Il Giorno della Memoria. Marco Paolini, i diari dei deportati e la narrativa

Oggi è il Giorno della Memoria. La ricorrenza è stata ufficialmente inserita nel nostro calendario il 20 luglio 2000 con un’apposita legge “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti“.
La legge è composta da due articoli:

Art. 1.
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati
.

Art. 2.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere
.”

Sono molte le manifestazioni legate a questo Giorno. Ieri sera La 7 ha trasmesso un bellissimo spettacolo teatrale di Marco Paolini, l’attore bellunese diventato famoso per il suo Vajont. 9 ottobre 1963. Vite indegne di essere vissute è, come spesso con Paolini, un pugno nello stomaco, ma anche una straordinaria lezione sul nostro passato, perché ciò che è avvenuto non venga mai dimenticato e possa rimanere solo passato. Il futuro è nostro, se la memoria non scompare, e deve essere diverso dagli errori più tragici che l’umanità ha compiuto.
Al di là dello spettacolo, che spero in futuro di poter trovare in vendita sotto forma di dvd, come già avviene per tante altre opere di Paolini, segnalo una serie di titoli legati a questo giorno. Sono solo una manciata nel mezzo del mare delle cose che si possono leggere, un suggerimento per approfondire la nostra conoscenza di quanto è avvenuto. Fra questi titoli ci sono anche veri e propri romanzi, perché spesso anche la fantasia si aggancia alla realtà e trova nuovi modi per mostrarci cose che conosciamo o che dovremmo conoscere.

Anne Frank, Diario, Einaudi, 12,50 €.
La quarta di copertina:
Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. “Vedo noi otto nell’alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia”, ha il coraggio di scrivere Anne. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell’esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subì tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un’immagine nuova: quella di una ragazza vera e viva, ironica, passionale, irriverente, animata da un’allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni. Questa edizione, a cura di Frediano Sessi – ora arricchita di una nuova prefazione di Eraldo Affinati – offre anche una ricostruzione degli ultimi mesi della vita di Anne e della sorella Margot, sulla base di testimonianze e documenti raccolti in questi anni.

Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, 10,50 €.
La poesia posta all’inizio del diario:
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
La quarta di copertina:
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo” nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei “Saggi” e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

Primo Levi, La tregua, Einaudi, 10,00 €.
La quarta di copertina:
“La tregua”, seguito di “Se questo è un uomo”, è considerato da molti il capolavoro di Levi: diario del viaggio verso la libertà dopo l’internamento nel Lager nazista, questo libro, più che una semplice rievocazione biografica, è uno straordinario romanzo picaresco. L’avventura movimentata e struggente tra le rovine dell’Europa liberata – da Auschwitz attraverso la Russia, la Romania, l’Ungheria, l’Austria fino a Torino – si snoda in un itinerario tortuoso, punteggiato di incontri con persone appartenenti a civiltà sconosciute, e vittime della stessa guerra. L’epopea di un’umanità ritrovata dopo il limite estremo dell’orrore e della miseria.

Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, 10,50 €.
La quarta di copertina:
Ouali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Ouali rapporti si creano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la “zona grigia” della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibile capire dall’interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibile ribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di una esperienza estrema? Le risposte dell’autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versi più importante libro sui Lager nazisti. Un saggio per capire il Novecento e ricostruire un’antropologia dell’uomo contemporaneo.

La notte di Elie Wiesel

Elie Wiesel, La notte, Giuntina, 10,00 €.
La quarta di copertina:
“Ciò che affermo è che questa testimonianza, che viene dopo tante altre e che descrive un abominio del quale potremmo credere che nulla ci è ormai sconosciuto, è tuttavia differente, singolare, unica. (…) Il ragazzo che ci racconta qui la sua storia era un eletto di Dio. Non viveva dal risveglio della sua coscienza che per Dio, nutrito di Talmud, desideroso di essere iniziato alla Cabala, consacrato all’Eterno. Abbiamo mai pensato a questa conseguenza di un orrore meno visibile, meno impressionante di altri abomini, ma tuttavia la peggiore di tutte per noi che possediamo la fede: la morte di Dio in quell’anima di bambino che scopre tutto a un tratto il male assoluto?” (dalla Prefazione di F. Mauriac)

Liana Millu, Il fumo di Birkenau, Giuntina, 14,00 €.
La quarta di copertina:
“‘Il fumo di Birkenau’ di Liana Millu è fra le più intense testimonianze europee sul Lager femminile di Auschwitz-Birkenau: certamente la più toccante fra le testimonianze italiane. Consta di sei racconti, che tutti si snodano intorno agli aspetti più specificamente femminili della vita minimale e disperata delle prigioniere. La loro condizione era assai peggiore di quella degli uomini, e ciò per vari motivi: la minore resistenza fisica di fronte a lavori più pesanti e umilianti di quelli inflitti agli uomini; il tormento degli affetti familiari; la presenza ossessiva dei crematori, le cui ciminiere, situate nel bel mezzo del campo femminile, non eludibili, non negabili, corrompono col loro fumo empio i giorni e le notti, i momenti di tregua e di illusione, i sogni e le timide speranze.” (Dalla prefazione di Primo Levi)

Imre Kertész, Essere senza destino, Feltrinelli, 8,00 €.
La quarta di copertina:
Gyurka non ha ancora compiuto quindici anni, quando una sera deve salutare il padre costretto a partire per l’Arbeitsdienst. Alla domanda perché agli ebrei venga riservato un simile trattamento, il ragazzo rifiuta di condividere la risposta religiosa, “questo è il volere di Dio”. Perché dovrebbe esserci un senso in tutto questo? Poco dopo Gyurka viene arruolato al lavoro forzato presso la Shell, e da lì, un giorno, senza spiegazione, viene costretto a partire per la Germania. La voglia di crescere, di vedere e imparare, l’impulso vitale di questo ragazzo sono così marcati e prorompenti, che la sua “ratio” trova sempre una buona ragione perché le cose avvengano proprio in quel modo e non in un altro.

Enrico Deaglio, La banalità del bene, Feltrinelli, 6,50 €.
La quarta di copertina:
Budapest, inverno 1944. Sono mesi in cui i nazisti ungheresi deportano e sterminano centinaia di migliaia di ebrei. In questa città il commerciante padovano Giorgio Perlasca si ritrova ricercato dai tedeschi per frode commerciale. Vaga per Budapest e trova rifugio e un passaporto presso la legazione della Spagna. Improvvisamente il console abbandona il paese e Perlasca riesce a farsi accreditare come nuovo console di Spagna. Per cento giorni questo sconosciuto italiano si dimostrerà un organizzatore eccezionale e riuscirà a salvare dalla morte cinquemila ebrei di Budapest.

Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli, 9,50 €.
La quarta di copertina:
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L’autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il “New Yorker”, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.

Art Spiegelman, Maus, Einaudi, 20,00 €.
La quarta di copertina:
La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all’Olocausto, una madre che non c’è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.

Katherine Kressman Taylor, Destinatario sconosciuto, Rizzoli, 4,90 €.
Romanzo epistolare brevissimo, si legge in poco tempo. Le sensazioni che trasmette, però, sono di quelle destinate a durare.
Inquieta anche il fatto che il libro sia stato pubblicato per la prima volta nel 1938, cioè ben prima che l’orrore dei campi di concentramento venisse scoperto. Qui non ci sono Campi, ma mostra come per chi aveva voglia di guardare fosse evidente che in Germania c’era qualcosa che non andava.
La quarta di copertina:
Un piccolo libro che, una pagina dopo l’altra, una lettera dopo l’altra, racconta un’amicizia tra due uomini: un’amicizia che, per il luogo e il tempo del suo intrecciarsi, si trasforma in odio e precipita verso un’orribile vendetta. Martin Shulse è tedesco; Max Eisenstein è un ebreo americano; lo scenario è quello della Germania degli anni Trenta. Martin ha deciso di tornare nel suo Paese, dove trova un uomo nuovo: si chiama Adolf Hitler. Comincia a scriverne all’amico, prima con tiepida curiosità, poi con sempre più caldo fervore, fino a quando l’amicizia con un ebreo comincia a diventare un disonore e un pericolo. E quello che scrive al vecchio amico inizia a non essere più il Martin Shulse che era partito dall’America, ma un uomo completamente diverso. Un tedesco che aderisce alla discriminazione razziale e all’ideologia hitleriana al punto di cominciare tutte le sue lettere con il saluto nazista. Così, nel giro di soli due anni, mutano irreversibilmente due animi e due destini. Il Simona Vinci descrive con drammatica precisione il cuore del romanzo della Kressmann Taylor: “L’emblematica piccola storia di due amici che di colpo si ritrovano separati dalla Storia. Quella grande. Quella che come una bufera, quando comincia a soffiare, travolge paesi e città, scardina finestre, piazze, strade e vite umane. E lascia dietro di sé solo brandelli, proprio come pezzi di carta e buste strappate.”

Le variazioni Reinach

Filippo Tuena, Le variazioni Reinach, Rizzoli, 17,50 €.
Romanzo molto particolare, che segue le vicende di Filippo Tuena, lo scrittore, e di Léon Reinach, morto in un campo di concentramento. Tuena indaga sulla vita dello scomparso e sul significato della vita e della morte, mentre le sue parole ricostruiscono un mondo scomparso che non si rende contro di essere diretto inesorabilmente verso il baratro. Poetico, struggente, intensissimo.
La quarta di copertina:
Parigi, una domenica di marzo. L’autore passeggia per i corridoi di un museo quando, all’improvviso, vede una mano posarsi sui mobili ancora perfettamente conservati. È quella di Béatrice Reinach che torna a rivivere tra le mura della villa in cui è cresciuta. Preme perché l’autore racconti la sua storia e quella della sua famiglia, dagli splendori di inizio Novecento alla tragedia dei campi di concentramento dove trovò la morte con il marito Léon e i due figli Fanny e Bertrand. Tuena trae spunto da questo incontro immaginario per portarci nella bellissima Parigi di inizio secolo e raccontarci i fasti e le miserie dei personaggi che l’hanno resa grande.

Clara Sanchez, Il profumo delle foglie di limone, Garzanti, 18,60 €.
La quarta di copertina:
Spagna, Costa Blanca. Il sole è ancora molto caldo nonostante sia già settembre inoltrato. Per le strade non c’è nessuno, e l’aria è pervasa da un intenso profumo di limoni che arriva fino al mare. È qui che Sandra, trentenne in crisi, ha cercato rifugio: non ha un lavoro, è in rotta con i genitori, è incinta di un uomo che non è sicura di amare. È confusa e si sente sola, ed è alla disperata ricerca di una bussola per la sua vita. Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili: si tratta di Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti. Sono come i nonni che non ha mai avuto. Momento dopo momento, le regalano una tenera amicizia, le presentano persone affascinanti, come Alberto, e la accolgo nella grande villa circondata da splendidi fiori. Un paradiso. Ma in realtà si tratta dell’inferno. Perché Fredrik e Karin sono criminali nazisti. Si sono distinti per la loro ferocia e ora, dietro il loro sguardo pacifico, covano il sogno di ricominciare. Lo sa bene Julian, scampato al campo di concentramento di Mathausen, che da giorni segue i loro movimenti passo dopo passo. Ora, forse, può smascherarli e Sandra è l’unica in grado di aiutarlo. Non è facile convincerla della verità. Eppure, dopo un primo momento di incredulità, la donna comincia a guardarli con occhi diversi. Adesso Sandra l’ha capito: lei e il suo piccolo rischiano molto. Ma non importa. Perché tutti devono sapere. Perché ciò che è successo non cada nell’oblio.

Un estratto: http://www.garzantilibri.it/InvitoIBSSanchez.pdf.

La svastica sul solePhilip K. Dick, La svastica sul sole, Fanucci, 12,90 €.

La quarta di copertina:
Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i Nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, mentre gli sconfitti sono protagonisti di piccoli e grandi eventi. E l’intera situazione è orchestrata da due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato sconfitto dagli Alleati…

Robert Harris, Fatherland, Mondadori, 9,50 €.
La quarta di copertina:
E se Hitler avesse vinto la guerra? Robert Harris ipotizza un diverso andamento degli eventi storici in un fantathriller improntato su un’indagine per un delitto eccellente nella Berlino capitale dell’impero nazista.

Philip Roth, Il complotto contro l’America, Einaudi, 13,50 €.
La mia recensione:
L’ipotesi che la Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto svolgersi in un modo molto diverso da quello narrato dai libri di storia ha affascinato parecchi scrittori in questi ultimi decenni. Come sarebbe stata la realtà di oggi se il nostro passato non fosse stato quello che conosciamo? A questo interrogativo avevano già risposto, fra gli altri, Dick, con il suo consueto stile visionario, Richard Harris, con un thriller dai risvolti inquietanti, e Turtledove, con il suo recente, bellissimo, “In presenza del nemico”. Adesso Roth ripropone questo stesso tema attraverso gli occhi, ormai adulti, di un bambino, voce narrante ne “Il complotto contro l’America” e vero e proprio alter-ego dello scrittore. Il giovane Phil assiste impotente alla graduale trasformazione dell’eroe dei cieli Lindbergh in una minaccia per la sua famiglia e per il mondo in cui vive. L’Aquila solitaria, infatti, riesce a sconfiggere alle elezioni presidenziali del 1940 Franklin Delano Roosvelt garantendo al Paese che nessun americano sarebbe morto nella nuova guerra divampata in Europa. Questa politica di non-intervento, unita alle sue idee filonaziste, guadagna al presidente l’immediata avversione dei genitori di Philip e di quasi tutta la comunità ebraica. L’eccezione, drammatica, si trova all’interno della stessa famiglia del protagonista: la sorella della madre, infatti, vede nei cambiamenti apportati da Lindbergh una grande opportunità per il suo popolo, causando involontariamente una spaccatura all’interno del piccolo nucleo familiare. Movendosi sul difficile filo di ciò che sarebbe potuto accadere, Roth costruisce un romanzo affascinante, nel quale piccoli eventi quotidiani vengono trasfigurati dall’immaginazione di un bambino e dominato da una paura incombente per qualcosa che esita a rivelarsi ma rifiuta di scomparire. L’unica pecca, a mio avviso, è riscontrabile nel linguaggio: periodi troppo lunghi a volte rendono la narrazione poco scorrevole e di difficile lettura.

Un mio articolo sul Giorno della memoria e sulla fantasy si trova qui: http://www.fantasymagazine.it/approfondimenti/11701/27-gennaio-il-giorno-della-memoria/

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