Gianni Clerici da 500 anni di tennis a Divina

Se Gianni Clerici, come è stato definito, è uno scrittore prestato allo sport, io sono molto contenta del prestito, perché è grazie alla sua passione per il tennis che l’ho conosciuto e che ho conosciuto meglio il tennis stesso.

Ho iniziato a seguire i primi match nel 1988, e le telecronache condotte dalla coppia Rino Tommasi – Gianni Clerici sono sempre state divertentissime, oltre che valide da un punto di vista tecnico e/o storico.

Tommasi attento al punteggio, ai precedenti e alle statistiche – anche se dopo qualche tempo io ero in grado di farmi da sola statistiche più articolate e complesse di quelle fornite da lui (anche perché se lui avesse esagerato, come facevo io, la gran parte degli spettatori non avrebbe capito nulla o si sarebbe annoiata), Clerici interessato a dar vita ai vari atleti. Entrambi molto competenti e puntuali nel sottolineare le varie fasi dei match con i loro stili diversissimi. Secondo Tommasi, con il quale non smette di punzecchiarsi amichevolmente, chi legge gli articoli di Clerici non è in grado di capire chi ha vinto, ma sa il perché.

Già qualche anno fa avevo letto il monumentale 500 anni di tennis, volume che prima o poi ricomprerò perché l’edizione che possiedo non è più aggiornata sugli ultimi risultati.

La prima parte è dedicata a un lungo viaggio nel tempo e racconta dei vari sport con la palla, a volte anche con la racchetta, praticati dall’uomo lungo i secoli. Poi, nel 1874, arriva il maggiore Walter Clopton Wingfield a brevettare il lawn tennis, praticato su un campo dalla curiosa forma a clessidra. Non siamo ancora al tennis come lo conosciamo oggi, ma ci stiamo arrivando.

Nel corso del libro Clerici racconta con il consueto brio la vita e le vicende sportive dei più grandi campioni che abbiano mai impugnato la racchetta, dai fratelli Renshaw fino ai contemporanei Federer e Nadal, passando per figure quali quella di Doris Hart, grandissima campionessa malgrado il fatto che un ginocchio le limitasse enormemente i movimenti o quella di Maureen Connolly, prima donna capace di conquistare il Grande Slam e ritiratasi a soli 19 anni a causa di una brutta caduta da cavallo.

Il volume è arricchito da un bell’apparato iconografico che consente tanto di seguire l’evolversi dei costumi quanto di apprezzare le capacità atletiche e la bellezza dei gesti dei campioni. Perché se è vero, come ha scritto David Foster Wallace in Roger Federer come esperienza religiosa “l’obiettivo dei giochi di competizione non è la produzione di bellezza, ma qualsiasi sport praticato ad altro livello diventa una sede privilegiata per l’espressione della bellezza umana (pag. 13), in molte foto la bellezza dei gesti si commenta da sola e non può che incantare gli amanti di questo sport.
Altro libro scritto da Clerici è Divina, dedicato a Suzanne Lenglen, forse la più grande tennista del mondo. Il forse è mio, visto che è difficile paragonare campioni di epoche diverse, ma è certo che la Lenglen sia stata capace di rivoluzionare profondamente il tennis. A partire dall’abbigliamento, con gonne più corte e pratiche rispetto a quelle usate fino a quel momento, e magliette al posto dei bustini con stecche delle signore, per proseguire con l’allenamento, ritenuto fondamentale per poter giocare ad alto livello in un’epoca in cui gli sportivi erano, o si voleva che fossero, semplici dilettanti.

Ma, come scrive Clerici citando un amico di Suzanne, “per lei il tennis non è più un divertimento, è un mestiere. (…) Per definizione, gli sport sono dei giochi. Ma per diventare campione del mondo, bisogna finire per farne dei mestieri”. (pag. 107)

E poi c’è il passaggio al professionismo, decisione sofferta e rivoluzionaria visto che la Lenglen è stata protagonista del primo tour professionistico di tennis, e che chi apre una nuova strada lo fa sempre a suo rischio e pericolo. In mezzo anni di meraviglie, con uno stile aggressivo ed elegante che non mancava di stupire gli spettatori e che permise alla protagonista di concludere la sua carriera con lo straordinario bilancio di un solo incontro perso ad affiancare i sei titoli di Wimbledon e di Parigi e la medaglia d’oro olimpica del 1920. Nonostante i capricci, divina, e Clerici racconta con passione le sue gesta facendoci conoscere meglio una campionessa indimenticabile, la cui importanza va ben al di là di qualsiasi cifra.

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