La grande caccia di Robert Jordan secondo Brandon Sanderson

La copertina dell'ebook di La grande caccia

Nuovo sguardo alla Ruota del Tempo, con particolare attenzione questa volta su La grande caccia, secondo romanzo della saga. La copertina mostra in primo piano alcuni trolloc che guardano con ferocia una figura vestita di rosso con in mano un corno. Si tratta della copertina americana dell’ebook, di The Great Hunt. Ho deciso di usare queste copertine a commento dei vari brani perché alcune di loro sono molto belle ma poco note fra chi non conosce l’inglese e quindi non va a curiosare su siti stranieri.

Il Corno è il protagonista. Ritrovato alla fine di L’Occhio del Mondo, è subito evidente che sarà molto importante per la storia. Nella mitologia esistono diversi corni in gradi di risvegliare i morti, o di richiamare la Caccia Selvaggia, e questo non fa eccezione. Certo, il Corno di Valere è solo un oggetto, e sarà chi lo suonerà a decidere se le schiere da lui richiamate combatteranno per il bene o per il male.

Vediamo cosa ha scritto tempo fa Brandon Sanderson rileggendo il romanzo di Robert Jordan.

 

Con La Grande caccia, e il moltiplicarsi dei punti di vista, inizia a vedersi la portata della storia. Una storia talmente vasta che spesso i lettori si sono lamentati per il ritmo con il quale Jordan la racconta. Ma se è vero che gli ultimi libri sono divisi in grosse sezioni dedicata a un solo personaggio, in questo secondo romanzo non si perdono le tracce di nessuno troppo a lungo. I capitoli sono brevi e alternati fra loro nel tentativo di narrare in poche pagine gli avvenimenti che accadono nello stesso momento in luoghi diversi.

Il risultato finale è quello di un ritmo vivace, che fa procedere la storia in modo incalzante.

 

Una cosa che Brandon ha sempre ritenuto fondamentale è la conflittualità interiore dei personaggi. Ogni figura diviene interessante solo grazie ai suoi conflitti, e l’ambientazione prende vita nel momento in cui differenti culture si scontrano fra loro.

Partendo da queste idee, Sanderson ha tracciato un breve elenco dei conflitti e delle preoccupazioni che affliggono Rand all’inizio della serie:

 

– i servitori del Tenebroso che lo inseguono;

– il Tenebroso stesso che appare nei suoi sogni;

– i suoi dubbi circa la sua stessa identità e il fatto che Tam possa non essere suo padre;

– la preoccupazione per la sua relazione con Egwene;

– la tensione presente da un certo punto in poi con Mat e Perrin;

– la preoccupazione per il fatto che tutti lo ritengano un lord;

– la frustrazione per i tentativi di controllarlo fatti dalla Torre Bianca;

– il pericolo insito nell’incanalare e il suo eventuale ruolo come Drago rinato.

 

Conflitti. Ce ne sono in abbondanza, e questo è il motivo, a giudizio di Sanderson, per cui la storia ha avuto tanto successo, ed è stata in grado di svilupparsi in così tanti libri senza perdere di fascino.

Nynaeve continua a riscuotere le sue simpatie, anche se non riesce a giudicare con imparzialità Moiraine. Quando pensa all’Aes Sedai, la Sapiente si fa prendere dalla rabbia e lascia da parte la sua intelligenza.

E poi ci sono molte scene indimenticabili, come quella in cui Rand usa le Pietre Portali e ci consente di gettare uno sguardo sulle molte altre vite che avrebbe potuto vivere. Vite diverse, ma con in comune le parole del Tenebroso: ho vinto ancora…

 

Un episodio molto importante è quello della cattura di Egwene da parte dei Seanchan. Una scena che è rimasta profondamente impressa nella sua mente, al punto che nella rilettura c’era in lui una grande aspettativa per quelle pagine che sembravano non arrivare mai.

Con sua grande sorpresa, un episodio che lui ricordava lungo parecchi capitoli non riempie in realtà più di una trentina di pagine. E questa, secondo Sanderson, è l’ennesima dimostrazione dell’abilità narrativa di Robert Jordan.

Ciò che accade a Egwene è talmente traumatico che lascia nel lettore una forte impressione, e il fatto che il tutto avvenga in così poche pagine dice molto riguardo alla capacità dello scrittore scomparso di creare scene potenti e di grande profondità.

 

Per quanto riguarda il finale di questo secondo romanzo, è altamente drammatico e narrato con un ritmo incalzante.

Brandon ha sempre detto che la conclusione, secondo lui, è la cosa più importante di un libro. Un grande finale arricchisce tutta una storia, così come uno debole può rovinarla irrimediabilmente. E La Grande caccia, con le sue immagini molto potenti — una fra tutte il suono del corno mentre il Drago va a combattere a vessilli spiegati — e i suoi forti conflitti, presenta uno dei finali più forti di tutta la serie.

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