L’anello di Salomone di Jonathan Stroud

Due figure si fronteggiano, rigidamente separate dai loro pentacoli. Una è un anziano mago, l’altra un’avvenente fanciulla. La fanciulla però cela un segreto mortale, visto che in realtà è un pericolosissimo Jinn, creatura magica dai vasti poteri e dalla ancor più vasta astuzia. Senza dimenticare la sua passione per l’ironia e lo sberleffo, perché lo spirito in questione è Bartimeus, già protagonista dei romanzi L’amuleto di Samarcanda, L’occhio del golem e La porta di Tolomeo.

All’inizio non sembra nulla di particolare L’anello di Salomone, l’ultimo romanzo firmato da Jonathan Stroud.

Dopo la felice parentesi con La valle degli eroi lo scrittore britannico ritorna alla sua creatura più famosa, ma nelle prime pagine sembra di ritrovarsi davanti a scene già viste.

Un mago evoca Bartimeus, il quale ovviamente non ha nessuna voglia di collaborare con lui. Lo scopo del jinn, piuttosto, è di imbrogliare chi ha osato importunarlo in modo da poter uscire dal suo pentacolo e divorarlo. Nell’Amuleto di Samarcanda Bartimeus cercava di spaventare Nathaniel, qui cerca di sedurre Ezechiele per indurlo a distrarsi, ma il concetto è lo stesso: Bartimeus vorrebbe farsi i fatti suoi e per riuscirci ha un solo modo, eliminare chi vorrebbe costringerlo all’obbedienza.

Anche la prima missione non rivela elementi particolarmente nuovi, con un confronto basato sull’astuzia e sulla rapidità più che sulla forza, finché il protagonista non riesce a tornare indietro e a cambiare le carte in tavola.

Perché la storia possa funzionare la prima parte, poco più di una ventina di pagine, è necessaria, visto che pone le basi di ciò che avverrà in seguito, ma per chi conosce la trilogia precedente questa parte non porta nulla di nuovo a livello di conoscenza del personaggio o di fascino della storia. Poi però la situazione cambia per Bartimeus, ed entrano in scena nuovi protagonisti. Il jinn si trova vincolato a catene ancora più strette, e deve fare ricorso a tutta la sua astuzia per emergere più o meno intero da situazioni particolarmente complicate, e la giovane guerriera Asmira si avvicina sempre più nel tentativo di mandare all’aria i piani di tutti.

In un mondo in cui per avere la collaborazione degli spiriti bisogna costringerli, e fare attenzione a non commettere errori per non essere divorati da loro, è normale che esseri diversi si trovino su fronti opposti, anche quando in qualche mondo collaborano. Uno spirito asservito può obbedire letteralmente agli ordini del suo padrone e nello stesso tempo fare del suo meglio per aggirarli, creando un fronte ulteriore rispetto a quello umano composto da Asmira, Salomone – che però è ignaro dell’esistenza di quest’ultima – e Khaba, con i suoi piani misteriosi.

Superato lo scoglio iniziale – avvertibile da chi già conosce il jinn ma non dagli altri lettori – la storia scivola via rapidamente, in un susseguirsi di eventi incalzanti conditi da una buona dose di umorismo britannico che allontana decisamente le opere di Stroud dalla fantasy di sapore epico. I pericoli mortali ci sono, gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e fino all’ultimo si rimane con il fiato sospeso per sapere se i nostri eroi riusciranno a trionfare – cosa abbastanza difficile, visto che non sono schierati tutti sullo stesso fronte – ma lo stile stesso di Stroud, e le continue note a piè pagina che spiegano quali siano i reali pensieri di Bartimeus, danno un tocco unico al romanzo rendendo più leggere anche le scene più drammatiche e spingendo il lettore a divorare le pagine in un soffio.

Della Trilogia di Bartimeus ha parlato Pia Ferrara in La libertà è un’illusione, c’è sempre un prezzo da pagare, testo contenuto nell’antologia saggistica Il Fantastico nella Letteratura per ragazzihttp://www.runaeditrice.it/index.php/component/virtuemart/view/productdetails/virtuemart_product_id/90/virtuemart_category_id/9.html.

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