I fuochi del cielo di Robert Jordan secondo Brandon Sanderson

La rilettura de I fuochi del cielo ha confermato a Brandon Sanderson un’impressione che aveva già avuto. Secondo lui i romanzi, in particolare i primi cinque, sono stati concepiti per essere letti l’uno dopo l’altro.

Anche se ogni volume ha il suo climax, la sua sensazione è sempre stata che ogni fine non è davvero la fine, come ogni inizio non è davvero l’inizio — elemento che naturalmente fa parte del tema centrale della serie.

Gli piace il modo in cui i libri sono legati fra loro, ognuno dotato di un proprio tema ma senza perdere un senso di continuità con ciò che avverrà dopo.

 

La sua curiosità si è concentrata su Egwene, e sul cambiamento del suo carattere, e ha scoperto di trovarla sempre meno simpatica, mentre continua a crescere il suo apprezzamento per Nynaeve ed Elayne, per non parlare di Aviendha.

Nynaeve in particolare cresce molto, soprattutto quando scopre che non può basare le sue azioni sull’odio per Moiraine e sceglie di dedicarsi alla guarigione.

Interessante è anche la sparizione di Perrin, che riecheggia quella di Rand nel terzo romanzo e sottolinea che la serie si sta espandendo, per occuparsi di una gamma sempre più vasta di personaggi.

 

Rileggendo e aspettando l’accadere degli eventi, Sanderson si scopre sempre più interessato ai “personaggi secondari”. Anche se una cosa che questa saga gli ha insegnato è che non ci sono davvero personaggi secondari e protagonisti. Tutti sono importanti.

È vero, i ta’veren determinano in larga misura ciò che accade agli altri, ma le vicende di Siuan e Morgase sotto molti aspetti sono importanti quanto quelle di Egwene ed Elayne.

Proprio Siuan è protagonista della sua seconda trama preferita nel romanzo. Nel ciclo ci sono un’infinità di racconti relativi a persone comuni divenute per qualche motivo importanti. È interessante vedere il rovescio della medaglia, e osservare la vita di un personaggio importante costretto all’improvviso a diventare una persona qualsiasi.

 

La storia che preferisce, però, è quella di Mat. Finalmente, quasi contro la sua volontà — il che rende il tutto più interessante — il personaggio inizia a brillare di luce propria. I momenti della battaglia in cui cerca di fuggire, solo per scoprirsi incapace di abbandonare i soldati al loro destino sono potenti e spingono a riflettere.

È interessante anche il fatto, notato da molti lettori, che lo scontro finale fra Mat e Couladin non venga narrato nel suo svolgersi. Questa potrebbe essere un’indicazione del fatto che Robert Jordan ritenesse più importanti i conflitti interiori dei personaggi, più che le scene di guerra vere e proprie.

Sedersi insieme a Mat mentre riflette su ciò che è appena avvenuto è un’esperienza interessante, che oltretutto consente, tramite i flashback, di vedere lo scontro stesso.

Ovviamente non è un tipo di struttura che può essere usata troppo spesso, ma in questo caso funziona benissimo.

L’ultimo pensiero su questo romanzo in realtà è rivolto all’avvenire. Sanderson è impaziente di vedere il momento in cui le Sapienti scopriranno che Egwene ha mentito. La ragazza ha bisogno di imparare un po’ d’umiltà.

 

La copertina dell’ebook mostra una determinatissima Moiraine impegnata in uno dei momenti più drammatici dell’intero volume. Un momento che sconvolge tutti gli equilibri fin qui acquisiti, e che prepara il terreno a molti fatti futuri.

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