L’incipit della settimana

Metafisica dei tubi

In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo sé stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente.
Dio aveva gli occhi perennemente aperti e fissi. Se anche fossero stati chiusi, nulla sarebbe comunque cambiato. Non c’era niente da vedere e Dio non guardava niente. Era pieno e denso come un uovo sodo, di cui possedeva anche la rotondità e l’immobilità.
Dio era soddisfazione assoluta. Non desiderava niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Dio non viveva: esisteva.

Confesso che la prima volta che ho letto queste parole non riuscivo a credere ai miei occhi. Ma cosa diavolo stava scrivendo quella folle di una belga? Va bene che è nata in Giappone e cresciuta in mezzo mondo, ma deve per forza essere così fuori di testa?
Amélie Nothomb, insieme a Philip K. Dick, è l’unica scrittrice che mi fa preoccupare per la sua sanità mentale ogni volta che la leggo. E mi lascia regolarmente senza parole.
Non che tutti i suoi libri siano capolavori, nessuno è in grado di scrivere solo pagine memorabili. Però sa sempre lasciarmi esterrefatta, togliermi le parole, e farmi rimanere lì a domandarmi che razza di tir mi sia passato sopra.
Il primo libro suo che ho letto è Cosmetica del nemico, e anche a distanza di anni lo considero uno dei migliori. Poi ci sono stati tutti gli altri, Antichrista, Ritorno a Pompei, Igiene dell’assassino, Acido solforico e via dicendo, per un totale di venti titoli. L’unico che mi manca è l’ultimo, Una forma di vita, ma rimedierò. Ho apprezzato meno quelli autobiografici, e Metafisica dei tubi è quello dove comincia il tutto. Folgorante l’inizio, poi il ritmo e il livello calano, pur restando un libretto interessante.
Tutte le opere della Nothomb si leggono in poco tempo, una o due ore al massimo. Sono volumi brevi, meno di 200 pagine e spesso intorno alle 100, e molto scorrevoli. Da provare, almeno una volta.

E ora il nuovo incipit:

Erano anni che aspettavo di incontrare un vampiro quando finalmente uno di essi entrò nel bar.
Fin da quando i vampiri erano usciti dalla bara (come erano soliti dire, scherzando), quattro anni prima, io avevo cominciato a sperare che uno di essi venisse a Bon Temps. Nella nostra piccola città avevamo esponenti di tutte le minoranze, quindi perché non averne anche di quella più recentemente riconosciuta, composta nella fattispecie dai non-morti?

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