons. Speriamo solo che con The Winds of Winter Martin non stabilisca un nuovo record.

E poi ci sono quei libri che vedi all’improvviso, quando meno te lo aspetti, e che ti restano appiccicati alle mani al punto da costringerti di passare dalla cassa prima di uscire. A voi quante volte è successo? A me ultimamente non capita tanto spesso solo perché conosco in anticipo la maggior parte dei libri che usciranno e quindi entro in libreria sapendo già che ci sarà quel tal volume che aspettavo. A volte però vengo colta di sorpresa anch’io, specie se si tratta di volumi in inglese.

Ne avevo già accennato in luglio. Un giorno sono entrata in libreria e sono stata colpita dalla visione di un drago.

Smaug.

La conosciamo tutti quella meravigliosa immagine di John Howe, vero? Se volete un’analisi seria delle opere, le sue ma anche quelle di Alan Lee, provate a leggere qualcosa di Chiara Codecà, o ad ascoltare una delle sue interessanti conferenze. Io so che conoscevo quel drago da molto tempo, e che non potevo certo ignorarlo. Ovvio che ho preso il libro e ho iniziato a sfogliarlo.

Quanto ci facciamo attirare dall’immagine di copertina quando acquistiamo un libro? Da tre settimane su FantasyMagazine sto pubblicando una serie di articoli intitolati Caro editore, ti odio, e il quarto e ultimo, quello che uscirà lunedì, parla anche delle copertine, anche se sui soggetti mi soffermo davvero poco. Come ho detto tante volte, ho troppo poco tempo per fare tutto ciò che vorrei e quindi spesso non scrivo articoli che penso che possano essere interessanti, o non sfioro semplicemente determinati argomenti senza approfondirli davvero, perché non trovo il tempo per farlo.

Per anni ho sopportato (in buona compagnia di tutti gli appassionati del genere) copertine fantasy terribili. In un’occasione ho preso in prestito in biblioteca un libro, Guerriere senza tempo, vergognandomi come se avessi in mano le varie sfumature di grigio, nero, rosso e magari anche Gigio per colpa della copertina. Però conteneva un racconto di Martin (successivamente ripubblicato in I re di sabbia) e quindi non potevo proprio non prenderlo.

E di Nihal della Terra del Vento vogliamo parlare? Siamo nel 2004, eppure ci troviamo ancora di fronte una guerriera che combatte in reggiseno di metallo. Qualcosa che copre di più per evitare di essere ferita no? E magari che non s’infilzi nella pelle diventando a sua volta un’arma da taglio nel caso in cui il guerriero nemico colpisca proprio il reggiseno… Il bello è che l’illustrazione è stata affidata a Paolo Barbieri, uno che sa disegnare sul serio, ma se è questo quello che gli chiedono lui ovviamente non può che realizzare opere sulla cui logica è meglio stendere un velo pietoso. Ecco, la considerazione per il fantasy e per i suoi lettori è spesso tale (più in passato che ora, anche se ancora questa convinzione non è sparita del tutto) che gli editori pensano di poter vendere di più con copertine raffiguranti fanciulle discinte, mentre una trilogia erotica come quella delle Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James ha copertine serie, in modo che chiunque possa farsi vedere in giro a leggerla senza sentirsi imbarazzato per i contenuti più che espliciti del libro. Diamo un’aura di letterarietà all’erotismo (e se si trattasse di Henry Miller o di Pauline Réage non avrei nulla da ridire, ma qui stiamo parlando di una scrittrice che per sua stessa ammissione si è ispirata a Twilight per la trama e che da quel che ho letto è pure sgrammaticata) e liquidiamo il fantasy con copertine che banalizzano e travisano l’intero contenuto. Eppure già molti anni fa, in un brano che purtroppo non riesco più a trovare (e mi sarebbe piaciuto molto poter fare una citazione precisa) Marion Zimmer Bradley si lamentava delle copertine delle opere di fantasy o fantascienza su cui campeggiava un mostro dagli occhi d’insetto che incombeva desideroso su una fanciulla seminuda. Se l’intento dell’illustratore era chiaramente erotico, Marion affermava senza mezzi termini che una creatura tanto aliena poteva essere interessato alla fanciulla solo come un buon pasto. Eppure spesso siamo ancora lì.

In molti casi le copertine vanno semplicemente sopportate. In molti casi, ma per fortuna non sempre. Chiara ha parlato più volte delle copertine dei romanzi di J.K. Rowling, e un suo testo sull’argomento si può trovare anche nell’interessante raccolta di saggi Potterologia, ma l’ho anche sentita parlare degli illustratori di Tolkien e anche in quel caso pendevo dalle sue labbra. E poi ho visto Tor pubblicare le nuove copertine per la versione ebook della Ruota del Tempo, e alcune sono straordinarie. Sono stata toccata dalla morte di Darrell K. Sweet, illustratore storico della saga di Jordan e, ho scoperto in seguito, autore di parecchie immagini che nel corso degli anni mi avevano affascinata. Ho letto apprezzamenti (pienamente giustificati) di Brandon Sanderson su Michael Wheelan. Ho acquistato i due volumi The Art of George R.R. Martin’s A Song of Ice and Fire, apprezzati da Martin, e anche se non tutti i disegni mi sono piaciuti ho scoperto il talento di Michael Komarck. Ma anche i calendari di Martin hanno visto all’opera alcuni illustratori straordinari. Mi piace molto il Charles Vess di Istruzioni. Tutto quello che devi sapere per il tuo viaggio, libretto con testo di Neil Gaiman, anche se in Bone. La principessa Rose di Jeff Smith la mano di Vess mi è piaciuta molto nei paesaggi, meno nei personaggi. E le immagini che Martin Springett ha realizzato per le opere di Guy Gavriel Kay mi hanno colpita fin dal primo istante. E, visto che amo l’arte fiamminga del Rinascimento, non potevo non notare L’arazzo di Tolkien di Cor Blok, ispirato proprio a quelle opere e in particolare a Peter Bruegel. Di tutti dopo aver visto una manciata di opere sono andata a esplorare il loro sito per vedere cos’altro avevano fatto.

Illustratori bravi ce ne sono e sanno fare ben altro che fanciulle distinte concupite da mostri dagli occhi d’insetto, se l’editore glie lo consente. Tutto questo per dire che ho visto – e acquistato all’istante – Myth & Magic. The Art of John Howe, e anche perché io la capacità di sintesi non so nemmeno dove stia di casa.

Si tratta ovviamente di un volume illustrato con testo abbastanza contenuto. Un’introduzione di Peter Jackson, visto che Howe ha lavorato per creare l’aspetto visivo della sua trilogia cinematografica Il signore degli anelli, una postfazione di Alan Lee, con il quale ha collaborato, e diversi brani autobiografici che spiegano il suo percorso, nato dalla passione e dal talento, affinato in un’infinità di immagini, non tutte precedentemente pubblicate, e tante, tante opere. La stampa è di buona qualità, quindi si può apprezzare davvero il suo lavoro. Pubblicità, loghi, bozzetti, scene legate a Tolkien ma anche cattedrali, armature, mostri, scene di fantascienza, un incredibile pop up, immagini per altri artisti quali Robin Hobb o David Gemmell. Per chi ama le illustrazioni questo è un libro da non perdere.

Il blog di Jonh Howe: http://www.john-howe.com/blog/.

Edit: parecchi anni dopo aver scritto quest’articolo, nel novembre del 2018, ho incontrato Howe al termine di una sua conferenza. Naturalmente gli ho fatto autografare il suo libro. La maggior parte dei presenti aveva in mano il suo Guida ai luoghi della Terra di Mezzo, appena pubblicato. Quando John ha visto quel che avevo in mano ha esclamato un sorpreso e felice “oh, Myth and Magic!”. Questo è il resoconto della serata: https://www.fantasymagazine.it/29543/alan-lee-e-john-howe-immaginifico-tolkien.

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4 risposte a John Howe e le illustrazioni fantasy

  1. M.T. ha detto:

    Howe, Kormarck e Wheelan (magnifica la copertina di La via dei Re) sono creatori di vere e proprie opere d’arte 🙂

    "Mi piace"

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