Buone feste

Natale è passato, per fortuna. Per i negozi è un bene veder aumentare le vendite, ma chi ci lavora dentro ne vede di tutti i colori, e ne viene fuori fisicamente (e a volte anche psicologicamente) distrutto.

Onestamente non pensavo che le persone fossero scese così in basso nel delegare agli altri l’uso del cervello, ma a quanto pare chi sono cose che vanno oltre ogni umana immaginazione. Come la signora che mi ha chiesto come funzionava una comunissima paperella da bagno per bambini. Come voleva che funzionasse? Nell’acqua galleggia, su un mobile sta in piedi (per modo di dire, visto che non ha i piedi) e il bimbo può prenderla, toccala, spingerla, morderla se questo è ciò che gli passa per la mente, tanto la papera non protesta.

Non ho ancora fatto a tutti gli auguri di buone feste, lo faccio ora con un episodio rigorosamente vero riferitomi dalla mia collega Daniela.

Cliente: “scusi, dove trovo i gialli?”

Mio collega: “laggiù in quello scaffale, in ordine alfabetico d’autore”

Poco dopo la cliente torna dal collega e gli dice: “come mai non trovo tra i GIALLI i PROMESSI SPOSI?!”

 

Edit: ho aggiunto qualche episodio realmente accaduto nei commenti sottostanti.

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3 risposte a Buone feste

    • Chi ha a che fare con le persone vede (e sente) di tutto, non è perché io lavoro in una libreria che parlo solo con gente con una certa cultura. Ci sono studenti che leggono solo se obbligati dagli insegnanti, ma anche adulti che non sanno nemmeno cosa sia un libro. Gente che si siede sui libri, o che appiccica gomme da masticare sulle copertine (giuro, se mai mi capita di vedere uno che lo fa gli tiro fra i denti il libro che ha appena rovinato) o che posa su tutta una fila di libri l’ombrello bagnato. C’è chi chiede “I pilastri della terra” di Stephen King quando si tratta del romanzo più famoso di Ken Follett o chi, nel momento in cui tutti i comici di Zelig scrivevano un libro mi chiedeva con insistenza “Il marito è catartico”, e negava con forza che il libro potesse intitolarsi “Il momento è catartico”, almeno finché non siamo arrivati in reparto e gli ho consegnato il libro (non che abbia ammesso l’errore, lo ha preso e basta), o chi, anni fa, dopo aver guardato un Gran Premio di Formula 1, chiedeva “Seta” di Barrichello invece che di Baricco (Barrichello, ricordo per chi non è interessato all’automobilismo, è stato un pilota della Ferrari). C’è stato anche un padre che mi ha chiesto “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati e, ripetendo la richiesta del figlio, mi ha chiesto che fosse il più corto possibile. La richiesta del libro corto è una cosa a cui siamo abituati, ma di solito avviene quando c’è una lista di libri, non un libro unico e per di più di autore italiano, quindi non c’è possibilità di traduzione diversa che possa rendere il libro un po’ più lungo o un po’ più corto. In quell’occasione non ho proprio resistito: ho detto al padre che l’unico modo per rendere il libro un po’ più corto era strappare un po’ di pagine, ma che non credevo che l’insegnante sarebbe stato d’accordo.

  1. M.T. scrive:

    Credo a quello che racconti: ho toccato con mano -.-
    Nell’edicola di un centro commerciale, mentre parlavo con il proprietario, arriva un uomo che chiede dove poteva trovare il libro Gomorra.
    “In libreria” ha risposto il proprietario, guardando poi me mentre l’altro si allontanava e borbottando “Ma cosa lo compra a fare che saprà a malapena leggere…”
    Essendo stato testimone, non ho quasi potuto dargli torto.

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