George R.R. Martin e Le cronache del ghiaccio e del fuoco

Il trono di spade

Qualcuno di voi non ha ancora letto Il trono di spade? Cosa state aspettando? Correte subito a comprarlo! Leggetelo, poi tornate qui e ne riparliamo, anche perché in questo momento gli Oscar sono scontati del 25% e i nove (nove!, mentre negli Stati Uniti sono quattro e in Gran Bretagna cinque) volumi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco sono tutti disponibili in edizione Oscar. Ok, io possiedo i rilegati, e i primi due, con le copertine di Andrea Falsetti, sono stupendi. Il trono di spade in particolare, con la dedica “To Martina, may your winters be short” è uno dei volumi più importanti che possiedo, paragonabile a L’ascesa dell’ombra, con dedica del compianto Robert Jordan e Morte accidentale di un anarchico, con autografo del premio Nobel per la letteratura Dario Fo.
L’unica giustificazione che avete se non possedete ancora i romanzi e non state uscendo per andare a comprarli è la consapevolezza che nel prossimo mese di aprile Mondadori pubblicherà un tomo dal prezzo di circa 20,00 euro comprendente Il trono di spade, Il grande inverno, Il regno dei lupi e La regina dei draghi o, se preferite, A Game of Thrones e A Clash of Kings.
Scriverò ancora di Martin, non posso evitarlo. Ho visto l’ultimo trailer della serie televisiva che a breve arriverà sugli schermi di HBO, e sono eccitatissima per ogni immagine anche se molto probabilmente non riuscirò a vederla. Ogni cosa che riguarda lo zio George mi fa quest’effetto. Al momento riporto qui un articolo scritto tempo fa per FantasyMagazine dedicato al primo capitolo di Il trono di spade. Non faccio spoiler sul prosieguo della saga, quindi anche chi non ha letto i romanzi può leggere l’articolo. Parlo solo della scena da cui ha avuto origine la saga, quella scena che mi ha colpita fin dal primo istante e che mi ha fatto amare intensamente i romanzi. Oltretutto parecchie immagini dei trailer si riferiscono proprio a questo episodio, quindi chi li ha visti e non ha letto il romanzo può capirli meglio.
Ricordo anche che nel primo numero di Effemme abbiamo dedicato uno speciale di 30 pagine a Geroge R.R. Martin con ben sette articoli. Quattro li ho scritti io, ad altri due ho collaborato, e anche mia suocera, che non legge fantasy, ha detto “si vede che quei volumi ti piacciono proprio, metti dentro un tale entusiasmo che invogli a leggerli”. Bene, leggete i miei articoli, ma soprattutto i romanzi. E se vi riesce procuratevi un drago come animale da compagnia, perché l’inverno sta arrivando!

Il sito dove comprare Effemme: http://www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=36444

Effemme 1

L’articolo Sei metalupi per George R.R. Martin:

Era stata un’alba chiara e fredda, la limpidezza dell’aria quasi un annuncio che l’estate stava finendo.
Sono solo una manciata di parole che potrebbero riferirsi a qualsiasi cosa. In fondo, in ogni storia può giungere la fine dell’estate.
Ma cosa succederebbe se le stagioni fossero diverse dalle nostre? Se invece di succedersi secondo un ordine preciso e scaglionate in un regolare ritmo trimestrale, potessero avere una lunghezza variabile, e magari protrarsi per anni? E se le variazioni della temperatura e le differenze climatiche non fossero l’unica cosa che marca il loro scorrere?
È quanto si è chiesto George R.R. Martin nelle sue Cronache del ghiaccio e del fuoco. L’inverno sta arrivando, ci capita di dire quando vediamo le giornate accorciarsi e percepiamo la temperatura divenire sempre più bassa. Ma L’inverno sta arrivando è il motto di Casa Stark, una delle sette grandi Case dei Sette Regni, e per loro il pensiero di un po’ di freddo non è la cosa peggiore.

Martin era ancora impegnato Hollywood alle prese con numerosi progetti che, per un motivo o per l’altro, non sarebbero riusciti a concretizzarsi, quando nella sua mente si era formata un’immagine ben precisa. Una scena che chiedeva di essere scritta, e che sarebbe diventata il primo capitolo di A Game of Thrones. Forse questa frase dedicata all’alba e all’estate non è stata la prima che ha scritto, e certo non è la prima che incontrano i lettori visto che il romanzo è dotato di un prologo, ma è quella con cui inizia la vicenda di Bran, e che ci introduce nella prima idea della saga, quella da cui tutto è partito.
Per il lettore il romanzo era iniziato una dozzina di pagine prima, e il forte contrasto fra le due scene presenta subito uno dei temi portanti dell’opera: la contrapposizione fra opposte realtà. Il ghiaccio e il fuoco del titolo, i sentimenti opposti che animano i protagonisti, la ricchezza dei nobili e la miseria delle classi sociali più sfortunate, ma anche il contrasto fra gli alti ideali che i cavalieri dovrebbero perseguire e la realtà concreta delle loro meschinerie e crudeltà, contrasto che finisce per portare a un mondo dalle infinite sfumature di grigio, perché chi è troppo rigido, e divide tutto in giusto e sbagliato, bianco o nero, rischia di trovarsi stritolato fra forze contrapposte impossibili da fermare.

Il prologo inizia nell’oscurità oltre la Barriera, una gigantesca muraglia di ghiaccio che separa i regni degli uomini da una terra fredda e inospitale, nella quale vivono i Bruti e si nascondono creature ricordate solo dalle leggende. Alcuni uomini membri di una confraternita giurata, i Guardiani della notte, sono in missione esplorativa. All’improvviso vengono attaccati, e quello che per loro era solo un noioso dovere si tinge di sangue.
Subito dopo lo scontro finisce anche il capitolo, e per moltissime pagine non si parlerà più di ciò che c’è a Nord, oltre la Barriera. L’attenzione si sposta a Sud, anche se i primo capitoli continuano a essere ambientati nelle terre settentrionali. Intrighi, tradimenti, passione e brama di potere, gli occhi di quasi tutti i personaggi sono puntati sul Trono di spade e sulla corte che gli ruota attorno. La Barriera sembra una preoccupazione di un piccolo gruppo di uomini, nemmeno degna di essere contemplata dai potenti del regno.

La scena del prologo è stata aggiunta in un secondo momento. A rileggerla in seguito si notano tantissimi indizi relativi al mondo creato da Martin come le sensazioni di Gared in contrasto con l’eccessiva sicurezza di Ser Waymar Royce, troppo giovane e nobile per prestare davvero ascolto a chi è più esperto di lui. O come gli accenni alla composizione dei Guardiani della notte, ai Bruti, agli alberi-sentinella, ai meta-lupi e ad altre cose delle quali è difficile parlare e delle quali si sussurra solamente sperando non siano nulla più che leggende: gli Estranei. Ma è facile dimenticarsene abbagliati dal mondo scintillante di ricchezze delle pagine che seguono, dai conflitti che serpeggiano sotterranei. Doppi e tripli giochi, azioni tremende commesse in nome della vanità o dell’amore, alleanze impreviste e tradimenti insospettabili concentrano l’attenzione di tutti ad Approdo del Re, relegando in secondo piano i problemi di un gruppo di uomini perennemente abbigliati di nero e dediti solo al proprio dovere.
Uno dei personaggi del prologo compare anche nel primo capitolo, vissuto con gli occhi del giovane Bran.

I molteplici punti di vista presenti nella saga sono uno degli elementi che hanno contribuito a renderla tanto affascinante.
In A Game of Thrones gli avvenimenti sono narrati dal punto di vista di otto diversi protagonisti. Sono Brandon Stark detto Bran, 7 anni, sua madre Catelyn Tully Stark, Daenerys Targaryen, membro in esilio della precedente dinastia regnante, 13 anni, Eddard Stark detto Ned, padre di Bran e lord di Grande Inverno, Jon Snow, figlio bastardo di Ned, 14 anni, Arya e Sansa Stark, sorelle di Bran rispettivamente di 9 e 11 anni, e Tyrion Lannister, un nano cognato del re Robert Baratheon. Altri punti di vista verranno aggiunti nei successivi volumi.
Questa struttura consente all’autore di mostrare gli avvenimenti sotto diverse prospettive, perché spesso la percezione di un evento è determinata dagli occhi di chi lo sta osservando, e gli consente di creare effetti drammatici sfruttando le mezze verità e le informazioni distorte che possono raggiungere i vari protagonisti. Ma forse il vantaggio maggiore è quello di costruire una maggiore empatia fra il lettore e i vari personaggi perché ciascuno, dentro di sé, trova sempre ottime ragioni per giustificare le azioni che compie. E vedere le ragioni che stanno alla base di determinati avvenimenti può far rivalutare un personaggio in precedenza odiato, come di fatto avviene con l’introduzione di un nuovo punto di vista in A Storm of Swords, terzo romanzo della saga, o gettare nuova luce sugli eventi appena trascorsi.

Bran quindi è il primo protagonista a entrare in scena. È giovane, e la sua mente è ancora piena delle storie raccontategli dalla balia, rese inquietanti dalle malefatte dei Bruti e dalla presenza di creature misteriose. E subito arriva un nuovo contrasto, con la visione di un prigioniero in attesa di condanna che non somiglia minimamente agli esseri della sua immaginazione. Non c’è nessuna figura spaventosa, solo un vecchio tutto pelle e ossa mutilato a causa del gelo.
Le descrizioni sono essenziali, non c’è nulla che possa distrarre il lettore da quanto sta avvenendo, o che possa smorzare l’effetto della scena, intrisa di senso del dovere, di praticità e di una velata malinconia.
Viene menzionato il vessillo degli Stark con il meta-lupo grigio lanciato in corsa attraverso una bianca pianura di ghiaccio, e la stessa impresa araldica della famiglia di Bran parla di freddo e di pericolo. Del resto, anche se molti lettori si sono affrettati a trovare assonanze fra i cognomi Stark e Lannister con York e Lancaster, e a paragonare i conflitti della prima parte della saga con la Guerra delle Due Rose, non bisogna dimenticare che la parola stark significa aspro, austero, forte, crudo, desolato, tutti significati associabili a Eddard Stark o al territorio di cui è lord.
Lo stesso Eddard viene descritto mentre nella sua posa solenne sembra opporsi placidamente ma fermamente al freddo vento del nord, apparendo più vecchio dei suoi trentacinque anni a causa di una sfumatura di cupa durezza che appare nel suo sguardo. Come nota suo figlio, era una persona molto diverse dall’uomo che amava passare le sere accanto al fuoco, parlando con calma dell’Età degli eroi e dei Figli della foresta. Quel giorno, il suo non era il volto del padre, intuì Bran, ma quello di lord Eddard Stark di Grande Inverno.

Un accenno a eventi del passato che potrebbero essere solo leggende ma che potrebbero anche nascondere qualcosa di più, e il contrasto fra le varie sfaccettature che compongono un personaggio. Con poche frasi scarne viene delineata perfettamente l’atmosfera per la scena cupa che sta per seguire. Dovrebbero ricordarlo, coloro che parlano di eccessiva prolissità: Martin ama l’araldica, i caselli e i festini, e a volte abbaglia il lettore con l’opulenza di ciò che rappresenta, ma quando vuole essere incisivo la sua penna è perfettamente affilata e capace di dipingere un quadro completo con solo una manciata di vocaboli. E la differenza di registri di stile è solo un’altra delle ricchezze di questi romanzi.

Vennero poste domande e vennero date risposte, in quel freddo mattino, ma in seguito Bran non riuscì a ricordare molto di quanto era stato detto. Alla fine, suo padre diede un ordine.
Il prigioniero è colpevole e viene giustiziato, ma ciò che interessa allo scrittore è mostrare i sentimenti e le reazioni di Bran. Ciò che non lo riguarda direttamente, o che non si fissa nella sua memoria, non è importante per il racconto, e viene tralasciato. Perciò è più importante l’avviso di Jon di tenere le redini ben strette e di non distogliere lo sguardo, perché il padre avrebbe notato questi dettagli. Come contano la solennità stessa di Jon e la sua premura nei confronti del fratellastro, o il fatto che Theon Greyjoy — ufficialmente protetto di lord Stark, in realtà ostaggio a garanzia della buona condotta del padre — trovi tutto divertente, e manchi completamente di sensibilità e delicatezza. Caratteristiche, queste, che i due personaggi continueranno a mostrare anche in futuro.

Finita l’esecuzione il gruppetto inizia il viaggio di ritorno al maniero di famiglia. Tutta l’escursione è stata funzionale a quella che per Martin è stata la prima scena delle Cronache del ghiaccio e del fuoco: il ritrovamento dei cuccioli di meta-lupo nella neve. Prima di arrivarci, però, ci sono due scambi di battute molto significativi.
Dopo aver ascoltato un dialogo fra Jon e Robb, suo fratello maggiore, Bran chiede al padre se sia «possibile che un uomo che ha paura possa anche essere coraggioso». Eddard ha smesso i panni del giudice, ed è tornato a essere il padre amorevole ed educatore dei figli. Ed essendo ciò che è, un uomo che non si piega a compromessi, che cerca sempre di comportarsi nel modo più onorevole anche nelle circostanze più difficili e che tratta tutti con rispetto ed è pronto a riconoscere i loro meriti risponde «Possibile? Bran, è quella l’unica situazione in cui si fa strada il coraggio.»
Nelle sue parole si percepisce il rispetto per l’uomo che ha appena ucciso, il rimpianto per averlo dovuto fare, ma anche la volontà di far capire al figlio quale sia il modo giusto di comportarsi. Subito dopo Eddard gli chiede se abbia capito perché lui ha eseguito personalmente la sentenza decapitando l’uomo invece di incaricare del compito un boia. La risposta è quanto mai chiarificatrice dei principi che guidano Ned, e fa suonare un campanello d’allarme in vista dei giorni futuri.
«Noi Stark crediamo ancora che chi pronuncia la sentenza debba essere anche colui che cala la spada» afferma. «L’uomo che toglie la vita a un altro uomo ha il dovere di guardarlo negli occhi e di ascoltare le sue ultime parole. Se il giustiziere non riesce ad affrontare questo, allora forse il condannato non merita la morte.»
Parole dure pronunciate da un uomo che non si è mai tirato indietro di fronte al suo dovere, anche se la sua stessa integrità ha finito per spingerlo, tanti anni prima, a fare una promessa che in determinati momenti pesa su di lui come un macigno. Ma ha ragione, come dimostreranno i volumi seguenti, a rimarcare che «un sovrano che si nasconde dietro un boia fa in fretta a dimenticare che cos’è la morte.»

Subito dopo avviene il ritrovamento. Semisepolta dalla neve c’è l’enorme forma scura di una meta-lupa, ritrovata in una zona dove non se ne vedevano da duecento anni. L’animale è morto a causa di qualcosa che le si è conficcato in gola.
L’edizione italiana parla del rostro mutilato di un unicorno, ma nei quattro romanzi scritti da Martin — diventati nove volumi nell’edizione italiana — non si parlerà più di unicorni. In questa semplice frase si cela quello che è probabilmente il più grave errore del traduttore, l’esperto Sergio Altieri.
Nell’edizione originale il corno che ha causato la morte della meta-lupa appartiene a un cervo, non a un unicorno. E come il meta-lupo compare sullo stemma di casa Stark, il cervo compare su quello di Casa Baratheon, alla cui famiglia appartiene l’attuale sovrano, Robert Baratheon.
Si spiega così il fatto che alla vista della punta imbrattata di sangue sui cavalieri della guardia di Eddard scenda il silenzio. I loro sguardi rimasero fissi sul rostro. Nessuno osò aprire bocca. Bran percepì la loro paura, anche se non ne capì la causa.
Bran non comprende l’oscuro presagio che incupisce gli adulti, e alla prima lettura del romanzo il dettaglio può forse passare inosservato, ma qui Martin ha già iniziato a far addensare le sue fosche nubi sui Sette Regni.

Accanto all’animale morto ci sono i suoi cuccioli appena nati. Contrariamente al volere del padre, Robb e Bran decidono di tenerli con loro. Decisivo nell’ottenere il consenso è l’intervento di Jon, che fa notare come si tratti di tre maschi e due femmine, così come lord Stark ha tre figli maschi e due femmine.
«Il meta-lupo è il simbolo della Casa Stark. I tuoi figli erano destinati ad avere questi cuccioli, mio signore» conclude, escludendo sé stesso dal conto in quanto bastardo. Inutile dire che gli animali svilupperanno un legame speciale con i loro padroni, e che in alcuni casi ne determineranno o condivideranno la sorte.
Quando il gruppo è appena ripartito Jon trova un sesto cucciolo, un albino. Un cucciolo i cui occhi erano aperti, vigili, mentre quelli degli altri erano ancora ciechi.
Theon ride, e ironizza sul fatto che l’animale morirà in fretta, ma il giovane è di tutt’altro avviso. «Ti sbagli, Greyjoy.» Jon guardò il protetto del padre con uno sguardo impassibile, raggelante. «Questo appartiene a me.»

Con queste parole si chiude il capitolo, dalla pagina successiva saranno gli occhi di Catelyn ad accompagnare per breve tempo il lettore nei Sette Regni, prima di un nuovo cambio di scena.
Martin ha affermato che il ritrovamento dei cuccioli è stata la prima scena che si è presentata alla sua mente, in modo tanto vivido da impedirgli di ignorarla. In seguito sono arrivate tutte le altre immagini, finché a un certo punto ha dovuto fermarsi per costruire il background del suo mondo e dei personaggi che lo abitano. Ma già in queste poche pagine s’intravede quella profondità che ha reso la saga una delle più amate opere fantasy degli ultimi anni.

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6 risposte a George R.R. Martin e Le cronache del ghiaccio e del fuoco

  1. raf ha detto:

    Certo che avere L’ascesa dell’ombra con dedica di RJ è una gran fortuna. Beata te Martina. Raf

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  2. Quell’autografo ha una storia che parte da lontano. Nel 2003 Robert Jordan è venuto in Italia per il Salone del libro di Torino. Io ho provato a farmi mandare in trasferta a Torino per il salone, ma i miei superiori hanno mandato altre persone che lavoravano in libreria da prima di me. E con parte dei colleghi in trasferta non c’era nessuna possibilità di prendere un giorno di permesso e andare per conto mio. Nel 2004 Fanucci ha deciso di farlo tornare e il rappresentante, che sapeva perfettamente che amo i suoi libri, è venuto a darmi una notizia che io conoscevo già. Infatti la mia risposta è stata “sì, ma io sono a Milano, non a Torino, non c’è modo di farlo venire qui?” Beh, grazie alla mia battuta lui ha parlato con il mio capo, che ha parlato con Sergio Fanucci… alla fine Jordan è venuto anche a Milano. Ad ascoltarlo eravamo una cinquantina di persone, e tutti abbiamo comprato il romanzo, anche perché, per l’occasione, l’editore ce lo aveva spedito una settimana prima rispetto alla data ufficiale di vendita. Lo abbiamo sommerso di domande, e si vedeva che lui si godeva il nostro affetto e che si divertiva a risponderci. Non volevamo più lasciarlo andar via, anche se sapevamo che dopo aveva un altro impegno. è stata una serata bellissima.
    Con lui c’era anche Harriet, e da quel che ho letto in inglese dev’essere una donna molto in gamba e una bella persona, ma all’epoca non sapevo nulla di lei, come penso anche gli altri, e l’abbiamo tutti ignorata.
    Martin invece sono andata a cercarlo a Lucca Comics, e ne è valsa la pena. Di autori fantasy ho incontrato anche Robin Hobb, che ho avuto l’onore di intervistare, e l’italiana Moony Witcher. A giugno però a Milano ci saranno Italcon e Delos Day e qualcun altro verrà. Certo Robert J. Sawyer e Tanya Huff, ma spero che ci sarà anche qualcun altro. E una delle giornate per un’ora anch’io sarò sul palco ad annoiare chi vorrà venirmi a sentire… 😉

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    • raf ha detto:

      …beh se ne avrò la possibilità, il tuo intervento non me lo perderò!!
      Quanto alla storia dell’autografo…peccato non aver saputo che nel 2004 era qui a milano…non sarei mancato!! Sarebbe stato fantastico conoscerlo! Raf

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  3. Io avevo segnalato l’incontro sul forum della Barriera e la notizia era uscita su FantasyMagazine, insieme a tutte le altre date del tour. Però in effetti l’evento era stato pubblicizzato poco, alcune persone mi hanno detto di aver letto per caso un trafiletto sul giornale proprio quella mattina. Sicuramente Robert era abituato a un pubblico molto più numeroso, ma la mia impressione è stata che si sia comunque divertito. Non eravamo in tanti, circa una cinquantina, ma si vedeva che amavamo i suoi romanzi. A fine incontro ho anche fatto un bell’errore presentandomi da lui con un pacco di libri e chiedendogli di adutografarli “for the library…” Va bene che all’epoca il mio inglese era abbastanza scarso, ma almeno quest’errore avrei potuto evitarlo.
    Ho anche una foto ricordo della serata. 🙂
    Se riuscirai a venire alle giornate di giugno ne sarò felice, sarà bello conoscerti di persona.

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  4. francesco ha detto:

    mi sarebbe piaciuto venire a Lucca ad incontrare zio George e e farmi autografare i volumi rilegatati che anch’io ho (prime edizioni) delle mie amatissime Cronache. Purtroppo non ho potuto, ma per fortuna partecipai a suo tempo ad un incontro a Roma, presso la libreria Mondadori di Trevi, con il compianto Robert Jordan e sua moglie …e mi ero portato tutti i suoi libri appresso, compresi i primi tre cartonati pubblicati dalla Mondadori. Eravamo pochi intimi ma loro sono stati gentilissimi, hanno risposto alle nostre domande e autografato tutto ciò che gli porgevamo.

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  5. Purtroppo Robert non lo potrà più incontrare nessuno, e dubito che Harriet tornerà in Italia. Mi piacerebbe un giorno poter incontrare Sanderson, amtro scrittore che ammiro molto e che mi sembra molto disponibile. Mi hanno parlato molto bene di Terry Brooks come persona, disponibilissimo pure lui. Quanto a Martin, speriamo di rivederlo in Italia nel giro di qualche anno. E speriamo che non incontri sul suo cammino altri Nodi di Meereen…

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