Da un incipit all’altro

Le nebbie di Avalon

Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute.

La scorsa settimana ho scritto solo poche parole, ma più che abbastanza perché il romanzo fosse riconosciuto molto in fretta. Era Le nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley.

“PARLA MORGANA: Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ma credo che saranno i cristiani a narrare l’ultima storia. Il mondo della Magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo. Non ho nulla contro di lui, ma solo contro i suoi preti che negano il potere della Grande Dea oppure l’avvolgono nella veste azzurra della Signora di Nazareth e affermano che era vergine. Ma che cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell’umanità?

Ricordo ancora quando l’ho visto per la prima volta in libreria, con la sua stupenda copertina raffigurante una donna a cavallo che reggeva in mano una spada. Alle sue spalle un paesaggio spoglio e nebbioso, ma chi sapeva dove fosse questa Avalon piena di nebbie? E poi c’era una frase ripresa da quello stesso prologo che io ho citato, e che non ho più dimenticato: “con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.
Questa è stata la prima interpretazione del ciclo arturiano che ho letto, e quella che più mi ha influenzata. E ovviamente sono diventata fin da subito una grande fan di Marion. Non tutti i suoi romanzi mi piacciono, e penso che questo sia un segno del fatto che mi piace davvero. L’apprezzamento indistinto può essere solo un’abitudine, mentre un apprezzamento critico è legato a quel che ci ha veramente colpito.
Non è un romanzo per tutti, la forte componente spirituale che permea l’opera è molto più vicina alla sensibilità femminile piuttosto che a quella maschile, anche se conosco alcuni uomini che amano come me quest’opera. Uno di loro è Luca Azzolini, autore di una bella recensione su FantasyMagazine:

http://www.fantasymagazine.it/libri/6993/le-nebbie-di-avalon/
Insieme a Luca ho scritto un lungo articolo dedicato a Marion Zimmer Bradley che comparirà nel terzo numero di Effemme, di prossima pubblicazione.

E ora un nuovo incipit:

Il cavaliere si soffermò sulla cima alberata della collina e lasciò scorrere lo sguardo sulle vuote e ondulate terre che si stendevano sotto di lui: ancora non si scorgeva traccia di Gerusalemme, non si vedeva nessuna strada pavimentata di lucenti diamanti, ma del resto Gerusalemme era sempre un po’ più avanti e ogni notte gli appariva in sogno, stimolandolo a trovarla lungo il nero nastro della strada da percorrere.

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