Patrick Rothfuss da Il nome del vento a The Wise Man’s Fear

Ci sono tre cose che tutti gli uomini saggi temono: il mare in tempesta, una notte senza luna e la rabbia di un uomo gentile”. (Patrick Rothfuss)

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Qualche giorno fa, fra le novità previste per i prossimi mesi, ho segnato la pubblicazione dell’edizione economica di Il nome del vento di Patrick Rothfuss. Se Fanucci non cambierà idea il volume sarà pubblicato nel mese di settembre, farà parte della collana Tif Extra e costerà 4,90 euro.

Il prezzo è decisamente basso, soprattutto se consideriamo che si tratta di un romanzo di 850 pagine, quindi suppongo che si tratti di un’offerta di lancio, valida al massimo per una manciata di mesi, e che poi il prezzo del volume salirà. Un’altra ipotesi che mi sento di fare è che non molto tempo dopo la pubblicazione di questo volume, esaurito nell’unica edizione fin qui pubblicata, è che non molto tempo dopo, probabilmente in ottobre, potremo leggere la traduzione di The Wise’s Man Fear.

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Nell’editoria questa è una prassi normale: la novità in edizione economica, e la ristampa in edizione economica di un titolo precedente, arrivano spesso in libreria a breve distanza di tempo. In questo modo la loro visibilità per i lettori aumenta e di conseguenza anche le vendite. In fondo le novità sono sempre esposte in modo massiccio, e quindi sono facili da vedere. Tutti coloro che stavano aspettando il nuovo capitolo di una saga tanto amata correranno a comprarlo, mentre chi non conosceva la saga potrà vedere la novità ben esposta, incuriosirsi, e trovare lì vicino, a prezzo ridotto, il volume in cui la storia ha avuto inizio. Lo comprerà, e se si appassionerà magari comprerà pure il seguito in edizione rilegata, perché sarà curioso di scoprire come proseguono le vicende di quei personaggi che ha imparato ad amare.

Un esempio di questa prassi ce l’ha appena fornito Mondadori, pubblicando I gemelli di Kuma, quarto volume della serie La ragazza drago di Licia Troisi, lo scorso 10 maggio, e l’edizione economica di La clessidra di Aldibah, terzo volume della stessa serie, giusto ieri.

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La traduzione di The Wise’s Man Fear, perciò, avverrà quasi certamente in autunno, ed è uno di quei romanzi che sono davvero curiosa di leggere. Il volume è il secondo delle Cronache del Re Assassino, romanzo che, secondo Elizabeth Wollheim, presidente della Daw Books e grande esperta di fantasy, è la più brillante opera d’esordio che abbia mai letto in trent’anni di attività. Dopo aver letto solo un centinaio di pagine, ha affermato, aveva capito di doverlo assolutamente pubblicare, e a suo giudizio l’autore eguaglierà la fama di personaggi del calibro di Terry Brooks, George R.R. Martin, Robert Jordan, Terry Goodkind e Tad Williams.

Rothfuss ha raccontato che in precedenza il romanzo era stato rifiutato da tutti gli agenti letterari dell’universo conosciuto finché, nel 2002 un suo estratto adattato alla forma del racconto, The Road to Levinshir, ha vinto il concorso Writers of the Future contest. La pubblicazione di questo testo lo ha fatto entrare in contatto con Kevin Anderson prima e con Elizabeth Wollheim poi, segnando di fatto la nascita di Il nome del vento.

La storia, narrata in prima persona, è quella del giovane Kvote che, da membro di una compagnia di attori e musicisti girovaghi, diventerà il più famoso mago del mondo. Perché questo accada, però, il giovane dovrà passare attraverso numerose esperienze, non sempre piacevoli o semplici da affrontare. È la storia di un eroe intrappolato in quello stesso mito che è divenuta la sua vita, e che non racconta cosa sia l’eroismo ma lo mostra con immagini estremamente vivide.

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Rothfuss, nato nel Wisconsin nel 1973, sul suo sito ha dichiarato scherzosamente di essere stato fortunato perché li, grazie agli inverni lunghi e alla mancanza della televisione via cavo, in lui è nato l’amore per la lettura. E, accanto a una mamma che gli leggeva storie quando era un bambino, ha avuto anche un padre che gli ha insegnato come si costruiscono le cose. Queste, afferma, sono le basi per diventare un buon narratore.

Nel corso degli anni ha cambiato spesso lavoro e studio, accostandosi a materie anche diversissime ma che in qualche modo avevano il potere di affascinarlo: ingegneria chimica, psicologia clinica, filosofia, storia medievale, teatro, antropologia, sociologia, e infine letteratura inglese, materia nella quale — dopo nove anni di studi — ha finalmente terminato il college.

In tutto questo tempo la costante è stata quella della scrittura nelle sue molteplici accezioni. Poesie, testi satirici, brani per commedie teatrali e soprattutto un lunghissimo romanzo dedicato alla vita di un uomo chiamato Kvothe.

La sua storia, però, era troppo lunga, al punto da rendere impossibile la pubblicazione in un solo volume. Da qui la decisione della Wollheim di trasformare l’opera in una trilogia.

La pubblicazione del secondo romanzo, The Wise Man’s Fear, era stato inizialmente ipotizzata per il 2008, ma la data ha subito parecchi spostamenti, fino alla pubblicazione avvenuta la scorsa primavera.

Sul suo blog lo scrittore ha spiegato quali siano stati i problemi che hanno fatto slittare così tanto la data di pubblicazione.

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Uno era la lunghezza. Il nome del vento è costituito da 662 pagine, che in italiano hanno formato un volume di 852. The Wise Man’s Fear raggiunge addirittura le 1008 pagine.

La Daw non ha mai avuto problemi a pubblicare volumi dalle notevoli dimensioni, e questo gli ha dato un’enorme libertà. Man mano che Patrick vedeva la sua opera crescere ha iniziato a preoccuparsi sempre più, finché non si è deciso a chiedere a Betsy se la lunghezza potesse effettivamente essere un problema. Dopo una risata lei ha chiesto quanto il volume sarebbe stato lungo, e lui non ha potuto che dire “molto lungo”. Così Elizabeth ha fatto qualche ricerca prima di rispondergli che il loro paperback più lungo era di 420.000 parole, e che se lui fosse rimasto sotto quella cifra non ci sarebbe stato alcun problema. Il primo pensiero di Rothfuss, ha confidato, è stato “Posso essere più breve del più lungo volume mai pubblicato? Certo, penso di poterci riuscire”. Alla fine, a fronte di un Nome del vento composto da 250.000 parole, The Wise Man’s Fear ne conta ben 395.000. Meno della lunghezza limite ma non di molto, e questo nonostante tutti i suoi tentativi di essere sintetico.

Dopo aver speso settimane a eliminare parole e frasi superflue, dialoghi inutili e descrizioni ridondanti, riuscendo a eliminare ben 12.000 parole, ha raccontato, si è reso conto che avrebbe dovuto assolutamente aggiungere una scena per risolvere meglio una trama. E poi ha aggiunto un paio di paragrafi per chiarire meglio l’interazione fra un paio di personaggi. Quindi ha espanso una scena per aumentare la tensione narrativa. Improvvisamente il romanzo è cresciuto di altri 8.000 vocaboli. E quest’episodio non è stato l’unico durante la lunga gestazione del volume, con migliaia di parole aggiunte perché secondo lui servivano più azione, più tensione, più dettagli. Cioè, anche se teoricamente nel momento in cui ha venduto la storia l’aveva già terminata, non ne era del tutto soddisfatto e ha lavorato duramente per migliorarla.

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A complicargli la vita c’è anche la struttura della storia, che non segue le classiche unità aristoteliche o i cinque atti di una commedia shakesperiana. Il romanzo è una combinazione di autobiografia, percorso iniziatico dell’eroe, fantasy epica, narrativa di viaggio, racconto fantastico, storia di un’epoca, con anche qualche elemento romantico e di mistero. Mettere assieme così tante cose gli ha creato non poche difficoltà, ma è questo il genere di opera che vuole realizzare e sul quale sta lavorato

La storia di Kvothe, in qualche modo, era pronta già nel 2000. All’epoca Rothfuss riteneva di aver scritto un romanzo straordinario, e che fosse pronto per la pubblicazione. Da quel momento però ha imparato molte cose sull’arte di scrivere, e rileggendo recentemente il terzo volume, The Doors of Stone, ha visto enormi errori dei quali in precedenza non si era accorto.

Un altro problema è che i primi due romanzi della trilogia sono considerevolmente cambiati dal 2000. Ha aggiunto molte trame e molti personaggi come Devi, Auri e Draccus, il che ha comportato un mucchio di difficoltà: lui non doveva scrivere un sequel, cosa già difficile in sé. Invece ha dovuto prendere un romanzo già scritto e trasformarlo in modo da funzionare anche con i cambiamenti che aveva fatto nella trama del primo volume. Per lui è stato più semplice aggiungere ex novo 60.000 parole di una trama secondaria piuttosto che riscrivere l’inizio del romanzo.

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Patrick inoltre è estremamente perfezionista, e questo lo porta a ricercare costantemente la parola “giusta”, l’unica che esprime con precisione ciò che lui vuole dire. O a preoccuparsi per l’ordine delle scene, la caratterizzazione dei personaggi, la tensione narrativa o le trame secondarie. Non vuole che tutti questi aspetti siano buoni. Li vuole perfetti. E questo richiede tempo.
L’ultimo problema affrontato da Rothfuss è stata la paura. Come ha spiegato, se i lettori non apprezzano granché la tua opera prima ti spezza il cuore, ma ti fornisce anche una valida motivazione. Vuoi dimostrare a tutti ciò che sai fare, e ti impegni in modo da stupire tutti. Lui però ha ricevuto mail di gente che gli diceva che il suo romanzo era il migliore che avesse mai letto, o che lo aveva letto al figlio malato di leucemia e che la lettura li aveva fatti sentire più vicini, o ancora che l’attesa per il secondo romanzo lo eccitava più di quella per il proprio compleanno…

Il nome del vento ha sfiorato la top 10 nella classifica del New York Times. Con presupposti così, ha spiegato Rothfuss, era terrorizzato. Aspettative troppo alte gli impedivano di scrivere, e per un anno non è riuscito a fare nulla di significativo. Poi, lentamente, ne è venuto fuori.

Adesso non ha intenzione di farsi ossessionare dal suo grande progetto. Mentre era ancora impegnato con The Wise Man’s Fear ha scritto un libretto per bambini, The Adventures of the Princess and Mr. Whiffle. Nulla di impegnativo, una storiella divertente che gli ha ricordato per quale motivo scrive, e che non gli ha sottratto tempo per il suo romanzo. Ora ha intenzione di realizzare un seguito, in modo da non concentrare troppo la mente su un solo obiettivo con il rischio di perderlo di vista.

Appena uscito, lo scorso mese di marzo, The Wise Man’s Fear ha conquistato la vetta della classifica del New York Times, e i responsi di chi lo ha letto sono più che positivi. In generale questo volume viene considerato più bello del suo predecessore, con un mondo tridimensionale che cattura il lettore e non lo lascia più andar via.

Per quanto riguarda il volume conclusivo Patrick ha affermato che gli serviranno almeno un paio d’anni perché deve integrarlo a tutti i cambiamenti fatti nei primi due. Per fortuna, però, ora ha un’idea più precisa di ciò che deve fare, ed è uno scrittore migliore.

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Una mappa del mondo di Rothfuss: http://www.patrickrothfuss.com/content/world.asp

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2 risposte a Patrick Rothfuss da Il nome del vento a The Wise Man’s Fear

  1. Alessandro ha detto:

    La vostra esperienza in campo fantasy mi potrebbe aiutare? ormai siamo nel 2016, è uscita una versione con copertina rigida di “il nome del vento”?
    ho visto per ora solo brossure, è possibile? una libreria mi ha detto che dovrebbe essere uscita un’edizione rilegata. voi ne sapete qualcosa?

    • Ciao Alessandro
      su questo blog a parte i miei lettori io sono l’unica persona che scrive, quindi puoi tranquillamente passare al singolare. Non sono ancora così vanitosa da volere il plurale maiestatis… 😉
      Il nome del vento non è mai uscito in edizione rilegata. La prima edizione aveva copertina morbida con alette, tipo la prima edizione (Fanucci) di La Ruota del Tempo di Robert Jordan o la Trilogia di Mistborn di Brandon Sanderson, se conosci questi libri. La seconda edizione, uscita contemporaneamente a La paura del saggio, aveva copertina morbida senza alette, del tipo usato per i normali tascabili (la copertina con alette, di carta più pesante, in editoria viene considerata più di pregio rispetto a quella che ne è priva). Solo La paura del saggio è stato pubblicato in versione rilegata. Di fatto in Italia è impossibile avere i due volumi nello stesso formato perché l’editore ha pubblicato il secondo in un formato diverso da quello usato per le due edizioni del primo romanzo.

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