George R.R. Martin e le saghe infinite

Tutti abbiamo i nostri temi ricorrenti, soggetti che ci tornano spesso in mente, o libri che amiamo e ai quali non possiamo fare a meno di continuare a pensare. E ovviamente le due cose tendono spesso a intrecciarsi fra loro.

Da luglio, quasi sei anno dopo l’arrivo di A Feast for Crows nelle librerie, sarà finalmente possibile leggere A Dance with Dragons. Per George R.R. Martin la gestazione del quinto volume delle Cronache del ghiaccio e del fuoco è stato un periodo lungo e complicato, e recentemente nel suo blog ha spiegato anche alcune delle vicende che hanno accompagnato la nascita del romanzo. Il suo messaggio si trova qui http://grrm.livejournal.com/217066.html, ma per chi non conosce l’inglese intendo scrivere in proposito un articolo per FantasyMagazine.

Martin è uno dei miei scrittori preferiti, e parlo spesso di lui. Un altro tema che mi sta accompagnando ultimamente è quello delle saghe lunghissime. Ho terminato, salvo cambiamenti dell’ultimo momento, il testo del mio intervento ai prossimi DelosDays. Il prossimo 3 giugno alle 12,00 alla Casa dei Giochi di Milano condurrò un incontro intitolato Dalla trilogia alla saga infinita: storia ed evoluzione di un genere.

Quando ho proposto il tema ho ricevuto contemporaneamente apprezzamenti entusiastici e ammonimenti al fatto che avrei sforato dal tempo a mia disposizione già con l’introduzione. Ma quando inizio a parlare di fantasy è così: è difficile farmi stare zitta.

Saghe infinite. Vi dicono niente queste due parole? A me fanno venire subito in mente un paio di nomi. Con Robert Jordan la situazione al momento è tranquilla, Brandon Sanderson sta scrivendo la conclusione della Ruota del Tempo, e in un qualche momento del 2012, probabilmente tarda primavera o inizio estate, sarà possibile leggerla. Per Martin la novità arriverà molto prima, anche se ancora siamo ben lontani dalla conclusione della storia. Ma perché George ha impiegato così tanto per scrivere un romanzo che teoricamente doveva essere già quasi pronto alla fine del 2005? Lo scorso 31 dicembre ho provato a dare una risposta ai lettori di FantasyMagazine. Salvo qualche piccola modifica, necessaria perché sono trascorsi alcuni mesi e la situazione è un po’ cambiata, ripropongo qui quel testo.

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Scrivere un romanzo è difficile. Tutti coloro che hanno provato a cimentarsi nella scrittura sanno cosa significhi cercare di indirizzare la loro storia nella giusta direzione, rendere i personaggi affascinanti e credibili tanto nelle azioni che compiono quanto nelle motivazioni che stanno alla base di quelle stesse azioni, e contemporaneamente tratteggiare lo scenario in cui su muovono in modo vivido e realistico. La lotta con le parole è costante, alla ricerca di quell’unica giusta che può illuminare una scena importante o più semplicemente rendere la prosa più scorrevole ed elegante nelle pagine che sorreggono la struttura stessa del romanzo.

E malgrado tutto l’impegno profuso dallo scrittore, non c’è nulla che possa garantirgli che riuscirà a terminare la sua opera in sei mesi piuttosto che in sei anni.

A questo tema lo scorso anno Shawn Speakman ha dedicato un paio di articoli molto interessanti. Si tratta di Wisdom of a writer, La saggezza di uno scrittore, e A Fan asks after grrm, Un fan si interroga su George R.R. Martin. In essi Speakman cerca di capire perché A Dance with Dragons, quinto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, sia stato terminato così in ritardo.

Speakman, che in passato ha sviluppato siti per autori quali Terry Brooks e Greg Keyes, collabora da tempo con Suvudu.com, il sito del gruppo editoriale Random House sul quale ha pubblicato questi articoli, ed è autore del romanzo The Dark Thorn, primo volume di una serie urban fantasy denominata The Dark Thorn Cycle. Attualmente è impegnato nella stesura del secondo romanzo, ipoteticamente intitolato The Winter Wraiths, quindi conosce molto bene alcune problematiche relative alla scrittura per averle vissute in prima persona.

Lo spunto per il primo intervento gli era stato fornito da una chat, tenutasi il giorno precedente sullo stesso sito, il cui protagonista era lo scrittore Guy Gavriel Kay, e va a toccare uno degli argomenti che più hanno infiammando gli appassionati di fantasy negli ultimi anni.

Possono essere necessari sei mesi per completare un romanzo, ha scritto Speakman, come possono essere necessari sei anni. Ma, indipendentemente dalla lunghezza del periodo di tempo necessario alla scrittura, la stesura della storia richiede quotidianamente tempo ed energie, attenzione e tenacità, e costringe a compiere un gran lavoro mentale ed emotivo per risolvere tutti i problemi che possono insorgere durante il processo creativo. E questo non cambia, per quanto possano essere differenti le azioni quotidiane tramite le quali ciascuno scrittore porta avanti i propri processi creativi. Che si sieda alla tastiera ogni mattina o che preferisca le ore notturne, che riesca a lavorare solo a casa sua o che sia in grado di farlo in qualsiasi luogo e circostanza, ogni autore deve risolvere una gran quantità di problemi, e non sempre la prima soluzione trovata è quella giusta.

Frammento di un fumetto nel quale Rothfuss immagina le possibili risposte ai suoi detrattori arrabbiati per il ritardo nella pubblicazione del romanzo

Tempo fa Patrick Rothfuss, autore de Il nome del vento e di The Wise Man’s Fear, ha scritto un breve messaggio per informare i lettori circa l’andamento del suo secondo romanzo, giunto nelle librerie questa primavera dopo quella che per i fan è stata una lunga attesa. Un giorno, ha spiegato, ha cancellato completamente 1200 parole dal volume. Poi si è messo a scrivere e ne ha aggiunte altre 1200. Matematicamente, è come se avesse buttato via dieci ore. Ma, a suo giudizio, il libro è enormemente migliorato. Una buona giornata di lavoro perciò non si traduce necessariamente in alcune pagine in più, e per quanto lo scrittore possa desiderarlo tot giornate di lavoro non producono tot pagine o capitoli.

Un problema particolarmente insidioso poi è quello delle false partenze che tormenta tutti i freewriter, cioè quegli scrittori che conoscono il punto di arrivo della loro storia ma scoprono il percorso man mano che vanno avanti perché, per sentirsi più liberi, preferiscono non preparare una scaletta della trama in anticipo. L’altro lato di questa libertà è il rischio di finire in un vicolo cieco e di dover buttare via mesi di lavoro e ripartire da capo da un punto che consenta uno sviluppo diverso.

Kay, autore di opere quali la Trilogia di Fionavar, Il paese delle due lune, Ysabel e Under Heaven, ha ammesso di essere un freewriter, così come lo sono Rothfuss e Martin. Prima di dedicarsi alle proprie storie, però, Kay ha trascorso un anno in compagnia di Christopher Tolkien, aiutandolo a risistemare quel manoscritto che di lì a breve sarebbe stato pubblicato sotto il nome di Silmarillion.

E nella chat Guy ha citato l’enorme numero di false partenze e di vicoli ciechi nei quali era incappato anche un genio, impegnato nella stesura di quello che in seguito si sarebbe rivelato essere un capolavoro. Tempo e lavoro sono per lui elementi centrali nella stesura di qualsiasi opera, e fin dagli inizi della sua carriera ha sempre avuto ben presente il modus operandi di J.R.R. Tolkien e i suoi infiniti ripensamenti.

Il fatto che in ventisei anni di attività Kay abbia pubblicato solamente undici romanzi, arrivando anche a far trascorrere quattro anni fra un volume e l’altro, evidenzia come lo scrittore canadese non sia in possesso di alcuna formula matematica o scientifica in grado di fargli terminare il volume che sta scrivendo in un determinato arco di tempo.

Lo stesso problema di false partenze e vicoli ciechi ha tormentato per anni Martin, impegnato a riscrivere più volte le stesse parti e a riorganizzare i suoi capitoli in modi diversi, quando non addirittura a buttare via parti già terminate, e magari anche commoventi, perché lo stavano portando fuori strada. Emblematico il caso del capitolo dedicato all’incontro fra Tyrion Lannister e il Lord Velato, definito dal suo stesso autore “spettrale, elegante ed evocativo” e successivamente cancellato perché lo avrebbe portato su una strada che ha poi deciso di non voler seguire.

Ma i cambiamenti in corso di scrittura possono essere di vario tipo. Lo scorso anno per esempio George aveva comunicato ai lettori del suo blog di aver deciso di spostare due capitoli già ultimati dedicati ad Arianne Martell in The Winds of Winter. Spostamento che in passato aveva già fatto più volte.

In origine Arianne non avrebbe dovuto avere nessun punto di vista in Dance, almeno finché Martin non aveva anticipato — in una delle sue quarantasette ristrutturazioni della storia — un fatto che avrebbe certamente provocato una reazione a Dorne dalle ultime pagine alla metà del volume. Così aveva scritto i due capitoli dedicati ad Arianne e si stava apprestando a scriverne un terzo, e un altro da un diverso punto di vista che era una necessaria controparte a questi e… E basta. George spiegava di aver modificato nuovamente il libro riportando quell’episodio verso la fine. Come conseguenza, non aveva dovuto scrivere il terzo capitolo di Arianne, almeno non per Dance, né l’altro a esso collegato, ma si era ritrovato a doverne parzialmente riscrivere due già terminati dedicati a un terzo punto di vista legati a questa linea di eventi. Fortunatamente però in questo caso si era trattato semplicemente di modificare qualche riga.

Con questi erano diventati quattro i capitoli già ultimati per Winds of Winter. Gli altri due riguardano Arya e Sansa Stark.

Al di là degli episodi specifici citati da Martin in questi anni, che mostrano il continuo altalenare del suo procedere, Speakman ha rilevato come dopo quattro romanzi George sia a metà della sua opera, ed è questo il punto in cui i personaggi e gli eventi devono trovare la loro giusta collocazione prima del gran finale. E perciò è qui che possono sorgere problemi come quello del famigerato Nodo di Meereen, scritto e riscritto un’infinità di volte attraverso gli occhi di diversi punti di vista e responsabile di buona parte del ritardo nella pubblicazione del romanzo. Problemi che in futuro non dovrebbero più ripresentarsi, visto che da un certo punto in poi la trama può prendere una sola direzione per avviarsi verso la sua conclusione.

Pubblicato Dance i problemi per Martin saranno finiti e la storia procederà a un ritmo più regolare? Secondo Speakman sarà lo stesso libro a dircelo. Se i personaggi smetteranno di allontanarsi fra loro, e se non sorgeranno nuovi problemi, vuol dire che la storia ha effettivamente superato la metà e che si sta dirigendo verso la fine. In caso contrario, potrebbe volerci ancora molto tempo prima sapere cosa avverrà nel cuore dell’inverno.

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