Nancy Kress: Atto primo

Ogni anno giungono in libreria circa 60.000 libri nuovi. Non tutti arrivano in tutte le librerie, molti hanno solo distribuzione locale, e questo è un primo elemento che riduce la proposta di lettura che ci troviamo davanti ogni volta che decidiamo di acquistare (o di prendere in biblioteca, o di farci prestare da un amico) un nuovo libro. Poi ci sono le edizioni economiche di volumi già pubblicati in edizione rilegata, e quindi la cifra proposta dagli editori si riduce ancora. Quindi ci sono volumi – si tratta solo dei classici, per gli autori contemporanei c’è il diritto d’autore da considerare e quindi un passaggio di editore c’è solo quando vengono venduti i diritti – stampati da più editori. Tanto per fare un esempio Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde viene stampato da Baldini Castoldi Dalai, Barbès, Edizioni Clandestine, Einaudi, Feltrinelli, Garzanti, Giunti, Mondatori, Newton Compton, Piemme, Rizzoli, Rusconi e probabilmente anche da qualche altro editore più piccolo, oltre che da editori che pubblicano libri scolastici. Tante edizioni, ma il libro è uno solo.

Poi ci sono i volumi che non si leggono ma si consultano, magari anche su argomenti che non interessano. Dubito che comprerò mai un libro di giardinaggio, per esempio, e se anche ho comprato una guida turistica di Roma non comprerò mai quella del Nepal. La cifra di 60.000 libri pubblicati fa paura, ma in realtà nessuno di noi li considera mai tutti. Anche così, quanti sono i libri di recente pubblicazione che segnalo ogni settimana? Tanti. Troppi per poterne leggere anche solo un decimo. Quindi tutti facciamo scelte, e magari opere interessanti restano ignorate perché non ci colpiscono al primo sguardo, o perché le notiamo in un momento in cui siamo troppo occupati e poi ce ne dimentichiamo. Tutto questo per dire che anche se leggo tanto, leggo meno di quanto vorrei, e un’infinità di libri che mi affascinano finiscono con il rimanere non letti, a volte per sempre.

A volte però capita qualcosa di imprevisto e quei libri tornano ad attirare la mia attenzione. È successo nel 2010 con i romanzi di Robin Hobb, scrittrice che ho ricominciato a leggere quando mi è stato proposto di intervistarla e che ho scoperto essere molto affascinante. È successo ora con Nancy Kress, scrittrice della quale compare un breve racconto su Effemme 4.

Effemme ha una tiratura molto piccola, è una rivista quasi invisibile visto che si può acquistare solo sul Delos Store, altrimenti i costi di produzione sarebbero eccessivi, ma è un tentativo di far vedere la profondità del genere fantasy. Chi non lo conosce lo etichetta come favolette per bambini, o come roba di seconda categoria, espressioni che mi trovano fortemente in disaccordo. La narrativa di seconda categoria è quella scadente, indipendentemente dal genere, e anche fra i libri per bambini ci sono dei veri e propri capolavori. E il fantasy non è costituito da favolette, se non nelle sue opere più scadenti. Ho letto fantasy orribili, che non valevano la carta su cui erano stampati, ma questo capita anche nella narrativa non di genere. E ho letto dei veri e propri capolavori. Ecco, con Effemme cerchiamo di mostrare almeno in parte la profondità del nostro genere. Ma, fra un saggio e l’altro, c’è spazio anche per alcuni racconti, e in quest’ultimo numero il racconto straniero è di Nancy Kress. È così che l’ho scoperta, prima per me la scrittrice era solo un nome. Dopo aver letto quel racconto ho acquistato e letto Atto primo, l’unico suo romanzo presente in libreria in quel momento, e ho ordinato Mendicanti in Spagna, volume che al momento si trova sui miei scaffali in attesa che io trovi il tempo anche per lui.

Intanto, in quest’ultimo periodo, ho scritto per FantasyMagazine ben due articoli sulla Kress, articoli che ripropongo qui insieme a un paio di citazioni da Atto primo.

Nancy Kress è nota soprattutto per i suoi romanzi di fantascienza. Se guardiamo a quanto disponibile in Italia al momento troviamo solo alcune opere brevi pubblicate da Delos Books, Mendicanti in Spagna, Il trattamento «D», La connessione Erdmann e Atto primo, mentre sono spariti dalla circolazione testi quali La città della luce, Contagio o Mai più umani. Ma Nancy Anne Koningisor si è dedicata anche al genere fantasy, con opere inedite in italiano che meriterebbero una riscoperta.

Nata il 20 gennaio 1948 a Buffalo, New York, nel 1973 ha sposato Michael Joseph Kress, con il quale ha avuto due figli. Risale al 1976 il suo esordio nella narrativa con il racconto The Earth Dwellers pubblicato dalla rivista Galaxy.

Il primo romanzo è del 1981, e si intitola The Prince of Morning Bells. Il tema centrale è quello della quest, con la protagonista, la principessa Kirila, impegnata nella ricerca del Cuore del Mondo. Prima di potervi riuscire la giovane dovrà affrontare tre difficili ostacoli che intralceranno e rallenteranno il suo percorso: l’arrivo il un Paese delle meraviglie devoto alla logica e intento a cercare di scoprire le regole che fanno funzionare il mondo, quello in un villaggio ossessionato dai riti delle stagioni e dagli antichi dei, e il matrimonio con un principe appassionato di sport. Al suo fianco un grosso cane viola che ovviamente non è ciò che sembra.

The Golden Grove, pubblicato nel 1984, è un romanzo dal tono molto più serio e dall’intento revisionista. La Kress cioè si inserisce in un filone che prova a rinnovare il genere fantasy allontanandosi dai cliché più noti. In questo caso l’ambientazione è di tipo mediterraneo, su un’isola greca di fantasia nel cui cuore, in un boschetto sacro, dei ragni intessono le loro tele. Ma insieme alle tele quelli che vengono intessuti sono gli abiti e i destini dei personaggi. La protagonista, che non a caso si chiama Arachne, è interessata alla guarigione e ossessionata dal boschetto e dalla natura del sacrificio che vede prospettarsi nel suo futuro.

In quello stesso anno i coniugi Kress divorziano. La scrittrice si risposerà nel 1988 con Charles Sheffield, autore fra l’altro di Progetto Proteo e Caccia a Nimrod. Sheffield morirà nel 2002 per un tumore al cervello, e la Kress si sposerà per la terza volta nel 2011 con lo scrittore Jack Skillingstead.

The White Pipes è del 1985. La storia di Fia, la donatrice di storie, è ambientata in un mondo secondario nel quale è possibile creare rappresentazioni visive dei racconti stessi nella mente degli ascoltatori. Ma se la storia evoca melodie forti, con gli strumenti musicali è possibile avere effetti coercitivi sulle stesse anime di chi sta ascoltando il racconto.

Dopo queste opere Nancy si sposta con decisione verso la fantascienza, genere che comunque aveva già esplorato in precedenza, realizzando opere di enorme successo. Fra i premi da lei vinti ci sono due Hugo con Mendicanti in Spagna (il racconto del 1991 e non l’omonimo romanzo del 1993) e La connessione Erdmann (2009), quattro Nebula, un John W. Campbell Memorial Award e un Theodore Sturgeon Memorial Award.

Se i temi per le storie fantascientifiche sono principalmente legati alla biologia e all’ingegneria genetica e ai dilemmi etici che comportano le varie scoperte, ciò che nella sua opera è sempre irrinunciabile è l’elemento umano. Per lei al centro sono le persone tratteggiate in modo molto concreto con i loro dubbi e i rapporti fra di loro. E a legare i personaggi ci sono le storie, narrate continuamente nel tentativo di comunicare, di migliorare la propria vita quando non addirittura di salvarla, o di indagare la realtà che li circonda.

I romanzi fantasy sono contemporaneamente delle storie sul fantasy, perché Nancy non si accontenta di narrare e non vuole semplicemente far rilassare i suoi lettori. Il suo scopo è farli pensare e spingerli a interrogarsi, senza fornire facili soluzioni preconfezionate.

Un esempio delle sue capacità si trova anche in Immagini di Anna, un racconto breve di genere fantastico pubblicato sul quarto numero di Effemme, del quale di seguito potete leggere l’incipt, insieme a quello degli altri contenuti dell’almanacco.

http://www.fantasymagazine.it/anteprime/15545/effemme-4/

Il link per acquistare Effemme 4: http://www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=39459

– La paura a volte assume le vesti dell’arroganza.”

Atto primo, pag. 48.

L’Eden ha ben altro significato, se rappresenta il tuo esilio.”

Atto primo, pag. 76.

La mia recensione:

Narrare una vicenda ambientata in un futuro molto prossimo per parlare del nostro presente è da sempre uno dei motivi portanti della fantascienza. E questo è esattamente ciò che fa Nancy Kress in Atto primo, prendendo spunto da un tema importante per sviscerarne le possibilità e fare ipotesi su scenari non troppo lontani da noi.

Ingegneria genetica. Due sole parole che sono sufficienti a creare speranze e paure, dimostrandosi capaci di suscitare dibattiti scientifici ma anche e soprattutto etici e morali. Quando è giusto che la scienza intervenga? Quali sono le modalità di intervento legittime? E siamo davvero in grado di prevedere tutti i possibili effetti, sia fisici che sociali, di un simile intervento?

Domande forti per un romanzo che non può lasciare indifferenti proprio perché è così vicino a noi. Il fatto poi che nelle prime pagine siano citate di sfuggita Angelina Jolie e Catherine Zeta-Jones induce nel lettore un falso senso di tranquillità, dandogli qualcosa di noto a cui agganciare una storia che presto s’incamminerà su binari dal percorso tutt’altro che prevedibile, nei quali il rischio di deragliare è terribilmente alto.

Jane Snow è un’attrice impegnata nel difficile tentativo di rilanciare la sua carriera. Non più giovanissima, non particolarmente bella, accetta di prendere parte a un film incentrato sull’attività di una misteriosa organizzazione segreta nota come “il Gruppo”, dedita alla manipolazione genetica. Per rendere il film quanto più verosimile possibile lei e il suo manager, un nano di nome Barry Tenler, incontrano prima alcuni membri del Gruppo e poi una coppia di gemelle trattate con la Sindrome di Arlen.

Ma quando si gioca con la genetica i risultati sono ancora tutti da studiare, come ben dovrebbe sapere Barry, che ha pagato lo scotto di una decisione difficile sulla propria pelle.

La storia procede in due direzioni, avanti nella realizzazione del film e nei tormentati rapporti fra i protagonisti e indietro nel passato di Barry, fino a svelare i fatti che lo hanno reso la persona che è e che guidano le sue azioni.

Ma se una scoperta, una volta avvenuta, non può essere cancellata, e se il passato non può essere modificato, il futuro è ancora tutto da stabilire. Può sembrare banale, e forse lo è, ma a chi spetta il compito di stabilire il futuro? Ai genitori di bambini non ancora nati? A una società segreta dagli scopi tutt’altro che chiari? Alla stampa, capace di manipolare le emozioni dei lettori semplicemente scegliendo il tono da dare alle singole notizie? O a coloro che seguono la guida dei media per decidere come comportarsi? E che futuro potrà mai venire fuori se tutti questi elementi si intrecciano fra loro?

La Kress non fornisce risposte, si limita a porre le sue domande, e lo fa con uno stile limpido e asciutto, che non si sofferma su dettagli inutili e corre subito al punto. Pur se tratteggiati rapidamente — e non potrebbe essere diversamente date le dimensioni del testo — i personaggi sono veri, vivi, hanno tutti un passato alle spalle e un lungo cammino ancora da percorrere su una strada dal percorso sconosciuto.

Quanto al precorso stesso presenta scenari così vicini a noi da farci provare la stessa sensazione di disagio provata da Barry alla fine del primo capitolo. Se tutto fila liscio come l’olio, c’è davvero qualcosa che non va?

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