Brandon Sanderson: da Mistborn alla Ruota del Tempo

The Mistborn Trilogy

Vin che sfreccia nei cieli, avvolta nel suo nebbiomanto. I pugnali sono sguainati, pronti per ogni evenienza. È questa l’immagine scelta da Tor Books per la copertina dell’intera trilogia di Mistborn appena pubblicata in versione ebook. È chiaro che la casa editrice punta ormai molto su Brandon Sanderson, almeno da quando è stato scelto da Harriet McDougal per completare La Ruota del Tempo dopo la prematura morte di Robert Jordan. E così ecco grandi artisti che illustrano le sue opere, e una promozione pubblicitaria inimmaginabile fino a qualche anno fa. Il primo è stato Michael Whelan, autore della bellissima immagine di copertina per The Way of Kings, romanzo iniziale della monumentale saga The Stormlight Archive, prevista in dieci volumi. Ora è la volta di Sam Weber per un’illustrazione difficile, che da sola deve condensare in sé tre romanzi. Due di queste storie sono già arrivate in Italia con i titoli Mistborn. L’ultimo impero e Mistborn. Il pozzo dell’ascensione, il terzo è previsto per il prossimo mese di aprile e dovrebbe intitolarsi Mistborn. Il campione delle ere. Intanto meno di un mese fa nelle nostre librerie è arrivato Presagi di tempesta, dodicesimo romanzo della Ruota del Tempo, e il lavoro svolto dal giovane scrittore si è rivelato ottimo. Vediamo di conoscere meglio l’autore e le sue opere.

The Way of Kings

Nato a Lincoln, nel Nebraska, nel 1975, Brandon Sanderson ha scoperto la Ruota del Tempo a 15 anni. La lettura dei romanzi di Jordan è stata un’esperienza folgorante.
Ancora adesso Brandon dichiara di sentirsi indebitato con lo scrittore di Charleston, perché gli ha fatto capire cosa significhi avere una visione completa di un mondo immaginario e uno scopo che guidi i personaggi e il loro creatore. Gli ha mostrato cosa la fantasy poteva realizzare, e il suo successo ha consentito a molti giovani autori, compreso lui, di veder pubblicati i loro sogni.
Al momento della scelta di Sanderson come autore dell’ultima parte della Ruota del Tempo, nell’autunno del 2007, lo scrittore aveva pubblicato cinque romanzi. Il primo, Elantris, uscito nel 2005, è stato indicato dal sito dell’editore Barnes and Noble come la miglior opera di fantasy e fantascienza dell’anno, e i diritti per la sua traduzione sono stati acquistati da 14 paesi.
Mistborn. L’ultimo impero è del 2006, Il pozzo dell’ascensione è del 2007 e Il campione delle Ere del 2008. Attualmente lo scrittore, abituato a lavorare contemporaneamente su più progetti, è impegnato nella realizzazione di un sequel alla sua trilogia originaria intitolato Mistborn: The Alloy of Law.
Del 2007 è anche Alcatraz Versus the Evil Librarians, un romanzo per adolescenti dall’atmosfera completamente diversa. L’autore voleva staccarsi un po’ dalle atmosfere cupe della trilogia di Mistborn, e si è dedicato a questo romanzo umoristico che dalla critica è stato accostato alle opere di Terry Pratchett o a Una serie di sfortunati eventi firmata da Lemony Snicket. A questa storia sono seguiti Alcatraz Versus the Scrivener’s Bones nel 2008, Acatraz Versus the Knights of Chrystallia nel 2009 e Alcatraz Versus the Shattered Lens nel 2010.
Nel 2009 Tor ha pubblicato anche un suo romanzo totalmente autonomo intitolato Warbreaker, malgrado il fatto che una versione molto simile fosse già stata pubblicata sul proprio sito dall’autore in modo del tutto gratuito.
Lo scorso anno Sanderson ha inaugurato con The Way of Kings lo Stormlight Archive. Il secondo volume, la cui data di pubblicazione non è ancora nota, è provvisoriamente intitolato The Highprince of War.
In mezzo a tutte queste opere si è inserito il lavoro per La Ruota del Tempo, con due romanzi già pubblicati e il terzo previsto per il 2012.
Questa la loro storia.

Presagi di tempesta

La strada che ha portato alla nascita di Presagi di tempesta è iniziata parecchi anni fa, ed è stata scandita da alcune tappe molto significative, spesso anche dolorose.
30 maggio 2005: Robert Jordan ha un malore mentre sta attraversando un parcheggio. Poiché si sente sul punto di svenire si siede aspettando che passi.
6 giugno: l’episodio si ripete, ma con l’aggiunta di un breve periodo di perdita della vista. Jordan ha stimato che la sua cecità sia durata fra i tre e i cinque secondi. Troppo, nel caso in cui si fosse trovato al volante, e così da quel giorno smette di guidare.
11 ottobre: arriva nelle librerie americane La lama dei sogni, undicesimo romanzo della saga, che si rivelerà uno dei più apprezzati.
Dicembre 2005: sette mesi dopo i primi sintomi Jordan riceve la prima diagnosi. Si tratta di amiloidosi, una malattia rara che può manifestarsi sotto molte forme diverse. Quella contratta da Jordan è di tipo cardiaco, una delle forme più gravi.
Gennaio 2006: la diagnosi viene confermata.
Marzo: in un’intervista al mensile Locus Jordan rivela la sua malattia. La notizia viene pubblicata subito nella versione on-line, e il 24 marzo lo scrittore pubblica sul suo blog il primo messaggio in cui parla della salute, della terapia che intende seguire e dei suoi progetti futuri. Malgrado l’argomento, il tono è ottimistico.
In ogni messaggio che scriverà nel successivo anno e mezzo Robert si dimostrerà ottimista e pronto a incoraggiare chiunque gli parlerà dei suoi propri problemi. Intanto, fra una sessione di chemioterapia e l’altra, scrive. Capitoli portati fino alla versione definitiva, appunti, abbozzi di quel che dovrà accadere perché la storia abbia quella conclusione che merita e che lui aveva immaginato tanti anni prima. E quando non riesce a scrivere parla, raccontando alla moglie Harriet McDougal e al cugino Wilson Groom alcuni episodi significativi. Racconti che vengono debitamente registrati dai due.
Il tutto procede fino al 16 settembre 2007. Quel giorno il suo cuore cede, e la sua scomparsa tocca il cuore di milioni di fan.

Rand, Egwene, Mat, Perrin, Nynaeve e tutti gli altri protagonisti però sono vivi, e Harriet sa che non può lasciarsi sommergere dal dolore. Il suo compito è quello di rispettare le ultime volontà del marito, e fare sì che la storia abbia la sua degna conclusione.
Nei primi giorni legge solo commemorazioni, ma mentre cerca conforto alla sua perdita una parte di lei non può dimenticare il suo ruolo di editor alla Tor Books. Così, quando un amico le mostra un’eulogia scritta da Sanderson, un giovane autore che pubblica per la sua stessa casa editrice, lei ne rimane molto colpita e decide di leggere Mistborn. Il pozzo dell’ascensione. Il romanzo le piace al punto da spingerla a contattare il suo autore.
Dicembre 2007: in un comunicato ufficiale Tor Books annuncia che A Memory of Light, dodicesimo e ultimo volume della saga, sarà ultimato da Brandon Sanderson.
30 marzo 2009: in un nuovo annuncio Tor Books comunica che, viste le dimensioni dell’opera in corso di scrittura, A Memory of Light sarà suddiviso in tre diversi volumi.
27 ottobre 2009: The Gathering Storm, primo volume della trilogia conclusiva e dodicesimo della saga, viene pubblicato in lingua originale e balza immediatamente al primo posto della classifica dei bestsellers del New York Times.
Dallo scorso 2 novembre è possibile leggere in inglese Towers of Midnight, tredicesimo e penultimo tomo, mentre A Memory of Light, con il quale la storia si concluderà oltre 20 anni dopo il suo inizio, è indicativamente previsto in originale per la primavera del 2012.

Mistborn l'ultimo impero

Nella serie di Mistborn l’autore ha voluto ribaltare i canoni della fantasy. Le storie in cui un giovane eroe “suo malgrado” che finisce con lo scontrarsi con il Signore del Male e vincere non si contano più. La sua idea, quindi, è stata di domandarsi cosa sarebbe accaduto se invece a vincere fosse stato il Male.
Centinaia di anni dopo la sconfitta dell’eroe, con il mondo governato con mano d’acciaio da questa figura malvagia, la cenere che cade dal cielo in lande desolate e la nebbia che rende l’atmosfera ancor più inquietante, un gruppo di ladri decide che le antiche profezie erano tutte bugie, e che non possono aspettarsi alcun eroe che giunga a salvarli. Perciò decidono di agire per conto loro per cambiare la situazione.

La recensione di L’ultimo impero:

Tradotto probabilmente soprattutto in virtù dell’improvvisa e imprevedibile fama ottenuta dal suo autore per una storia che deve ancora essere completata, quella della Ruota del Tempo, Mistborn. L’ultimo impero sta in piedi benissimo da solo. Molti dei suoi lettori lo compreranno solo per iniziare a conoscere la sua prosa, in attesa di poter leggere quelle storie che stanno davvero aspettando, ma considerare il volume qualcosa d’interessante solo per i fan di Jordan sarebbe fargli un torto enorme. Anche se non si può non pensare a Jordan quando si leggono frasi come “Le profezie di Terris dicono che io avrò il potere di salvare il mondo..
D’altra parte lasciano intendere che avrò anche il potere di distruggerlo.”
Un campione riluttante, che teme che le sue azioni possano essere più positive che negative, e che sembra destinato ad affrontare il Male per la salvezza dell’umanità. Come non pensare a Rand? Eppure bisogna staccarsi da lui per gustare appieno il romanzo di Brandon.
Le premesse, ambientate in un passato lontano ormai un millennio, sono quelle di tanta fantasy epica. Solo che l’eroe delle profezie ha fallito, e il mondo è dominato dall’Oscuro Signore.
In un mondo senza speranza la cenere cade dal cielo e ogni notte si alzano le nebbie, nelle quali vivono orribili mostri. Gli skaa, gli esseri umani, vivono in condizioni disumane, sfruttati e maltrattati da un pugno di nobili, i discendenti dei primi sostenitori del divino lord Reggente.
A marcare la differenza fra i due ceti, oltre alle condizioni di vita, c’è l’allomanzia, una capacità concessa dal lord Reggente stesso solo a chi ha sangue nobile nelle vene.
Uno dei punti di forza del romanzo è proprio l’allomanzia, un sistema magico assolutamente originale ma anche coerente e convincente. Gli allomanti, suddivisi in Misting capaci di bruciare — il termine tecnico per far funzionare — un solo metallo, e Mistborn, capaci di bruciarne otto e quindi enormemente più potenti, possono compiere azioni per altri impensabili. Influenzare le emozioni, spostare oggetti metallici (o sé stessi, se il proprio corpo è più leggero dell’oggetto scelto da usare come ancora), percepire altri allomanti o nascondersi, accrescere i propri attributi fisici quali forza e resistenza o i sensi quali vista e udito.
Tutte queste capacità sono sfruttate, a volte anche in modi sorprendenti, all’interno della storia. E quando sembra di aver esplorato tutte le possibilità di questo sistema magico, ecco che Sanderson ne mostra nuove sfumature.
Ma la magia non sarebbe nulla senza le persone, come ben sa il suo autore. Per sua stessa ammissione nella prima versione di Mistborn la magia — in questo caso l’allomanzia — e le scene d’azione erano spettacolari, ma il protagonista non riusciva ad affascinare i lettori e la storia non sembrava portare da nessuna parte. Questo almeno finché non l’ha trasformata radicalmente, donando al suo potentissimo assassino uno scopo più importante del cercare di nascondersi nel piccolo villaggio nel quale era rimasto intrappolato.
E così ecco il già citato ribaltamento della tradizionale struttura fantasy nella lotta fra il Bene e il Male con la vittoria dell’Oscurità in un lontano passato per rinforzare la trama, e Kelsier che si fa un po’ da parte per lasciare spazio a Vin.
Invece delle vicende di un personaggio dalle incredibili capacità ecco che seguiamo quelle di una giovane ladruncola segnata dalla vita di strada che ha condotto fino al momento in cui ha conosciuto il carismatico leader di un gruppo di fuorilegge molto speciali. Tanto diffidente da aver paura di permettere che qualcuno le si avvicini e quasi priva della capacità di sperare, la ragazza si troverà catapultata in un mondo nuovo nel quale dovrà imparare ben più che alcune nuove abilità fisiche, perché gli eventi più importanti sono quelli che toccano il cuore e la mente. E in alcuni casi non sarà la sola a dover riconsiderare i propri pregiudizi.
L’obiettivo del gruppo scelto da Kelsier è molto più che ambizioso, è tanto audace da sembrare folle: il rovesciamento dell’Ultimo Impero. I suoi eterogenei compagni, ciascuno dotato di un potere diverso dall’altro ma tutti necessari per compiere la loro imprevedibile impresa, sono persone reali e coinvolgenti con il loro carico di preoccupazioni, ricordi spiacevoli e cicatrici varie.
Diffidenti o rassicuranti, irriverenti o metodici, tutti hanno qualcosa da nascondere per proteggerla o per trarne la forza per andare avanti, ma sono sempre pronti ad adattarsi al mutare delle circostanze e a portare avanti il loro piano, anche fino alle estreme conseguenze.
Lunghe pianificazioni e travolgenti scene d’azione, un pericolo fortissimo e sempre incombente e un’atmosfera cupa e oppressiva, personaggi tormentati o capaci di svelare improvvisamente un lato nascosto del loro carattere, la necessità della speranza e il bisogno d’amore e di fiducia, vicende sentimentali, problemi religiosi e intrighi politici, una magia originale e sorprendente e uno stile chiaro e scorrevole, che rende vive le fasi più concitate e mantiene alto l’interesse anche in quelle più lente: non manca proprio nulla per rendere questo romanzo una lettura fuori dal comune.
Nemmeno il finale: malgrado questo sia il primo volume di una trilogia la trama principale ha una sua valida conclusione. Non tutte le domande trovano una risposta, e c’è un ampio spazio di manovra nel quale possono agevolmente inserirsi i due seguiti già realizzati dall’autore, ma per il lettore il ritorno nella terra dei Mistborn si prefigura più come un nuovo viaggio in un bellissimo mondo che come un doveroso impegno necessario a conoscere la fine della storia.

Mistborn il pozzo dell'ascensione

La recensione di Mistborn. Il pozzo dell’ascensione:

Il secondo episodio di una trilogia è per sua stessa natura il più difficile da scrivere, e quello che più difficilmente è in grado di stare in piedi da solo. Non c’è più la scoperta di un nuovo mondo sconosciuto capace di affascinare il lettore per le sue peculiarità, ma non c’è nemmeno la conclusione della vicenda, con il climax finale che porta a risolvere se non tutti almeno gran parte dei problemi affrontati dai protagonisti.
Malgrado questo, Sanderson riesce a scrivere un libro solido e dotato di una trama estremamente articolata. Il pozzo dell’Ascensione si basa sì su quanto avvenuto nel precedente Mistborn. L’ultimo impero, ma non è un mero prolungarsi di ciò che era già stato narrato. E se nelle vecchie favole la conclusione dopo la vittoria dei buoni è che “vissero insieme felici e contenti” nella vita reale, ma anche nelle migliori storie, i problemi continuano a esistere, e vanno affrontati prima che diventino troppo grandi. Così, sconfiggere il lord Reggente non è stato sufficiente a portare pace e giustizia nelle varie dominazioni ed essere innamorati non basta a risolvere tutti i problemi di una coppia.
Intrighi politici, problemi sentimentali, duelli allomantici spettacolari, spie nascoste e personaggi che non sono ciò che sembrano, misteri che tornano dal passato e un’inquietante pulsazione che solo un personaggio può percepire, pur senza comprenderla, non manca proprio nulla per rendere il volume avvincente e affascinante.
La prima parte ha un ritmo abbastanza lento, ravvivato qua e là da qualche duello ma caratterizzata soprattutto dalla pianificazione. Gli elementi messi in campo da Sanderson sono tanti e per collocare ciascuno di essi al punto giusto sono necessari tempo e pagine, anche perché in ballo c’è ben più di quanto Elend e il suo gruppo sospettino in un primo momento. Su tutto aleggiano le parole del vecchio Rashek, quando al termine del primo romanzo aveva affermato che con la sua uccisione i rivoltosi si erano condannati da soli. Perché nelle nebbie si nasconde una verità ancora sconosciuta ma terrificante, capace di spiegare i molti misteri che attraversano queste pagine grazie al susseguirsi di svolte imprevedibili e di episodi mozzafiato che animano gli ultimi capitoli e proiettano Vin e i suoi amici verso Il campione delle Ere, per una conclusione della vicenda che si annuncia spettacolare.

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