Giuseppe Pelizza da Volpedo: Il quarto stato

(…) “il frutto maggiore dell’impegno sociale di Pelizza è rappresentato dal grande quadro Il quarto stato, in cui l’autore intese, secondo le sue stesse parole, “simboleggiare le grandi conquiste che i veri lavoratori andavano facendo tutto dì nel mondo attuale”. L’artista concepì l’idea di dedicare un’opera alla riscossa dei lavoratori nel 1891, e cominciò a preparare studi e bozzetti per una prima redazione del quadro, che era intitolata Ambasciatori della fame (1891-1894) e che rappresentava un gruppo di contadini in sciopero. Insoddisfatto del lavoro eseguito, si accinse a una seconda redazione dell’opera, anch’essa folta di studi e progetti: si intitolò Fiumana (1895-1897) e risulta già parecchio simile alla versione finale dell’opera, anche se è caratterizzata da una insistita ricerca di eleganza e di movimento nelle figure.”

(…) “Scartata anche la versione Fiumana, dal 1898 – l’anno stesso della rivelata milanese contro il carovita duramente stroncata dal generale Bava Beccaris – l’artista si dedicò a una nuova tela, che inizialmente doveva chiamarsi Il cammino dei lavoratori e che infine ricevette il titolo di Quarto stato. Rispetto a Fiumana, Pelizza si concentrò sulla massa dei lavoratori alle spallerei tre in prima fila, ne diminuì il numero, intese a delinearne il fronte con maggiore precisione.”

(…) “Il quarto stato rappresenta una marcia di lavoratori in sciopero: due uomini e una donna con un bambino in braccio precedono il fronte compatto dei loro compagni. Si tratta, dagli atteggiamenti, dai tipi, di contadini, ma Pelizza non volle caratterizzarli ponendo loro in mano degli attrezzi agricoli, come era avvenuto in Ambasciatori della fame e in uno studio a matita per Fiumana. Rispetto alle due versioni precedenti sono scomparse anche le pur labili notazioni paesistiche (un muretto, delle case): in altre parole il pittore aveva eliminato qualsiasi possibile intralcio bozzettistica e aveva mirato alla eliminazione del superfluo. La stessa essenzialità si ritrova nei personaggi; nessun gesto scomposto o violento, nessun atteggiamento che non sia dignitoso: gli scioperanti avanzano a passo sicuro, fiduciosi solo (ed ecco che emerge nell’opera una nota di ingenuità) dei loro diritti.”

Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano, Storia dell’Arte italiana volume 3, Electa Bruno Mondadori, Milano 1986, pag. 574-575.

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