Filippo Tuena da Lo sguardo della paura al Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante

Ho scoperto Filippo Tuena per caso. Era il 1991, ed entrando in biblioteca ho notato nella sezione novità la copertina di un libro che riproduceva un dettaglio della Cappella Sistina. Era una delle figure marginali affrescate da Michelangelo Buonarroti sulla volta della Cappella, uno dei tanti nudi maschili che compaiono fra una scena e l’altra. Il titolo del romanzo era Lo sguardo della paura.

Da studentessa di Storia dell’Arte non potevo non notare l’immagine, e il titolo era affascinante. Chi aveva paura, e di cosa?

A volte i libri migliori si scoprono in questo modo, per caso. C’è qualcosa in loro che ci attrae, e che ci costringe a prenderli. Con il romanzo di Tuena è stato così.

Non sapevo chi fosse Filippo, non ricordavo di aver mai letto il suo nome in precedenza e come romanziere era all’esordio. Molti anni dopo ho avuto il piacere di conoscerlo, ma lui per me era già un amico grazie alle sue parole.

Lo sguardo della paura è la storia di una ricerca. Il protagonista, un antiquario, si imbatte casualmente nel riferimento a un disegno sconosciuto di Michelangelo e decide di provare a rintracciarlo. La sua ricerca lo porterà a indagare su alcuni fatti avvenuti all’epoca della Seconda guerra mondiale.

All’epoca Tuena era lui stesso un antiquario perciò conosce benissimo il mondo che descrive, e si sente. Il modo di procedere, i viaggi nelle biblioteche e negli archivi, i vari passi compiuti dal protagonista erano qualcosa che avrei voluto fare io. La passione per l’arte era un elemento comune talmente forte che mi ha fatto divorare le pagine, fino al capitolo conclusivo in cui si scopre il destino dell’ignudo che triema. Ma le domande prive di risposta sono di più, o forse solo più importanti, di quelle per le quali alla fine c’è una soluzione, perché i misteri più grandi sono la vita e la morte, e all’uomo è dato conoscerne solo alcune sfaccettature.

Anche se il volume ha vinto il premio Bagutta Opera Prima ormai lo si può reperire solo in biblioteca. Tuena è uno scrittore vero, forse il miglior scrittore italiano vivente, ma le sue opere non sono mai facili. La scrittura è raffinata, le parole sono scelte con molta attenzione, e i temi – o forse dovrei dire il tema, visto che lo scrittore parla spesso della morte anche se lo fa in forme diverse – sono impegnativi, suscitano sempre più domande rispetto al numero di risposte che forniscono. Sono libri che spingono alla riflessione, e con queste premesse è ovvio che non saranno mai best sellers. Non ne hanno l’aspirazione, ma è un peccato che il rovescio della medaglia significhi la sparizione dalle librerie.

Trascrivo una manciata di frasi dal romanzo. Magari fuori dal loro contesto non sono molto chiare, possono far pensare a qualcosa di diverso da quello a cui si riferiva l’autore e non sono certo sufficienti per dare un’idea adeguata del libro, ma la prima volta che lo avevo letto ne ero rimasta molto colpita, così le riporto ancora qui, Forse ora mi segnerei qualche altra frase, ma per me sono comunque interessanti.

Mi resi conto così che ogni autore finiva per scrivere di se stesso, pur parlando di altri.”

Riflettei allora su quanto mi era successo in quel giorno, sui segreti scoperti, su quelli intravisti soltanto e quelli che senza riconoscerli come segreti avevo pur toccato e che forse erano i più.”

«E non potrei divertirmi se non scegliessi da me l’argomento delle mie ricerche. Anzi, spesso accade il contrario: è l’argomento che sceglie me. Allora, non posso far altro che seguirlo, ne vengo travolto, e questo è tutto»

Capii che quel furto mi aveva silenziosamente privato della mia intimità. Mi ero reso conto che se quegli appunti, per me che li avevo scritti, non rappresentavano un fatto di grande importanza, essendo soltanto la testimonianza di un mio sapere passato, per altri essi erano davvero qualcosa di totalmente nuovo, di cui io non ero in grado di valutare l’impatto.”

«E poi non si sa mai cosa si racconta davvero. Se quel che è successo o quello che ci ha colpito.»

«C’è ancora tutto, tranne quello che le guerre e l’incuria degli uomini hanno distrutto. Certe volte lo abbiamo sotto gli occhi, ma non sappiamo che è quel che cerchiamo. Le indicazioni, i documenti che abbiamo sono fuorvianti, oppure quell’oggetto si è modificato, si è reso irriconoscibile.»

«Si viveva sospesi in un’altra dimensione, sospinti da avvenimenti più grandi di noi, incontrollabili. I gesti perdevano molto del loro valore, li si considerava sempre provvisori.»

Oggi è il compleanno di Filippo. Avrei voluto parlare di tutti i suoi libri, ma sono appena rientrata a casa dopo due settimane di assenza e non ne ho il tempo, non se voglio pubblicare il testo oggi. Mi limito perciò a ricordare il suo primo romanzo, quello nato per caso perché “Un mattino di maggio, alzandoti dal letto, la tua vita potrebbe cambiare in un istante e tu potresti non rendertene conto perché solitamente accade così: i grandi mutamenti all’inizio non sembrano rilevanti.”

Sono le prime righe del Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante, l’ultimo libro di Tuena, pubblicato poco più di un anno fa. In mezzo ci sono state tante altre opere straordinarie, da Tutti i sognatori a La grande ombra, da Le variazioni Reinach a Ultimo parallelo, finché con questo librettino di poco più di 100 pagine lo scrittore non ha rievocato i suoi esordi, e la ragione che lo spinge a scrivere. Perché “ancora una volta ti sveglierai un mattino bellissimo con quest’idea fissa, con quest’ossessione dannata che ti danna ma ti costringe a procedere, con questa voglia di opporti alle avversità e che ti fa sentire vivo come mai avevi creduto di poterlo essere.”

Prima o poi parlerò anche degli altri libri. Ora, semplicemente, non ne ho il tempo.

Buon compleanno Filippo.

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Una risposta a Filippo Tuena da Lo sguardo della paura al Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante

  1. maria ha detto:

    Anche io ho letto questo stesso libro per pura casualità, avendolo trovato su di una bacarella e preso così all’impronta, stimolata, oltre che dalla copertina, anche dal fatto di conoscere il suo autore tramite la lettura del suo “Michelangelo la grande ombra”. Anche io ne sono rimasta colpita e sopratutto per le ultime sue pagine in cui ho trovato scritte alcune mie sensazioni , alcuni miei dubbi, alcuni miei pensieri come se finalmente avessi trovato forma letteraria a mie vaghe immagini mentali, a mie considerazione e riflessioni a mie paure…
    complimenti per il tuo blog
    maria

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