La via dei re di Brandon Sanderson

Quest’anno sembra che le mie bimbe, a turno, si stiano dando da fare per prendere tutte le influenze e le malattie in circolazione. Febbri in abbondanza, sesta malattia due volte (e per fortuna che è una malattia rara, e che è ancora più raro prenderla due volte) e acciacchi vari che mi hanno ripetutamente costretta a tenerle a casa. So che è normale, ma è comunque una scocciatura che, fra le varie ripercussioni, ha anche quella di sottrarmi tutto il tempo che in giorni più sani dedico alla scrittura. Perciò non sempre riesco a preparare qualcosa per il blog, o anche per FantasyMagazine. Quindi oggi, approfittando del fatto che il libro che inizierò nel giro di qualche ora è proprio La via dei re di Brandon Sanderson, riciclo un articolo che avevo pubblicato in dicembre su FantasyMagazine.

Lo scrittore mi piace. Ho iniziato a leggere il suo Mistborn. L’ultimo impero per capire a chi Harriet Popham Rigney (o Harriet McDougal, chiamiamola come vogliamo, è sempre la vedova ed editor di Robert Jordan) aveva affidato il completamento della Ruota del Tempo. Ho letto il primo Mistborn, e in seguito anche gli altri volumi della trilogia, e non posso che concordare con Harriet sulla bontà della scelta fatta. La lettura di Presagi di tempesta e Le torri di mezzanotte è un’altra conferma. Sanderson sa scrivere, nei romanzi della Ruota del Tempo è riuscito a rimanere fedele alla visione di Jordan e nei suoi è stato capace di creare storie originali, conivolgenti, e molto ben strutturate e narrate. Per questo ho alte aspettative su questo romanzo, vedremo in futuro se saranno state rispettate.

L’articolo:

La prima cosa che colpisce guardando La via dei re di Brandon Sanderson sono le sue dimensioni monumentali. Ben 1146 pagine scritte fitte fitte, interrotte solamente da una manciata di illustrazioni realizzate da un team di artisti su indicazioni dello stesso autore.

Ho terminato la prima bozza di La via dei re nel 2003” ha scritto Sanderson nella pagina dedicata ai ringraziamenti, “ma avevo cominciato a lavorare a parti del libro alla fine degli anni ’90. Frammenti di questo romanzo risalgono ad ancora prima nel mio cervello.”

Una gestazione lunghissima per un’opera che si prefigge l’ambizioso obiettivo di divenire uno dei punti di riferimento per la fantasy nei prossimi anni. E che ne sia convinto non solo l’autore ma anche l’editore lo dimostrano — oltre alla pura e semplice dimensione del volume — la presenza delle illustrazioni interne, funzionali all’opera ma con il grosso difetto di far lievitare notevolmente i costi di stampa, e la bellissima illustrazione di copertina realizzata dal grande artista Michael Wheelan e mantenuta anche da Fanucci per la traduzione italiana. Quanto all’apprezzamento della critica basti ricordare che l’opera ha ottenuto il David Gemmell Legends Award per il miglior romanzo fantasy del 2010.

La via dei re è solo il primo romanzo di The Stormlight Archive, tradotto come le Cronache della folgoluce. Del secondo volume, indicativamente intitolato The Highprince of War, per ora non si sa nulla, anche perché l’autore è impegnato nella revisione di A Memory of Light, il romanzo conclusivo della Ruota del Tempo iniziata nel 1990 da Robert Jordan.

Anche se Brandon ha l’abitudine di lavorare a più libri contemporaneamente ha dichiarato che non scrive mai due libri nuovi nello stesso periodo. Quello che fa invece è scriverne uno e revisionarne un altro così che, essendo attività diverse, non abbia problemi a passare da un volume all’altro. Nel momento in cui ho scritto quest’articolo stava dedicando la fase di scrittura a completare l’opera di Jordan, i cui fan vogliono conoscere la conclusione da ormai troppi anni. E se la traduzione di Le torri di mezzanotte è giunta da poco in libreria, A Memory of Light è atteso in inglese per l’8 gennaio del 2013. Un’attesa più lunga del previsto, per un libro più lungo del previsto. Perciò Sanderson al momento ha poco tempo ed energie da deedicare ad altre opere.

Per Sanderson La via dei re, storia che senza esitazione definisce la migliore che abbia mai scritto, era iniziata tanti anni fa in un modo terribile con un testo che, anche se da ragazzino gli sembrava originale, era un ibrido fra le opere di Tad Williams e la saga di Dragonlance.

Al centro c’erano le vicende di due personaggi. Il primo era il fratello minore di un re saggio costretto a guidare il reame e contemporaneamente a proteggere il legittimo erede, il secondo un giovane uomo di nome Rick, inizialmente ritenuto l’assassino del sovrano. Con il trascorrere degli anni Rick è diventato Jerick, mentre Jared, il fratello del sovrano, è diventato Dalinar, anche se essenzialmente è rimasto lo stesso personaggio. Quanto alle altre figure, se Szeth è rimasto più o meno immutato Kaladin ha subito trasformazioni enormi e Shallan non esisteva neppure. Anche se è noto per creare sistemi magici molto complessi e originali, Brandon non vuole restare imprigionato nella convinzione che questo sia il suo marchio di fabbrica, e ciò che si trova al centro della vicenda sono i suoi personaggi. La magia semplicemente influenza le loro azioni, e li rende ciò che sono, ma sono i vari Jerick, Dalinar e Kaladin e tutti gli altri coloro che portano avanti la storia.

Tutti i personaggi sono più complessi e hanno in loro una maggiore profondità e questa, secondo Brandon, è un’influenza del suo lavoro sulla Ruota del Tempo. Non solo, Presagi di tempesta e Le torri di mezzanotte, i due romanzi che ha già pubblicato lavorando sulla base degli appunti lasciati da Jordan, gli hanno insegnato anche a saper prevedere meglio quel che avverrà in futuro.

Quanto al mondo di Roshar, è anch’esso fondamentale. Da lettore Sanderson si è un po’ stancato delle ambientazioni simil-medievali, anche se alcuni scrittori sanno sfruttarle davvero molto bene, ma a suo giudizio è importante anche condurre il lettore in luoghi dove non è mai stato prima. Perciò, pur riconoscendo senza problemi di non essere stato certo il primo a tentare qualcosa di diverso, questa è stata la sua strada. Il punto di partenza sono state delle tempeste fortissime, che lo hanno portato a descrivere un mondo che a noi probabilmente appare come una terra desolata e arida. Questa, però, è la nostra percezione. Per qualcuno che vi vive quel mondo è rigoglioso e pieno di vita. E se la fantascienza è giustamente ritenuta una forma narrativa capace di donare al lettore qualcosa di nuovo, lui non vede perché per la fantasy non possa essere vera la stessa cosa.

Per realizzare una saga lunga come Le cronache della folgoluce Brandon ha dovuto impostarle in modo molto diverso dalle sue opere precedenti. Per Elantris, opera autoconclusiva, o Mistborn, una saga epica condensata in tre soli romanzi, il focus era sulla trama. Personaggi ed elementi magici erano importanti, ovvio, ma l’attenzione era tutta concentrata sull’azione e il mondo rimaneva sullo sfondo in modo da non distrarre il lettore. Qui la magia c’è, ma più come elemento del mondo che come protagonista, e infatti molti avvenimenti magici si verificano fuori scena.

La decisione di dedicarsi a un’epica molto lunga ha influenzato il modo stesso di narrare la storia. Il mondo di Roshar è talmente importante, con la sua storia e i suoi misteri, che lui voleva che il lettore potesse immergersi totalmente al suo interno. E anche se spera che il lettore apprezzi il ritmo di questo romanzo, una gran quantità di pagine sono dedicate a rendere il mondo il più reale possibile. Per ottenere quest’effetto ci sono molti interludi, in pratica delle vere e proprie storie nella storia, brevi episodi che non toccano la linea narrativa principale del romanzo ma che mostrano nuovi aspetti di Roshar senza creare un nuovo punto di vista.

Una struttura insolita che allunga il romanzo rendendolo più vivo e che dimostra la fiducia avuta dall’editore nello scrittore. Visto che la trama sta tranquillamente in piedi senza questi episodi, se infatti in Tor non avessero creduto fortemente in quest’opera avrebbero potuto chiedere all’autore di eliminarli, o comunque di ridurli notevolmente, in modo da poter avere un romanzo di dimensioni minori e quindi più facile da gestire. Mantenerli però rende il mondo vivo come altrimenti non sarebbe stato possibile.

I personaggi e il mondo. Sono questi gli elementi costitutivi di una saga che alla fine dovrebbe essere composta da ben dieci volumi.

Per un’epica di queste dimensioni Brandon ha ben presente il lavoro fatto in questi anni da Robert Jordan e da George R.R. Martin, due scrittori brillanti che non è sicuro di poter eguagliare. Loro hanno iniziato a scrivere La Ruota del Tempo e Le cronache del ghiaccio e del fuoco da pionieri, perché non avevano un modello per saghe di lunghe dimensioni che potesse fargli vedere in anticipo eventuali problemi futuri. Sanderson ha potuto leggere le loro opere e imparare dal loro lavoro. La lezione più importante, a suo giudizio, è quella di non esagerare con i punti di vista. Se questi diventano troppi le difficoltà aumentano, fino a costringere lo scrittore a scelte difficili e impopolari. Martin ha dovuto lasciare la metà dei suoi punti di vista fuori da A Feast for Crows, mentre Jordan in Crocevia del crepuscolo ha mostrato tutti i suoi punti di vista senza portare avanti in modo significativo la trama per nessuno.

Entrambe queste soluzioni presentano i loro problemi, e sono per lui il miglior ammonimento a mantenere un numero di punti di vista tale da poterci lavorare tranquillamente.

Un’altra sua idea di base è stata quella di voler dare a ciascun libro la sua storia con inizio, parte centrale e finale. Leggere La Ruota del Tempo e avere a ogni nuovo volume solo un frammento di una storia più grande a suo giudizio era frustrante mentre una rilettura, avendo anche la conclusione della storia, è tutta un’altra esperienza. Perciò donare in ogni volume una trama completa può evitare al lettore molte frustrazioni, pur portando avanti la storia di Roshar e presentando gli stessi punti di vista volume dopo volume.

Completamente opposta rispetto alla concezione di Jordan c’è quella di Anne McCaffrey, che ha scritto bellissimi romanzi autonomi legati solo dall’ambientazione comune. Con lei però sparisce l’epicità. Per quanto i romanzi siano straordinari, l’aspetto triste di una serie strutturata in questo modo è che i vari personaggi sono protagonisti di un solo romanzo, e poi spariscono per sempre. Questo non è quello che vuole fare lui.

Kaladin è indubbiamente il protagonista di La via dei re, con la sua vicenda e tutti i flashback che lo riguardano. Ma come nel suo romanzo compaiono altri punti di vista lui comparirà ancora nelle storie degli altri personaggi, anche se in quel caso saranno loro ad avere i flashback. Kaladin continuerà a essere importante per il resto della serie, e probabilmente prima della fine sarà il protagonista di un secondo romanzo.

La speranza di Sanderson è di riuscire a mantenere l’epicità per tutta la serie incorrere nei problemi che hanno creato notevoli difficoltà tanto a Jordan quanto a Martin. La differenza rispetto a loro, che hanno esplorato nuove strade in cui portare la fantasy, è che lui lavora stando sulle spalle dei giganti. Vedremo alla fine se sarà riuscito nel suo scopo.

 

Il risvolto di copertina

Rimpiango i giorni precedenti all’Ultima Desolazione. L’epoca prima che gli Araldi ci abbandonassero e i Cavalieri Radiosi si rivoltassero contro di noi. Un tempo in cui c’era ancora la magia nel mondo e l’onore nel cuore degli uomini. Il mondo divenne nostro e noi lo perdemmo. Pare che nulla costituisca una sfida per le anime degli uomini quanto la vittoria stessa. Forse quella vittoria è stata un’illusione fin dall’inizio? I nostri nemici si resero conto che quanto più duramente si battevano, tanto più resistevamo? Ci sono quattro persone che noi osserviamo. Il primo è un chirurgo, costretto a mettere da parte la guarigione per diventare un soldato nella guerra più brutale del nostro tempo. Il secondo è un assassino, un omicida che piange mentre uccide. La terza è una bugiarda, una giovane donna che indossa il mantello di una studiosa sopra il cuore di una ladra. L’ultimo è un alto principe, un condottiero i cui occhi si sono aperti sul passato mentre la sua sete di battaglia va scemando. Il mondo può cambiare. L’uso dei Flussi e degli Strati può tornare; la magia dei giorni antichi può essere di nuovo nostra. Queste quattro persone ne sono la chiave. Una di loro può redimerci. Un’altra ci distruggerà.

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2 risposte a La via dei re di Brandon Sanderson

  1. M.T. ha detto:

    La Via dei Re è un ottimo romanzo, a cui ho fatto solo un appunto sullo stile all’inizio quando mostra Szeth in azione; per il resto Sanderson ha svolto un lavoro encomiabile, riuscendo sia nella caratterizzazione del mondo, sia in quella dei personaggi, sviluppando una trama dai tanti intrecci e riuscendo in un punto anche a sorprendermi, almeno per quanto riguarda chi sta eseguendo certe azioni.

  2. Pingback: Brandon Sanderson e Le cronache della Folgoluce | librolandia

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