Buon compleanno Stefan Edberg!

Stefan Edberg con la coppa del torneo di Wimbledon del 1990

Per gli appassionati di tennis questo è il periodo dell’Australian Open, primo appuntamento stagionale con i tornei del Grande Slam. E con l’Australian Open ha sempre avuto un feeling molto particolare Stefan Edberg, che oggi festeggia il suo quarantaseiesimo compleanno.
Ho recentemente letto una statistica, aggiornata all’anno scorso, che diceva che con 56 match vinti e 10 persi lui era il giocatore dell’era Open più vittorioso in quel torneo. Da quel che ne so, il suo record è stato superato, così come anni fa Wayne Ferriera ha superato un altro record suo, quello per il maggior numero di tornei del Grande Slam giocati consecutivamente. E Roger Federer, malgrado abbia tutt’altro carattere, ha vinto più premi per la sportività di lui. Non sono record che fanno particolare impressione quelli detenuti da Stefan, e stanno gradualmente scomparendo uno dopo l’altro, ma questo non toglie nulla alla classe del grande giocatore svedese.
Io non sono stata una sua tifosa, lo sono ancora malgrado il fatto che si sia ritirato sedici anni fa. Wimbledon è Wimbledon, ma se avessi la possibilità di guardare in televisione la diretta della finale del torneo più prestigioso del mondo oppure la replica della finale persa da Stefan al Roland Garros del 1989, non avrei il minimo dubbio su quale scegliere.
Se il tennis mi piace è anche grazie e soprattutto a un giocatore che era elegante – che a distanza di tanti anni è ancora elegante – in ogni suo movimento (tranne, purtroppo, quello del dritto). Stefan Edberg è grazia ed eleganza fatta persona, i suoi balletti sotto rete, i movimenti delle sue ginocchia, le volée e soprattutto le demi volée, le veroniche, i rovesci sia passanti che di attacco, gli attacchi in controtempo, tutto in lui era perfezione. Perfezione stilistica, ma anche di efficacia. E anche il servizio è stato efficacissimo, almeno per un certo numero di anni. Prendiamo il numero speciale di Matchball del 10 maggio 1990, dedicato a quelli che all’epoca erano gli ultimi venti anni di grande tennis.
In quel momento Stefan aveva vinto “solo” tre prove del Grande Slam, due Australian Open e un Wimbledon, ed era stato al massimo al secondo posto in classifica, ma nella mente di molti gli erano superiori sia Ivan Lendl, il numero uno al mondo, che Boris Becker. Nella breve biografia che l’articolista dedica allo svedese, scrive “Il suo rovescio è fra i più efficaci e puliti del circuito, armonioso nel gesto e di grande profondità; il servizio è temutissimo, la seconda palla in particolare, lavorata e rapida quasi come la prima (recita una delle massime auree del gioco: «you are as good as your second serve»); le volèe taglienti, inesorabili, quella di rovescio forse perfetta.”
Al di là degli altri elogi, sottolineo che la seconda di servizio veniva ritenuta straordinaria. Se guardiamo le statistiche dell’epoca, Stefan aveva una percentuale di prime palle molto alta, con le quali andava a rete benissimo e quasi sempre chiudeva il punto, ma anche la seconda di servizio era tutt’altro che debole. Non tirava fortissimo, ma lavorava tantissimo la palla. Con quel servizio andava a rete, e lì erano guai per qualsiasi avversario. Però era un servizio che logorava, soprattutto sul rebound ace e alle temperature australiane.
Fino al 1987 l’Australian Open si è disputato sull’erba, nello stadio di Koooyong. Dal 1988 il torneo è stato spostato al Flinders Park. Prima, e questa è storia tennistica, Stefan ha fatto secondo turno nel 1983, quarti di finale nel 1984 e vittoria nel 1985 e 1987 (nel 1986 il torneo non si è disputato, fino all’85 il torneo si disputava in dicembre, dall’87 è stato spostato a gennaio e lo slittamento ha fatto saltare una stagione). Dopo…
Nel 1988 è stato sconfitto in semifinale in cinque set da uno straordinario Mats Wilander, che quell’anno avrebbe conquistato tre quarti di Slam. Non ho visto il match e non ho letto nessun articolo in proposito, quindi prendo atto del risultato.
Nel 1989 si è ritirato nei quarti di finale contro Muster. Due giorni prima aveva dominato Pat Cash in un match straordinario conclusosi, però, in modo molto brutto. Sul 5-2, 15-15 del terzo set, facendo un servizio – un ace – si infortuna alla schiena. Stefan chiede l’intervento del massaggiatore, sotto lo sguardo di un incredulo Cash già pronto per la doccia, e dopo tre minuti riprende a giocare. Riesce a chiudere il match in quel game, ma basta guardarlo per capire che qualcosa non va. Come si fa a correre a rete tenendosi una mano sulla schiena? Eppure è proprio quello che Stefan fa, serve e va a rete nonostante un dolore molto forte che limita i suoi movimenti. Fosse accaduto un po’ prima avrebbe probabilmente perso l’incontro, invece Cash non capisce che il suo avversario è a pezzi e sbaglia le risposte. Poi Edberg si ritira dal torneo. Chi sarebbero stati i suoi avversari se fosse andato avanti? Thomas Muster nei quarti, e con Muster Edberg ha un record di 10 incontri vinti su 10 disputati. Ha vinto anche i match giocati su terra battuta, e quelli nei quali ormai le posizioni di classifica si erano invertite ed era l’austriaco a precedere lo svedese, segno che quest’ultimo era molto più forte del suo avversario. È troppo supporre che Stefan avrebbe vinto anche quel match? In semifinale Muster ha affrontato Lendl, un Lendl che si è preso una mezza insolazione. Infatti nell’incontro successivo Ivan avrebbe indossato per la prima volta un cappellino, e dall’anno dopo avrebbe usato quello da “legione straniera”, segno che il sole di quel giorno lo ha lievemente infastidito. Il match sarebbe stato duro, Lendl è sempre stato un avversario temibile. Poteva vincere Stefan? Secondo me le probabilità erano al 50%. E in finale è arrivato, per la seconda volta in carriera, Miroslav Mecir, che non ha praticamente disputato l’incontro. Se non si fosse fatto male, Stefan avrebbe potuto vincere quel torneo. Forse io corro troppo con la fantasia, si tratta di ben tre incontri, ma erano tutti alla sua portata, con uno solo, la semifinale, davvero in bilico.
Edberg è stato l’unico ad avere questi problemi in Australia. Evidentemente il suo servizio in torsione lo faceva aderire un po’ troppo a un suolo reso un po’ molle e appiccicaticcio dalle alte temperature. E così il rebound ace gli ha accorciato la carriera, e ha diminuito le sue vittorie.
Il caso più famoso è quello del 1990. In semifinale ha battuto Wilander, in una partita in cui gli ha concesso giusto le briciole, quattro game in tutto. Però anche lì si è fatto male, anche se non se ne è accorto nessuno. Infortunio negli ultimi punti, e finale disputata con Lendl in condizioni fisiche quanto meno precarie. Lo ha detto lo stesso Lendl subito dopo l’incontro, da subito si era accorto che il suo avversario serviva all’80% delle sue possibilità. E malgrado questo Stefan ha vinto il primo set e ha servito per il secondo sul 6-5. Poi la schiena ha definitivamente ceduto e lui ha perso il servizio, il tie-break e il break successivo. Sotto di un break nel terzo set, ha smesso di seguire il servizio a rete. Ormai la sua battuta era una messa in gioco, seguirla a rete avrebbe significato dare a Lendl la possibilità di giocare i passanti più facili del mondo, e Ivan non ha mai avuto bisogno di incoraggiamenti per giocare un buon passante. Sul 4-2 Lendl c’è stato infine un punto emblematico.
Edberg mette in seria difficoltà Lendl con una volée, e il ceco butta di là un pallonetto a caso tanto per tenere la palla in gioco. Stefan schiaccia ma non chiude, e anche se i suoi smash non erano potentissimi erano sempre ben piazzati e quasi sempre definitivi. Lendl, un po’ meno in affanno, alza un altro pallonetto. Anche questo è difensivo, ma non è una ciofeca come il precedente. E Edberg non chiude la schiacciata nemmeno questa volta. Lendl a questo punto si è ormai completamente ripreso, può fare tutto quello che vuole, e alza un altro pallonetto. Nulla di definitivo, anche se avrebbe potuto farlo. Però il giocatore è intelligente, e ha deciso di vedere quel che è in grado di fare il suo avversario. Stefan sceglie di tornare a fondo, fa una schiacciata al rimbalzo – e ovviamente non chiude nemmeno questa – e perde il punto sul successivo scambio. A questo punto entrambi sanno una cosa: ogni volta che Edberg proverà ad andare a rete Lendl farà un pallonetto, e Stefan non sarà in grado di chiudere lo smash. Già aveva perso il servizio, se non può più andare a rete come può fare per vincere? E così, visto che il punto che ho descritto ha dato una palla break a Lendl, appena il ceco conquista un altro punto Stefan si ritira sul 5-2 per il suo avversario. E questo è un torneo che senza alcun dubbio avrebbe meritato di vincere. E Stefan detiene un altro record: quello di essere l’unico giocatore che si è ritirato nella finale di un torneo del Grande Slam dopo il 1900.
Poi c’è il 1991, e i due si sono incontrati di nuovo. Stavolta secondo me è stato Stefan, che alla fine era rosso come un peperone, a prendersi un’insolazione. Svedese dalla testa dura che, provenendo da un posto con poco sole, non ha mai capito l’utilità di un cappello. Fatto sta che nel quarto set Stefan ha avuto due match point. Sul primo ha messo in rete una volée di rovescio, per lui peccato mortale, sul secondo ha fatto doppio fallo. E, tanto per gradire, ha fatto doppio fallo anche nel successivo tie-break, su set point per Lendl. Non credo che Ivan avesse bisogno di altri aiuti, infatti ha preso atto dei gentili omaggi ed è andato a vincere l’incontro.
Nel 1992 ha perso la finale con Courier, ma mi domando se anche qui la forma fisica fosse perfetta. Certo era reduce da uno stop. Guardiamo la fine della stagione precedente. Vince lo US Open, Sydney e Tokyo, per poi perdere la finale di Stoccolma da Becker. Nulla di sconvolgente in una sconfitta in cinque set con Becker, ma io quel match l’ho visto. Nei primi tre set ha giocato benissimo anche se ha pero il secondo per un paio di errori e un paio di colpi sfortunati, ma era sempre lui a dominare la partita. Poi è scomparso, e ha portato a casa quattro game in tutto. È troppo supporre che avesse problemi? Gli articoli dell’epoca, e dovrei proprio ricercarli nelle mie cartellette, parlano di ginocchia scricchiolanti. Al torneo successivo, Bercy, ha perso al terzo turno da Michael Chang, e anche qui dopo aver vinto il primo set è scomparso. Il risultato da solo non indica nulla, ma il modo di giocare di Stefan in quegli incontri è quanto meno sospetto. Anche perché poi c’è stato il Masters. Edberg era in numero uno al mondo, l’anno prima aveva fatto finale vincendo tutti i suoi incontri del girone, quindi aveva un bel po’ di punti da difendere, eppure non è andato. Lui che non saltava mai un appuntamento importante. Perché? I giornali dell’epoca parlano di possibile operazione alle ginocchia. Non so se poi Stefan l’abbia fatta o se si sia limitato a un periodo di riposo che lo ha tenuto lontano anche dalla Grand Slam Cup. Però, se si eccettuano due match di doppio, dopo Bercy, finito in malo modo, Stefan non ha più giocato fino all’Australian Open e forse, se avesse avuto qualche match in più nelle gambe per ritrovare la forma, con Courier le cose sarebbero finite in modo diverso. Comunque è da questo momento, dal 1992, che i giornali iniziano a parlare male del servizio di Stefan. Prima dicono che nell’anno ha servito male, poi passano a scrivere semplicemente che il suo servizio è scarso. Certo, c’è il confronto con la quantità spaventosa di ace fatta da Pete Sampras e soprattutto Goran Ivanisevic, ma anche con pochi ace prima il servizio di Stefan funzionava. Il suo scopo era andare a rete senza essere infilzato continuamente, e ci riusciva.
Fra l’altro, è stato anche con il servizio che ha vinto la finale di Wimbledon 1990. Nei primi due set ha giocato in maniera straordinaria. Poi non ha sfruttato un paio di occasioni, ha fatto qualche errore, e gradualmente Boris Becker è rientrato in partita. A quel punto l’andamento del match sembrava definitivamente cambiato, e Stefan ha cambiato il servizio. Quali erano i difetti di Becker, a parte una grande presunzione che lo ha spinto talvolta a scelte folli, come voler battere Muster da fondo campo? Be’, la mobilità, visto il suo fisico, non era proprio delle migliori. Una palla al corpo per lui era un gran problema. E questo è stato quello che Stefan ha fatto per tutto il quinto set: ha servito sul corpo di Becker. Tattica rischiosa, perché bastava un minimo errore per mandare la pallina non sull’ombelico ma sulla racchetta dell’avversario, il quale poi non si faceva pregare a rifilare delle risposte potentissime. Però la maggior parte dei servizi sono andati al posto giusto, e hanno costretto il tedesco a fare una fatica extra che ha pagato commettendo errori su altri colpi. Eccolo qui, il servizio migliore di Edberg: poco potente ma ben piazzato, lavoratissimo e con ottime percentuali di riuscita. Almeno fino all’inizio del 1992.

Il video mostra alcuni punti di un’altra finale londinese, quella del 1988:
Nel 1993 si è fatto male un’altra volta, anche se pochi se ne sono accorti. Ian Siemerink sì, però, e non credo che abbia gradito. L’infortunio è arrivato al terzo turno, in un incontro vinto in quattro set contro Amos Mansdorf. Mansdorf dava fastidio a Edberg, già nel ’90 a Wimbledon aveva rischiato di perderci, sconfiggendolo solo 9-7 al quinto set. Qui si è infortunato, e si è ritirato dal doppio che giocava, appunto, con Siemerink. La coppia Kratzmann-Masur ha superato il terzo turno per ritiro degli avversari. Stefan ha stretto i denti, forse anche aiutato dal fatto che Sampras, suo avversario in semifinale, avesse problemi di periostite, poi ha perso con Courier.
Ha continuato stringere i denti, Stefan, perché non era uno che si ritirasse facilmente, ed è venuto a Milano a giocare un torneo che ora rimpiango di non aver visto. Volevo andare al match dei quarti di finale, Stefan si è fermato al secondo turno. Sconfitto da Omar Camporese, secondo la stampa italiana, dalla schiena dico io, visto che già dal secondo set giocava con la mano sulla schiena. Era dal 1989 che sapevo che la mano sulla schiena significava guai, e qui ho avuto la conferma, anche se il massaggiatore ha fatto il suo ingresso in campo solo nel terzo set.
Nel 1994 ha perso in semifinale da Todd Martin, vincendo il primo set e perdendo i tre successivi tie-break. Non ricordo l’episodio, ma i miei appunti segnalano un infortunio al ginocchio destro nel corso del secondo set. Comunque siano andate le cose, ormai non era più il numero uno. Le potenzialità per vincere c’erano, ma era sempre più difficile.
Nel 1995 ha perso in cinque set negli ottavi di finale da Aaron Krickstein, giocatore che gli aveva sempre creato parecchi problemi. Nel tie-break del 4° set, vinto dall’americano per 7-5, Stefan ha fatto un doppio fallo con fallo di piede sulla seconda palla di servizio. Suppongo che sia il detentore mondiale di questo tipo di errori, anche se non ci sono statistiche ufficiali al riguardo. Ma ne ricordo altri, di doppi falli così, nel tie-break del terzo set un quarto di finale a Cincinnati contro Jimmy Connors nel 1984, o su una palla break a favore di Becker nel secondo set del loro incontro del girone eliminatorio del Masters del 1989. Nella finale di Wimbledon del 1990 invece è riuscito a fare doppio fallo con fallo di piede sia sulla prima che sulla seconda di servizio. E chissà quanti altri falli di piede ha fatto in momenti meno importanti, che non conosco o che ho visto ma che al momento mi sfuggono.
Infine, nel 1996, ha vinto il doppio con Peter Korda ma in singolare ha perso al secondo turno con Jean-Philippe Fleurian, un giocatore assolutamente non alla sua altezza. Ma per qualche tempo aveva smesso di allenarsi con Tony Pickard, e i risultati si sono visti. Giocava bene per un po’, poi crollava. Evidentemente aveva bisogno di qualcuno che gli stesse dietro per fargli effettuare una valida preparazione fisica. In quel periodo è crollato anche a Dubai con David Prinosil (!), a Philadelphia con Thomas Enqvist, a Scottsdale con Sandon Stolle (figlio dell’enormemente più noto e talentuoso Fred Stolle), a Indian Wells con Michael Chang, a Key Biscayne con Arnaud Boetsch e a Montecarlo con Richard Kraijcek. Io ho visto i match con Chang e Boetsch, e sono stati dei veri e propri crolli, Primo set giocato bene, a parte le basse percentuali di servizio, e poi il nulla. Poi ha ritrovato l’autonomia e la capacità di giocare anche oltre il primo set, e sono arrivati risultati dignitosi. Non straordinari, visto che non ha vinto nessun torneo e in quelli del Grande Slam al massimo è arrivato ai quarti di finale, ma almeno dignitosi se paragonati a quanto aveva fatto in precedenza.
http://www.youtube.com/watch?NR=1&feature=endscreen&v=phNjmgEZT5Q
Il compleanno di Stefan è il 19 gennaio, nel bel mezzo dell’Australian Open. Fra i dettagli curiosi della sua carriera ci sono il non aver mai perso il giorno del suo compleanno, come il non aver mai perso nelle finali disputate di lunedì, e fra queste c’è anche quella di Wimbledon 1988. I suoi risultati sono riassunti in un bel sito curato con passione da Mauro Cappiello: http://stefanstennis.free.fr/index.php?option=com_content&view=frontpage&Itemid=1
Non pensavo che avrei parlato così tanto dei risultati australiani di Stefan da non avere più il tempo per parlare del resto della sua carriera. Evidentemente, come con tutti gli argomenti che mi appassionano, quando inizio a parlare (o a scrivere) non mi fermo più. Perciò ora mi limito a un brevissimo riassunto della sua carriera, con la semplice indicazione dei dati più significativi:
1981: finale al Torneo dell’Avvenire di Milano, sconfitto da Pat Cash. Gioca il rovescio a due mani.
1982: vittoria al torneo dell’Avvenire e in altri tre tornei under 16. Ormai il rovescio è diventato quello splendido colpo a una sola mano che per tanti anni abbiamo potuto ammirare nel circuito. Gioca i primi tornei non di categoria e finisce la stagione al 523° posto della classifica Atp.
1983: conquista il Grande Slam under 18, unico giocatore nella storia a esserci riuscito. Fra i grandi raggiunge le prime semifinali e conclude la stagione al 53° posto della classifica Atp.
1984: vince a Milano il suo primo torneo, e porta a casa l’oro olimpico, anche se il torneo viene definito “dimostrativo”. Vince la sua prima Coppa Davis, giocando il doppio con Anders Jarryd. In finale i due infliggono a Fleming-McEnroe la loro unica sconfitta in 16 incontri di Davis. Raggiunge per la prima volta i quarti di finale in una prova del Grande Slam e chiude la stagione al 20° posto della classifica Atp.
1985: vince tre tornei, fra i quali l’Australian Open, primo successo in una prova del Grande Slam. Vince anche la Coppa Davis, il suo primo Masters di doppio in coppia con Jarryd, e chiude la stagione al 5° posto della classifica Atp.
1986: vince quattro tornei in singolare e il suo secondo Masters di doppio e chiude la stagione al 5° posto della classifica Atp.
1987: vince sette tornei, fra i quali il suo secondo Australian Open. Vince anche due tornei del Grande Slam di doppio, in Australia e a New York, diventando uno dei pochissimi giocatori dell’era Open capaci di vincere un torneo del Grande Slam in singlare e in doppio. Prima di lui ci era riuscito McEnroe, dopo ci è riuscito Kafelnikov. Dovrei controllare per sapere se lo ha fatto qualcun altro, ma  al momento non ne ho il tempo. Non disputa la finale di Coppa Davis perché infortunato ma fa comunque parte dei giocatori selezionati, e in semifinale era stato determinante contro la Spagna vincendo le sue tre partite in un incontro conclusosi 3-2 per la Svezia. Finisce la stagione al 2° posto della classifica Atp.
1988: vince tre tornei, fra i quali Wimbledon, e due bronzi (singolare e doppio) alle Olimpiadi. Chiude la stagione al 5° posto della classifica Atp.
1989: vince due soli tornei, fra i quali il suo unico Masters. Fra le sei finali perse vi sono quelle del Roland Garros e di Wimbledon. Finisce la stagione al 3° posto della classifica Atp.
1990: vince sette tornei, Wimbledon compreso, e perde la finale dell’Australian Open per infortunio. Chiude la stagione al 1° posto della classifica Atp e diventa l’unico giocatore, insieme a McEnroe, capace nell’era Open di raggiungere il primo posto della classifica sia in singolare che in doppio.
1991: vince sei tornei, fra i quali vi è l’Open degli Stati Uniti. Con il torneo di Flushing Meadow entra in due gruppi ristretti molto particolari. Il primo è quello dei giocatori che hanno raggiunto la finale almeno una volta in tutte le prove del Grande Slam, e ne fanno parte Borotra, Crawford, Perry, Budge, Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Emerson, Stolle, Lendl, Courier, Agassi, Federer e Nadal, ma non campioni come Connors, Borg, McEnroe, Becker o Sampras. Il secondo è quello dei giocatori che hanno vinto almeno una volta in tre prove del Grande Slam diverse, e ne fanno parte Cochet, Lacoste, Borotra, Crawford, Perry, Budge, Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Emerson, Stolle, Lendl, Sampras, Agassi, Federer, Nadal e Djokovic. Finisce la stagione al 1° posto della classifica Atp.
1992: vince tre tornei, fra i quali vi è l’Open degli Stati Uniti, e chiude la stagione al 2° posto della classifica Atp.
1993: vince un torneo, curiosamente su terra battuta, la superficie che ama meno visto che su di essa in carriera ha vinto tre soli tornei, raggiunge in Australia la sua ultima finale in una prova del Grande Slam e chiude la stagione al 5° posto della classifica Atp.
1994: vince tre tornei, raggiunge, sempre in Australia, la sua ultima semifinale in una prova del Grande slam, disputa il suo ultimo Masters e vince la Coppa Davis. Finisce la stagione al 7° posto della classifica Atp.
1995: vince a Doha il suo ultimo torneo e finisce la stagione al 23° posto della classifica Atp. Subito dopo annuncia il ritiro al termine della stagione successiva.
1996: dopo un inizio di stagione disastroso, che lo fa precipitare al 54° posto in classifica, risale giungendo in finale al Queen’s e nei quarti di finale all’Open degli stati Uniti. Vince l’Australian Open in doppio in coppia con Petr Korda e disputa il suo ultimo match di Coppa Davis in finale contro Cedric Piovine. Nel primo set sul 3-2 per il suo avversario si sloga in modo molto serio la caviglia, ma sceglie di non ritirarsi e chiude la carriera con una dolorosa sconfitta. La Francia batterà la Svezia per 3-2. Finisce la stagione al 14° posto della classifica Atp.
Cifre, nomi, date. Sono numeri importanti, ma nessun numero potrà mai restituire l’eleganza di un giocatore che è stato una parte molto importante del tennis moderno. Questi sono solo una manciata di colpi, e rendono appena l’idea di quel che Stefan Edberg era capace di fare: http://www.youtube.com/watch?v=DkNf3EwheMg
Questo invece è un episodio divertentissimo, due colpi giocati nella semifinale dell’Open degli Stati Uniti del 1991. L’avversario era Ivan Lendl, e la partita è stata a senso unico, anche se il massacro vero e proprio ci sarebbe stato il giorno dopo, nella finale vinta su Jim Courier. Nel secondo set Stefan ha preso in contropiede Lendl, ma visto che Ivan non era tipo da rinunciare tanto facilmente a un punto, ha giocato un colpo dietro la schiena. Sullo scambio successivo Edberg, forse incredulo per quanto appena avvenuto, ha sbagliato il colpo, ma mi sa che se l’è legata al dito. Infatti sul 5-3 in suo favore nel terzo set, quando ormai era pressoché certo di vincere, ha ricambiato la cortesia, e con che classe! Stefan non è davvero in contropiede, mentre le gambe di Lendl sono rigide mente il ceco cerca lo spazio per muovere la racchetta e impattare la palla, Edberg fa una serie di passetti per trovare la posizione migliore. La sua è una scelta consapevole, e per buona misura aggiunge una discesa a rete su un colpo già improbabile in partenza. Lo scambio che ne viene fuori è fenomenale. Io, e tutti quelli che hanno assistito (tranne Lendl e signora, immagino) eravamo insieme increduli e ammirati, e non riuscivamo a smettere di ridere.
Un breve resoconto delle carriera di Edberg fatto da Rino Tommasi all’inizio del 1995 in un video purtroppo di bassa qualità: http://www.youtube.com/watch?v=hIzYCtv1UOo
Infine uno spezzone tratto da una serie di dvd tennistici pubblicati dalla Gazzetta dello sport alcuni anni fa. Si parla della rivalità con Becker, ma il dvd è molto più lungo di questi dieci minuti scarsi e racconta molte altre cose. Io evidenzio solo un elemento che non tutti notano nella lunghissima rivalità con Becker. Il conto è di 25 vittorie a 10 a favore del tedesco, 26 a 13 se contiamo anche gli incontri junior. Stefan, però, ha vinto quasi tutti quelli più importanti.
Quattro i match nei tornei del Grande Slam, la semifinale del Roland Garros del 1989 e le finali a Wimbledon dal 1988 al 1990. Becker ha vinto la sola finale del 1989, gli altri tre match se li è aggiudicati Stefan, che ha anche vinto la loro unica finale del Masters, quella del 1989. Credo che se i giocatori potessero tornare indietro nel tempo e invertire i risultati di tutte le loro partite sarebbe Boris quello che vorrebbe farlo. Il video: http://www.youtube.com/watch?v=E7mrndPoNNY

Al di là dei risultati Edberg sarà ricordato per l’eleganza di ogni suo gesto e per la sua estrema correttezza. Un modello inimitabile, ed è un peccato perché c’è sempre bisogno di campioni come lui.

Buon compeanno Stefan.

Edit: ho aperto un altro blog incentrato sullo sport. La sezione dedicata a Stefan Edberg si trova qui: http://sportlandiamartina.wordpress.com/tag/stefan-edberg/.

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5 risposte a Buon compleanno Stefan Edberg!

  1. Raffaello ha detto:

    Ero un po’ troppo piccolino per apprezzare Edberg, ma ammiro l’eleganza e l’estro di Roger adesso (vero artefice insieme ad Agassi del mio amore per il tennis) e quindi penso proprio che Edberg mi sarebbe piaciuto. Buon compleanno a Stefan dunque!!

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  2. Ho tifato per Agassi dal Roland Garros 1988 all’inizio del 1992, poi lui ha sputato in faccia a un arbitro e io ho smesso di seguire i suoi risultati. La maleducazione è una cosa che non tollero.
    Poi, con il tempo, Andre ha iniziato a usare di più il cervello ed è molto maturato come persona, ma ormai era troppo tardi e non sono più riuscita a tifare per lui come prima. Lo guardavo con simpatia, ma nulla più. Lo scorso anno ho letto la sua autobiografia e ora capisco molto meglio il perché di certi atteggiamenti, ma il mio tifo di quei quattro anni non lo ha più riavuto. Fedrere sa giocare molto bene ma non mi esalta, la bellezza pura dei movimenti di Edberg era tutt’altra cosa.
    Io ho seguito la sua carriera da Wimbledon ’88, e sono quasi sempre stata incantata da ogni suo gesto. Anche quando perdeva di solito era un piacere poterlo guardare.
    In più, da quello che so di lui, dalle sue dichiarazioni, mi piace anche come persona. Stefan ha sempre avuto, e credo continuerà ad avere sempre, tutta la mia ammirazione.

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  3. Mauro Cappiello ha detto:

    Grazie per il ricordo, Martina, e per i tuoi link! A noi tutti manca la sua eleganza e la sua educazione in un tennis come quello di oggi, i cui campioni si fanno notare più per gesti e dichiarazioni clamorose che per la bellezza del loro gioco. Se c’è una cosa che mi fa irritare oggi, però, è vedere come i risultati raggiunti dai campioni del passato vengano sminuiti alla luce dei record su record accumulati da quelli del presente, come se il tennis non fosse mai esistito prima dei vari Federer, Nadal, Djokovic. Lo trovo un atteggiamento di un’ignoranza assurda. Buon compleanno e buona vita, Stefan! Forse non sei stato un supereroe, ma il tuo esempio è rimasto e nella mia vita in pochi contano come te 😉

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  4. Stefan non ha vinto tanto quanto altri campioni, ma bisogna anche considerare che lui ha giocato in un periodo in cui c’erano molti giocatori fortissimi in circolazione. Se c’è concorrenza è più difficile ottenere risultati. Prendiamo Roy Emerson, che ha vinto 12 prove del Grande Slam, e che per parecchio tempo è stato il giocatore che ha conquistato più titoli. Qualcuno lo ha mai ritenuto il giocatore più forte di tutti i tempi, a perte sua mamma? Ne dubito, ma quando giocava Emerson i più forti, Rosewall, Laver e tanti altri, erano professionisti e quindi Roy non aveva concorrenza.
    Edberg nella sua carriera ha incontrato fior di campioni, e tutti i suoi Slam se li è dovuti sudare. Una volta Lendl ha dichiarato che anche lui avrebbe potuto incontrare Crhris Lewis nella finale di Wimbledon, riferendosi al fatto che nelle sue due finali ha incontrato altrettanti campioni, Becker e Cash, ma che se fosse stato più fortunato avrebbe incontrato un giocatore mediocre, come succeso a McEnroe nell’83, e avrebbe vinto.
    A proposito di avversari, questi sono i giocatori affrontati da Stefan nelle sue 11 finali del Grande Slam (fra parentesi segno quanti tornei dello Slam ha vinto, quante finali ha perso quel giocatore e quale sia stata la sua miglior posizione in classifica): Wilander (7-4, atp 1), Cash (1-2, atp 4), Becker tre volte (6-4, atp 1), Chang (1-2, atp 2), Lendl (8-11, atp 1), Courier tre volte (4-3, atp 1) e Sampras (14-4, atp 1).
    Wilander in un’occasione ha battuto Leconte, alla sua unica finale in una prova dello Slam e mai più in alto della quinta posizione, e in un’altra ha perso da Noah, anche lui alla sua unica finale.
    Becker alla sua prima finale ha battuto Curren, già finalista sconfitto l’anno prima da Wilander in un altro torneo e mai più in alto della quinta posizione in classifica.
    Lendl in un’occasione ha sconfitto Pernfors, alla sua unica finale e capace di arrivare al massimo al decimo posto della classifica.
    Sampras in due occasioni ha sconfitto Pioline, giocatore dalla solida fama di perdente visto che ha perso le prime nove finali disputate. Fra queste una a Flushing Meadows. Pioline non è mai andato oltre il quinto posto di classifica.
    Ecco, forse se Edberg in una delle sue quattro sconfitte (Chang, Becker e due volte Courier, avesse incontrato uno di questi giocatori avrebbe vinto di più. L’altra finale, quella con Lendl, l’ha persa solo per infortunio, e se l’Astralian Open non fosse passato al Rebound Ace si sarebbe fatto male di meno e con ogni probabilità avrebbe vinto di più.
    Io ho seguito la carriera di Stefan da Wimbledon ’88. Quell’anno Wilander ha conquistato 3 prove del Grande Salm, e per alcuni mesi lui è stato il più forte poi, appagato dal successo, non ha più avuto la determinazione necessaria per vincere ed è diventato un giocatore di medio livello. Però, non so perché, non l’ho mai giudicato più forte di Stefan. Forse perché per qualche tempo Stefan gli è stato davanti in classifica, fatto sta che mi è sempre sembrato alla sua portata. Stesso discorso per Becker, l’ho sempre giudicato un avversario pericolosissimo, ma ho sempre pensato che se Stefan avesse giocato al meglio avrebbe vinto.
    Lendl all’inizio mi sembrava irragiungibile. Batterlo era un risultato possibile, ma molto difficile. Questo per tutto l’88 e l’89, fino al Masters. Poi ho visto quella semifinale, in cui Ivan non ha avuto possibilità di vittoria. Edberg ha fatto tutto quel che ha voluto, eras lui il padrone del campo. Da quel momento non ho più pensato che Lendl gli fosse superiore, e il successivo Australian Open ha semplicemente confermato la mia convinzione, anche se perché lo capisse il computer sarebbero serviti ancora alcuni mesi.
    Sampras ha vinto il suo primo torneo del Grande Slam nel 1990, perciò quando i due si affrontavano, nella prima metà degli anni ’90, Pete era già un campione, anche se il suo palmares non era ancora così ricco. Eppure non ho mai ritenuto Sampras più forte di Stefan. Anche quanto Edberg era calato e sapevo che la vittoria era difficile, non ho mai pensato che non potesse farcela, che era inferiore all’avversario.
    Stefan non ha vinto tantissimo per un briciolo di sfortuna e perché ha giocato in un periodo di fortissima concorrenza. Ma il suo tocco e la sua capacità di muoversi non li ho più visti in nessun altro giocatore.

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  5. nicola ha detto:

    ti ricordo grande stefan le tue bellissime sfide con becker o lendl con tennis di classe e gran giocate ,indimenticabile la tua maratona con m. chang nella finale di parigi , sei stato con sampras l’ ultimo dei romantici con il tuo mitico serve and volley dopo di tè solo picchiatori arrotini e noiosi , ciao mitico tacchino freddo …come fastidiosamente ti chiamava galeazzi

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