Brandon Sanderson e Le cronache della Folgoluce

Senzavero. Musicaspren. Folgoluce. Stratolame. Fiammaspren. Cinque parole inventate in sole quattro pagine, le prime del prologo, finché ancora regna la calma. Ovviamente senza contare i nomi propri o quelli dei popoli, e senza considerare che confondo continuamente occhichiari e occhiscuri. Sono contenta di aver deciso di non leggere La via dei re di Brandon Sanderson in inglese, questa terminologia mi avrebbe uccisa. In italiano invece il libro scorre abbastanza bene, anche se per ora sono appena all’inizio e ne lo letto meno di un decimo. Cioè poco più di 100 pagine che, per un romanzo non di fantasy, potrebbe anche essere una buona parte. Devo dire che noi ci facciamo sempre distinguere.

Le mie colleghe, che pure sono buone lettrici, si impressionano quando mi vedono questi tomi in mano. E io, seria seria, dopo aver spiegato che mi piacciono i libri lunghi aggiungo tutta contenta che questo è il primo volume di una serie di dieci. A questo punto si mettono a ridere e se ne vanno ritenendomi un po’ folle. Quanto ci può volere per leggere una serie di questo tipo? Dipende, anche perché per ora questo è l’unico libro pubblicato.

Sanderson è uno scrittore rapido, quindi fra quanto avremo la conclusione della saga con i prossimi nove volumi? Fra vent’anni? A conti fatti, leggo Robert Jordan dal 1992, anno della prima traduzione italiana di L’Occhio del Mondo, quindi con lui a vent’anni ci sono arrivata. La conclusione la leggerò solo il prossimo anno, visto che A Memory of Light è previsto per l’8 gennaio 2013.

George R.R. Martin lo leggo “solo” dal 1999, anno della traduzione del Trono di spade. Martin però è uno scrittore lento e gli mancano ancora (almeno) due libri per concludere Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Quanto dovremo aspettare, altri dieci anni? Spero meno, ma anche lui mi sta accompagnando per una fetta importante della mia vita.

Ora ho iniziato Le cronache della Folgoluce, vedremo come andrà. Intanto segnalo che l’articolo che ho scritto per FantasyMagazine in occasione della pubblicazione del romanzo e che poi ho ripubblicato qui (https://librolandia.wordpress.com/2012/02/23/la-via-dei-re-di-brandon-sanderson/) è incompleto, anche se Simona Ricci si era chiesta se c’è qualcosa che non so. Il fatto è che già così l’articolo era fin troppo lungo, e io avevo così tante informazioni, prese da posti diversi, da non riuscire a incastrarle bene l’una nell’altra senza dilungarmi troppo e mantenendo il discorso scorrevole. Così ho semplicemente evitato di scrivere alcune (tante) cose.

 

Sanderson si è costruito la reputazione di essere bravo a inventare sistemi magici. Per ogni libro che scrive è in grado di inventare una nuova forma di magia. Ma per lui la parte più importante di un libro non è la magia, sono le persone toccate dalla magia, e anche questo romanzo è una storia dedicata a personaggi che ama.

Il romanzo era nato nella sua testa tanti anni fa con un tale che prendeva una buona decisione. Da qui aveva scritto un intero libro solo per rendersi conto, una volta ultimato, di aver sbagliato. Così è tornato all’inizio e ha preso il sentiero più difficile. Questo sentiero ha piazzato il protagonista nelle peggiori circostanze immaginabili e lo ha scaraventato contro le pietre, in un mondo in cui non ci sono terra o sabbia per attutire la caduta.

Il suo obiettivo è diventato provare che la buona decisione in realtà non era la migliore. La via dei re è la storia di questo personaggio, anche se condivide le pagine con altre figure. Ma la loro storia sarà spiegata nei prossimi volumi.

 

Ho riletto questo commenti scritti per il sito di Tor (http://www.tor.com/blogs/2010/06/lemgthe-way-of-kingslemg-an-introduction), il suo editore, per inquadrare un po’ meglio una storia difficile, e perché, ricordando di averli letti quando ancora mi dicevano ben poco, volevo vedere se stavolta capivo di più. Il preludio è affascinante. Chi sono queste dieci figure? Che ne è stato di chi è rimasto indietro? E cosa hanno fatto in tutti questi secoli gli altri nove? A proposito, i dieci personaggi hanno nulla a che vedere con i dieci libri? Sembra un collegamento troppo ovvio, anche perché Sanderson ha dichiarato che probabilmente Kaladin, che ritornerà ancora nei prossimi volumi, sarà quasi certamente protagonista di un altro romanzo, e quindi escluderebbe uno dei suoi soci.

4.500 anni dopo c’è il prologo. E Sanderson ci spiega (http://www.tor.com/blogs/2010/08/its-here) che il suo antico romanzo si focalizzava su due vicende principali, quella di un re saggio assassinato, fatto che ha costretto suo fratello minore a diventare il reggente e a proteggere il legittimo erede, e quella di un uomo di nome Rick, inizialmente ritenuto l’assassino.

Il re assassinato l’ho già trovato, il fratello, Dalinar, non l’ho ancora visto ma so che lui deve trovare alcune parole. Quali, e perché, è ancora da vedere.

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3 risposte a Brandon Sanderson e Le cronache della Folgoluce

  1. M.T. ha detto:

    Chi ti conosce ti considera un pò folle per via dei grossi tomi che leggi; a me considerano tale perché leggo… -.-‘

  2. Tieni presente che lavoro in una libreria, e non è un caso. Io ho mandato curriculum a tutte le librerie di Milano, a qualcuna, come quella che mi ha assunta, anche più di una volta. Mi devono aver assunta per sfinimento…
    E anche per la maggior parte delle mie colleghe si è trattato di una scelta. Nio volevamo lavorare nei libri perché li amiamo. Certo, non tutti quelli che vogliono lavorare in una libreria poi riescono a farlo davvero, ma il nostro è per forza un ambiente in cui si legge molto. L’altro giorno mi ha fatto sorridere un cliente, che chiedendomi un libro ha detto che era di oltre 400 pagine, quindi anche piuttosto grosso. Io non ho commentato, non vale la pena rischiare di far offendere una persona per una sciocchezza, ma per me un libro di 400 pagine è di dimensioni medie. Più verso il corto che verso il lungo. è proprio vero che ogni persona percepisce le cose a modo suo…

  3. M.T. ha detto:

    Già, 400 anche per me è la media, tendente al ribasso 😛

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