Incipit!

Un lupo nell'ombra

Il cavaliere si soffermò sulla cima alberata della collina e lasciò scorrere lo sguardo sulle vuote e ondulate terre che si stendevano sotto di lui: ancora non si scorgeva traccia di Gerusalemme, non si vedeva nessuna strada pavimentata di lucenti diamanti, ma del resto Gerusalemme era sempre un po’ più avanti e ogni notte gli appariva in sogno, stimolandolo a trovarla lungo il nero nastro della strada da percorrere.

Il cavaliere, naturalmente, è Jon Shannow, noto anche come L’uomo di Gerusalemme perché è perennemente in movimento, alla ricerca di una città forse distrutta da un cataclisma che ha sconvolto la Terra. Ma, “se la città esisteva ancora, lui l’avrebbe trovata”.
La frase apre il primo capitolo di Un lupo nell’ombra di David Gemmell. Non è però la prima frase del romanzo, visto che la storia si apre con un breve prologo – tre sole pagine – dedicato all’antagonista di Shannow.
È un fantasy strano, ambientato in un mondo post apocalittico nel quale esistono ancora le pistole, ma la maggiore fonte di potere è data da alcune pietre magiche note come Sipstrassi.
Ho sempre amato le storie dedicate a Shannow, anche più di quelle ambientate nel mondo dei Drenai. Forse perché mi piacciono anche i fili western, e Shannow mi ricorda un po’ Clint Eastwood, Cavaliere pallido sempre alla ricerca di qualcosa che non può trovare, e disposto a fermarsi brevemente giusto per riparare qualche torto. Ma solo se lo convincono che valga la pena ripararli, i torti. Un pistolero che viaggia verso il sole al tramonto, immerso nella malinconia e nella solitudine.
Il mondo di questa saga è stato distrutto da un cataclisma che ha ribaltato il suo asse. Se fossi una persona che crede alle coincidenze ci sarebbe da farsi venire i brividi, anche perché all’inizio pensavo di inserire un altro incipit. È stato solo quando mi sono accinta a scrivere che ho cambiato idea e postato la frase di Gemmell.
La trilogia dedicata a Jon Shannow purtroppo è fuori catalogo. I titoli dei romanzi sono Un lupo nell’ombra, L’ultima spada del potere e L’ultimo dei guardiani.

E ora un nuovo incipit:

In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo sé stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente.
Dio aveva gli occhi perennemente aperti e fissi. Se anche fossero stati chiusi, nulla sarebbe comunque cambiato. Non c’era niente da vedere e Dio non guardava niente. Era pieno e denso come un uovo sodo, di cui possedeva anche la rotondità e l’immobilità.
Dio era soddisfazione assoluta. Non desiderava niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Dio non viveva: esisteva.

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